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SCUOLA/ Aprea: il Regolamento formazione docenti? Vi spiego come va migliorato

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La Commissione cultura della Camera ha espresso il parere sul nuovo Regolamento per la formazione dei docenti. Ilsussidiario.net ne ha parlato con la presidente on. Valentina Aprea, in questa intervista che tocca i punti cardine del Regolamento e i problemi che restano aperti, come quello dei 208mila docenti privi di abilitazione che da due anni sono nella scuola.

 

Onorevole Aprea, la Commissione ha espresso parere favorevole sul Regolamento riguardante la formazione iniziale dei docenti. Quali sono i punti salienti?

 

Le novità che riguardano il provvedimento sono tante, soprattutto rispetto alle vecchie scuole di specializzazione (SSIS, Scuole di specializzazione all’insegnamento secondario, ndr). Mentre prima la formazione dell’insegnante era basata sul conseguimento di una laurea generalista e poi sulla frequenza della Scuola di specializzazione, ora si colloca subito nel quadro di una formazione professionale fortemente orientata e caratterizzata.

 

In che modo?

 

La professionalità docente viene costruita fin dal percorso accademico con formula 3+2. Ora però, rispetto alla precedente formazione specialistica, è molto più centrata sulle competenze disciplinari legate alla didattica che non a una formazione di tipo psicopedagogico com’era prima, che prescindeva però dalle discipline attinenti l’insegnamento.

 

Fin dall’università, insomma, si studia come insegnare.

 

Sì, perché dopo la laurea triennale c’è un approfondimento della didattica disciplinare e delle materie connesse alla funzione docente, con annessi crediti in ambito psicopedagogico e sociologico. La formazione viene offerta oggi nel quadro delle facoltà esistenti, e domani in quello predisposto dalla riforma universitaria.

 

La commissione ha messo mano al disegno arrivato dal governo?

 

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COMMENTI
03/06/2010 - La direzione per migliorare la professionalità (enrico maranzana)

"Fin dall’università si studia come insegnare" é scelta condivisibile sul versante dell'aspirante docente e che riguarda la struttura formativa. Ma non è questo il nodo critico: il dibattito in corso su questo giornale, che contrappone competenze e conoscenze, evidenzia l'enorme confusione che regna nel mondo della scuola. I docenti universitari non hanno esperienze significative relative sia alla scuola primaria, sia a quella secondaria: progettualità, unitarietà e interdipendenza degli insegnamenti, visione sistemica sono caratteri assenti negli atenei. E' Conseguentemente prioritario riempire di contenuti la nuova organizzazione: a tal fine è necessario vincolare l'attività formativa al dettato della legge 53/2003 che, all’art. 2 a), stabilisce che il sistema formativo di istruzione deve "promuovere l’apprendimento.. e assicurare a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità". Ma questa via è sbarrata [anche] dal breve glossario allegato alle linee guida per i tecnici e i processionali la cui definizione di apprendimento (che la scuola deve erogare) è figlia di disorientamento e di incompetenza.