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SCUOLA/ Perché gli studenti non capiscono cosa ci si aspetta da loro?

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Opera di M. C. Escher (1898-1972)  Opera di M. C. Escher (1898-1972)

 

Penso che una buona strada da seguire sia quella di confrontarsi sul piano concreto degli esempi di quesiti da porre agli studenti, sul piano delle prove di verifica e dei voti e della loro comparazione. Questo può essere fatto a diversi livelli. In un gruppo di insegnanti di un istituto scolastico le discussioni su ciò che gli studenti devono imparare e saper fare, in una specifica situazione e in un preciso momento, possono portare a un confronto costruttivo su tutte le problematiche della didattica, a cominciare dalle metodologie e dall'articolazione dei curricula. D’altra parte, un confronto e una ricerca a livello nazionale, per elaborare il quadro di riferimento generale e in particolare le prove e gli standard, possono trarre elementi importanti dalle discussioni che si fanno tra gli insegnanti nei gruppi locali e possono fornire a queste discussioni una cornice e strumenti di comparazione. Per la matematica ci sono già esperienze importanti e forse la via è un po’ più facile, quindi credo che varrebbe la pena di provare a incamminarsi con più decisione, raccogliendo le diverse forze in campo con lo stimolo e l’indirizzo necessario dello Stato, e vedere cosa si riesce a fare. Aggiungo infine che soltanto nel contesto di azioni come quelle che ho appena indicato mi pare abbia senso la “certificazione delle competenze”, richiesta da diverse norme, che altrimenti si riduce alla compilazione di un modulo burocratico.

 

In ogni caso, persone ugualmente interessate al bene della Scuola non possono proprio permettersi scontri sul piano ideologico. Siamo in troppe cose molto arretrati e non c’è tempo da sprecare, bisogna lavorare duramente, ciascuno al proprio posto.

 

 



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COMMENTI
05/06/2010 - Possedere l'origine e il senso del proprio agire (enrico maranzana)

Accolgo e condivido l'accorato invito al superamento degli scogli ideologici, evoluzione che deriva dalla puntuale circoscrizione del campo del problema. La mia prima osservazione riguarda il rapporto docente-discente che ha natura dialogica. L'efficacia di una comunicazione dipende (anche) dall'attenzione che viene riservata al destinatario, focalizzando la sua esperienza, i suoi interessi e la sua sensibilità. Nella sezione didattica di matematicamente.it appare un percorso sui sistemi di numerazione che applica tale principio. Osservo inoltre che la ben costrutta immagine della matematica che traspare dall'articolo è troppo distante dai giovani per essere apprezzata: ad essa devono pervenire attraverso progressivi processi di astrazione. La seconda annotazione riguarda il problema semantico: è proprio vero c'è tanta confusione. Il caos deriva dal punto di vista da cui si è affrontato il problema: si parla di capacità in astratto, il che implica il possesso di un modello dell'uomo; bene ha fatto il ministero che nei programmi vigenti degli ITC le ha definite per elencazione lasciando alle scuole (inadempienti) il compito di specificarne i processi caratteristici e di organizzare il servizio in loro funzione. Ne sarebbe dovuto discendere la riorganizzazione della scuola in chiave sistemica: sinergia tra insegnamenti che condividono gli stessi traguardi, utilizzo sistematico del feed-back per capitalizzare gli scostamenti obiettivi... risultati.