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SCUOLA/ Israel: il nuovo Regolamento ha le carte giuste per mandare in soffitta i gattopardi

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Nell’articolo citato ho ricordato come l’atteggiamento riduttivo oggi prevalente per le scuole dell’infanzia, e anche per le primarie, non è soltanto avvilente per i bambini: chi conosca un poco la realtà di queste scuole sa che spesso i bambini si lamentano di «non far niente» e di «annoiarsi». È un errore pedagogico che contraddice lo spirito stesso con cui furono fondate le scuole dell’infanzia: non meri asili, ma luoghi in cui dovevano essere stimolate le enormi potenzialità di apprendimento dei bambini. Chi legga i percorsi che sono stati disegnati nel Regolamento per questo ciclo unico quinquennale potrà rendersi conto di come essi mirino a rispondere a queste sfide educative.

 

Restano le considerazioni negative a proposito del tempo eccessivo che è stato necessario per giungere a questo risultato. Da un lato è cresciuto l’avvilimento da parte dei tanti giovani che attendono da due anni di poter accedere a un percorso di formazione per l’insegnamento. Inoltre, come è stato giustamente osservato, l’attesa e l’incertezza hanno determinato atteggiamenti di disinteresse da parte di diverse università che pure all’inizio si attrezzavano per avviare il TFA e le lauree magistrali. Questo è certamente negativo proprio rispetto a quello che ho detto essere uno degli obiettivi principali del progetto: il coinvolgimento più ampio delle istituzioni. Va però detto che il contesto è più variato di quanto appaia. Vi sono università che sono state più attive di altre e sono pronte a partire. Se il Regolamento sarà operativo prima della chiusura estiva, non è affatto escluso che qualcuna di queste riesca a far partire il TFA per il prossimo anno e a mettere in movimento il processo: difatti, chi si muoverà in ritardo otterrà come unico risultato di perdere molti studenti interessati all’abilitazione all’insegnamento.

 

È da sperare quindi che l’attivismo di chi non si è disinteressato del problema crei una concorrenza virtuosa. E - aggiungerei - è da sperare che a nessuno venga in mente di architettare le solite trovate gattopardesche volte a riproporre, dietro la facciata del nuovo, il vecchio con i suoi antichi vizi.



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COMMENTI
07/06/2010 - Scuola Infanzia: occorre una formazione specica (Roberto Pasolini)

Ritengo che le perplessità sorte circa l’unificazione del percorso di laurea per infanzia e primaria non parta dalla volontà di assegnare agli educatori della scuola dell’infanzia "compiti limitati", sarebbe un grave errore che relegherebbe di nuovo la scuola dell’infanzia alla pur nobile "funzione sociale", ma da due aspetti importanti: la necessità di "compiti differenziati" e la durata del percorso. Chi vive l’esperienza professionale della scuola dell’infanzia sa quanto sia diverso l’approccio didattico che deve necessariamente tener conto dell’evoluzione del bambino, della sua crescita e del giusto approccio agli apprendimenti che oggi vengono dati ai bambino dai tre ai sei anni come ricordato dal professor Israel, e proprio per raggiungere i giusti obiettivi indicati si ritiene necessaria una differente preparazione professionale più specifica alle necessità di metodo, di linguaggio, di strumenti utili ad ottenere risultati di qualità. Inoltre è difficile capire la necessità dei cinque anni di percorso universitario. Tutto dipende dai contenuti e dal "come". Non dagli anni di corso. Ricordiamo lauree quadriennali validissime per la preparazione professionale, più di alcune lauree quinquennali. In questo senso non ritengo "gattopardismo" la proposta della VII Comm. (biennio comune e doppia abilitazione.), ma la volontà di dare una specifica preparazione professionale per la scuola dell’infanzia per rilanciare, giustamente, il sistema scolastico a partire dai primi anni.

 
05/06/2010 - Cosa fare? (Michela Benetton)

Non mi sembra corretto che un eventuale corso abilitante (TFA) parta solo in alcune università, perchè questo modo di agire va a scapito anche degli studenti. Inoltre è due anni che, noi giovani interessati all'insegnamento, viviamo in un limbo in cui non sappiamo da che parte guardare, cossa fare, come prepararsi,... perchè nessuno sa niente e non si sa neanche quando la situazione vedrà uno sblocco. Mi sembra che ci sia molta poca chiarezza.

 
04/06/2010 - realismo (Anna Di Gennaro)

Gentile professor Israel, pensa davvero che una persona debba fare ben sei anni di Università per prendere 900 euro al mese?

 
04/06/2010 - Come riconoscere i gattopardi? (enrico maranzana)

La "riqualificazione della formazione sul piano disciplinare senza pregiudicare gli aspetti di formazione pedagogica, didattica e relazionale" è un orientamento che oltre a fornire una risposta parziale alle esigenze del sistema educativo di istruzione e formazione, come definito all'art. 2 della legge 53/2003, male interpreta il pensiero del legislatore. La finalità della scuola, infatti, è identificata con la promozione e il consolidamento di capacità è di competenze. Le conoscenze disciplinari e le abilità sono gli strumenti, le occasioni per il conseguimento del traguardo istituzionale. L'interpretazione puntuale della norma deve essere il fondamento dell'applicazione del nuovo regolamento e, in particolare, l'esplicitazione del significato di capacità. A tal fine il progetto Mercurio, elaborato dal ministero per l'indirizzo informatico degli ITC, può essere d'esempio. Nel profilo professionale le capacità sono definite per elencazione ed è esplicitata la strategia per il relativo conseguimento: coordinamento didattico e metodologia della ricerca. Il ministero ha articolato il documento in moda da evitare ogni ambiguità, passando dall'enunciazione delle competenze generali alla precisazione, materia per materia, delle competenze specifiche. Se fosse stata fatta una comparazione tra il programma ministeriale e i POF l'idea del gattopardo non sarebbe affiorata e il campo del problema sarebbe stato illuminato.