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SCUOLA/ Israel: il nuovo Regolamento ha le carte giuste per mandare in soffitta i gattopardi

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Dunque, il regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti è giunto quasi alla stazione finale del suo lungo viaggio. Il sussidiario ha pubblicato alcuni commenti di bilancio, in particolare da parte del Presidente della Commissione cultura della Camera Valentina Aprea e di Riccardo Scaglioni.

 

Vorrei aggiungere le mie considerazioni, come persona che ha avuto un ruolo non secondario nella vicenda, in primo luogo come presidente del Gruppo di lavoro che ha elaborato il progetto e poi per aver seguito passo passo il lungo iter di consultazioni e pareri che ha condotto all’approdo finale. È un percorso che ho condiviso con il consigliere Max Bruschi, in modo quasi quotidiano, con grande e costruttiva comunanza di intenti; anche se qualcuno ha fantasticato (o auspicato) - è un recente sport nazionale - inesistenti diversità di vedute. Certo, il percorso poteva essere più rapido: ho già avuto occasione di rilevarlo sul sussidiario e dirò ancora qualcosa alla fine in merito. Ma, guardando al risultato finale, non è azzardato dire che è stata quasi ottenuta la quadratura del cerchio. In altri termini, pur recependo parecchie richieste di aggiustamenti e correzioni, lo spirito del progetto è arrivato alla fine intatto nei suoi punti caratterizzanti. Riassumiamo i più importanti.

 

1) Una riqualificazione della formazione sul piano disciplinare senza pregiudicare gli aspetti di formazione pedagogica, didattica e relazionale. I risultati più rilevanti in questa direzione sono rappresentati dalla creazione di nuove lauree magistrali per le scuole secondarie di I grado - che mirano alla formazione di insegnanti preparati sul piano scientifico - e dalla riqualificazione del percorso di formazione dei maestri.

 

2) L’abbreviazione del percorso da 7 anni a 6 anni con la sostituzione di due anni di SSIS con un anno di Tirocinio Formativo Attivo. Anche qui lo spirito del progetto è stato preservato e migliorato: evitare squilibri in senso troppo disciplinare o troppo metodologico, mirando direttamente alla formazione sul campo, ovvero nella scuola.

 

3) Un rapporto tra scuola e università che ne rispetti la pari dignità. Anche qui l’intento è stato preservato e migliorato, aumentando le ore di tirocinio in classe, e quindi attribuendo alla scuola un ruolo maggiore, senza però toccare il ruolo dell’università in forme che avrebbero violato il principio della sua autonomia.

 

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COMMENTI
07/06/2010 - Scuola Infanzia: occorre una formazione specica (Roberto Pasolini)

Ritengo che le perplessità sorte circa l’unificazione del percorso di laurea per infanzia e primaria non parta dalla volontà di assegnare agli educatori della scuola dell’infanzia "compiti limitati", sarebbe un grave errore che relegherebbe di nuovo la scuola dell’infanzia alla pur nobile "funzione sociale", ma da due aspetti importanti: la necessità di "compiti differenziati" e la durata del percorso. Chi vive l’esperienza professionale della scuola dell’infanzia sa quanto sia diverso l’approccio didattico che deve necessariamente tener conto dell’evoluzione del bambino, della sua crescita e del giusto approccio agli apprendimenti che oggi vengono dati ai bambino dai tre ai sei anni come ricordato dal professor Israel, e proprio per raggiungere i giusti obiettivi indicati si ritiene necessaria una differente preparazione professionale più specifica alle necessità di metodo, di linguaggio, di strumenti utili ad ottenere risultati di qualità. Inoltre è difficile capire la necessità dei cinque anni di percorso universitario. Tutto dipende dai contenuti e dal "come". Non dagli anni di corso. Ricordiamo lauree quadriennali validissime per la preparazione professionale, più di alcune lauree quinquennali. In questo senso non ritengo "gattopardismo" la proposta della VII Comm. (biennio comune e doppia abilitazione.), ma la volontà di dare una specifica preparazione professionale per la scuola dell’infanzia per rilanciare, giustamente, il sistema scolastico a partire dai primi anni.

 
05/06/2010 - Cosa fare? (Michela Benetton)

Non mi sembra corretto che un eventuale corso abilitante (TFA) parta solo in alcune università, perchè questo modo di agire va a scapito anche degli studenti. Inoltre è due anni che, noi giovani interessati all'insegnamento, viviamo in un limbo in cui non sappiamo da che parte guardare, cossa fare, come prepararsi,... perchè nessuno sa niente e non si sa neanche quando la situazione vedrà uno sblocco. Mi sembra che ci sia molta poca chiarezza.

 
04/06/2010 - realismo (Anna Di Gennaro)

Gentile professor Israel, pensa davvero che una persona debba fare ben sei anni di Università per prendere 900 euro al mese?

 
04/06/2010 - Come riconoscere i gattopardi? (enrico maranzana)

La "riqualificazione della formazione sul piano disciplinare senza pregiudicare gli aspetti di formazione pedagogica, didattica e relazionale" è un orientamento che oltre a fornire una risposta parziale alle esigenze del sistema educativo di istruzione e formazione, come definito all'art. 2 della legge 53/2003, male interpreta il pensiero del legislatore. La finalità della scuola, infatti, è identificata con la promozione e il consolidamento di capacità è di competenze. Le conoscenze disciplinari e le abilità sono gli strumenti, le occasioni per il conseguimento del traguardo istituzionale. L'interpretazione puntuale della norma deve essere il fondamento dell'applicazione del nuovo regolamento e, in particolare, l'esplicitazione del significato di capacità. A tal fine il progetto Mercurio, elaborato dal ministero per l'indirizzo informatico degli ITC, può essere d'esempio. Nel profilo professionale le capacità sono definite per elencazione ed è esplicitata la strategia per il relativo conseguimento: coordinamento didattico e metodologia della ricerca. Il ministero ha articolato il documento in moda da evitare ogni ambiguità, passando dall'enunciazione delle competenze generali alla precisazione, materia per materia, delle competenze specifiche. Se fosse stata fatta una comparazione tra il programma ministeriale e i POF l'idea del gattopardo non sarebbe affiorata e il campo del problema sarebbe stato illuminato.