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LA STORIA/ Alessandro, Giovanni e Denny: così abbiamo scoperto che la scuola può creare un capolavoro

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I ragazzi di In-presa con l'impianto eolico da loro realizzato  I ragazzi di In-presa con l'impianto eolico da loro realizzato

«Gli uomini che afferrano i torelli (è il quadro Marcatura dei torelli di Giovanni Fattori) pur facendo un lavoro estremamente faticoso, non mostrano fatica e sofferenza, ma mostrano serietà perché per loro quel lavoro è tutto, un errore comprometterebbe tutta la giornata. Ma nonostante ciò lo eseguono con serietà e soprattutto tranquillità» (Giovanni).

 

Fino a Denny che arriva a sorprendersi come il quadro di Vermeer Il Geografo possa essere un suggerimento interessante per sé: «Alla mia esperienza suggerisce che bisogna sempre pensare bene al lavoro che devo fare. Io che “sono un elettricista” devo sempre pensare bene quando devo fare un impianto». Devo sempre pensare bene.

 

L’esperienza è una: fare, conoscere, scoprire il nesso tra sé e il reale, imparare da un maestro. È un’avventura in cui si scopre l’unità dell’io, così come l’unità della proposta nella scuola: l’italiano, l’arte, il laboratorio; tutto è perché il lavoro possa essere “ben fatto”.

 

Torna alla mente, ancora colmi di commozione, il testamento di Pavel Florenskij citato da Benedetto XVI al Regina Coeli del 16 maggio: «Figlioli miei carissimi... abituatevi, imparate a fare tutto quel che fate con passione, ad avere il gusto del bello, dell’ordine; non disperdetevi, non fate niente senza gusto, a qualche maniera. Ricordatevi che nel “pressapochismo” si può perdere tutta la vita, e al contrario, nel compiere in maniera ordinata, armoniosa, anche cose e opere di secondaria importanza si possono fare tante scoperte, che poi vi serviranno come sorgenti profondissime di nuova creatività... E non solo. Chi fa “a qualche maniera”, impara a parlare nello stesso modo, e la parola trascurata implica poi di conseguenza anche un pensiero confuso. Figlioli miei carissimi, non permettete a voi stessi di pensare in maniera trascurata. Il pensiero è un dono di Dio, richiede che ce ne prendiamo cura. Essere chiari e responsabili nel proprio pensiero è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero». È così che i ragazzi dell’esame possono dire: “Qui c’è qualcuno che mi prende sul serio!”.



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COMMENTI
08/06/2010 - Roma brucia e Nerone suona la lira (enrico maranzana)

"È l’idea di un vero 'fare', dell’esperienza della soddisfazione per un compito portato a termine" introduce la problematica della motivazione autentica. Lo studente a scuola dovrebbe "possedere sempre l'origine e il senso del proprio lavoro" e, come l'artigiano, essere premiato (anche) dall'esito della sua fatica. Si tratta di una concezione di scuola fondata sullo studente e sulle sue potenzialità, modello centrato sulla promozione di competenze, che ricerca, descrive e valorizza l'individualità. L'esame di maturità del 69 andava in questa direzione: la commissione d'esame avrebbe dovuto individuare, descrivere approfondire e valorizzare tutte le qualità dei candidati per sintetizzarle in un "giudizio che, se positivo,si conclude con la dichiarazione di maturità, integrata da un voto". Il fallimento del procedimento dell'esame di maturità deriva dall'accidia della scuola: quante sono le commissioni d'esame che hanno onorato il loro mandato gestendo accertamenti di natura qualitativa? E qui casca l'asino: si ipotizzano scenari per la formazione e l'educazione, si elaborano teorie trascurando la ricerca e l’identificazione delle cause che hanno impedito l'attuazione delle innovazioni che, negli anni, il legislatore ha introdotto. I politici, gli esperti e i commentatori pensano di avere la verità in tasca e, tutto quello che non corrisponde alla loro idea è sbagliato, da rimuovere! Chiudo ricordando che il voto è motivazione estrinseca, come la carota per l'asino.