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SCUOLA/ Israel: il nuovo Regolamento ha le carte giuste per mandare in soffitta i gattopardi

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Tale apprezzamento - che è certamente un argomento per considerare questa scelta come uno degli elementi qualificanti del Regolamento - ha una motivazione culturale molto seria. Chi giustamente ricorda sempre che nel riformare la scuola non bisogna guardare nostalgicamente al passato, dovrà consentire che la scuola dell’infanzia non può più essere pensata oggi come un luogo dove non si va oltre i girotondi o il cambio dei pannolini. Ho letto sul sussidiario un articolo di Manuela Cervi con cui consento completamente. Può apparire come un’affermazione di comodo, visto che Cervi richiama un articolo da me pubblicato sul Giornale (“Inglese e matematica si imparano all’asilo”). Tuttavia lo fa osservando che per attribuire un ruolo più avanzato alla scuola dell’infanzia e a quella primaria occorre assumere una nuova dimensione antropologica che viene spiegata in modo che trovo del tutto pertinente.

 

È perfettamente inutile lamentarsi dei ritardi dei nostri studenti nelle statistiche internazionali se continuiamo a pensare che sia vietato contare nella scuola dell’infanzia, che nella prima elementare non si debba andare oltre il numero venti, che le tabelline siano un obbiettivo della terza e che l’inglese venga studiato con tanto ritardo e così fiaccamente. L’inglese e la matematica debbono diventare materia di formazione nelle scuole dell’infanzia, sia pure con il dovuto approccio didattico e ludico. Per questo, abbiamo bisogno di insegnanti con una preparazione adeguata.

 

Quella che è richiesta in un contesto delicato come quello delle scuole dell’infanzia non può essere meno completa di quella richiesta per le primarie ed è anche pedagogicamente più delicata. Non si può più pensare che un insegnante dell’infanzia sia una sorta di baby-sitter confinato a vita in quel ruolo, né che possa adempiere a quel ruolo senza la necessaria preparazione disciplinare. La scelta di insegnare nell’una o nell’altra scuola diventa un fatto vocazionale che può anche cambiare nel tempo, con l’acquisizione dell’esperienza. Al riguardo, è curioso che chi chiede continuamente di non creare sbarramenti a vita tra chi insegna in un ciclo scolastico e in un altro, voglia qui mantenere una barriera che è inefficace, frustrante per le persone e per l’esigenza di una fertilizzazione incrociata di esperienze.

 

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COMMENTI
07/06/2010 - Scuola Infanzia: occorre una formazione specica (Roberto Pasolini)

Ritengo che le perplessità sorte circa l’unificazione del percorso di laurea per infanzia e primaria non parta dalla volontà di assegnare agli educatori della scuola dell’infanzia "compiti limitati", sarebbe un grave errore che relegherebbe di nuovo la scuola dell’infanzia alla pur nobile "funzione sociale", ma da due aspetti importanti: la necessità di "compiti differenziati" e la durata del percorso. Chi vive l’esperienza professionale della scuola dell’infanzia sa quanto sia diverso l’approccio didattico che deve necessariamente tener conto dell’evoluzione del bambino, della sua crescita e del giusto approccio agli apprendimenti che oggi vengono dati ai bambino dai tre ai sei anni come ricordato dal professor Israel, e proprio per raggiungere i giusti obiettivi indicati si ritiene necessaria una differente preparazione professionale più specifica alle necessità di metodo, di linguaggio, di strumenti utili ad ottenere risultati di qualità. Inoltre è difficile capire la necessità dei cinque anni di percorso universitario. Tutto dipende dai contenuti e dal "come". Non dagli anni di corso. Ricordiamo lauree quadriennali validissime per la preparazione professionale, più di alcune lauree quinquennali. In questo senso non ritengo "gattopardismo" la proposta della VII Comm. (biennio comune e doppia abilitazione.), ma la volontà di dare una specifica preparazione professionale per la scuola dell’infanzia per rilanciare, giustamente, il sistema scolastico a partire dai primi anni.

 
05/06/2010 - Cosa fare? (Michela Benetton)

Non mi sembra corretto che un eventuale corso abilitante (TFA) parta solo in alcune università, perchè questo modo di agire va a scapito anche degli studenti. Inoltre è due anni che, noi giovani interessati all'insegnamento, viviamo in un limbo in cui non sappiamo da che parte guardare, cossa fare, come prepararsi,... perchè nessuno sa niente e non si sa neanche quando la situazione vedrà uno sblocco. Mi sembra che ci sia molta poca chiarezza.

 
04/06/2010 - realismo (Anna Di Gennaro)

Gentile professor Israel, pensa davvero che una persona debba fare ben sei anni di Università per prendere 900 euro al mese?

 
04/06/2010 - Come riconoscere i gattopardi? (enrico maranzana)

La "riqualificazione della formazione sul piano disciplinare senza pregiudicare gli aspetti di formazione pedagogica, didattica e relazionale" è un orientamento che oltre a fornire una risposta parziale alle esigenze del sistema educativo di istruzione e formazione, come definito all'art. 2 della legge 53/2003, male interpreta il pensiero del legislatore. La finalità della scuola, infatti, è identificata con la promozione e il consolidamento di capacità è di competenze. Le conoscenze disciplinari e le abilità sono gli strumenti, le occasioni per il conseguimento del traguardo istituzionale. L'interpretazione puntuale della norma deve essere il fondamento dell'applicazione del nuovo regolamento e, in particolare, l'esplicitazione del significato di capacità. A tal fine il progetto Mercurio, elaborato dal ministero per l'indirizzo informatico degli ITC, può essere d'esempio. Nel profilo professionale le capacità sono definite per elencazione ed è esplicitata la strategia per il relativo conseguimento: coordinamento didattico e metodologia della ricerca. Il ministero ha articolato il documento in moda da evitare ogni ambiguità, passando dall'enunciazione delle competenze generali alla precisazione, materia per materia, delle competenze specifiche. Se fosse stata fatta una comparazione tra il programma ministeriale e i POF l'idea del gattopardo non sarebbe affiorata e il campo del problema sarebbe stato illuminato.