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LA STORIA/ Alessandro, Giovanni e Denny: così abbiamo scoperto che la scuola può creare un capolavoro

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I ragazzi di In-presa con l'impianto eolico da loro realizzato  I ragazzi di In-presa con l'impianto eolico da loro realizzato

«Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore, assoluto, come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli intenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura.

 

Una tradizione venuta, risalita da profondo della razza, una storia, un assoluto, un onore esigevano che quella gamba di sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia fosse ben fatta. E ogni parte della sedia che non si vedeva era lavorata con la medesima perfezione delle parti che si vedevano. Secondo lo stesso principio delle cattedrali. E sono solo io - io ormai così imbastardito - a farla adesso tanto lunga. Per loro, in loro non c’era neppure l’ombra di una riflessione. Il lavoro stava là. Si lavorava bene. Non si trattava di essere visti o di non essere visti. Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto». C. Péguy, L’argent, 1914.

 

È l’idea di un vero “fare”, dell’esperienza della soddisfazione per un compito portato a termine.

Si sono svolti, nella penultima settimana di maggio ad In-presa, gli esami per la certificazione delle competenze finali dei manutentori in ambito elettrico del progetto “A scuola e in bottega”, percorsi in alternanza scuola e lavoro per ragazzi che hanno avuto un itinerario scolastico alquanto travagliato: bocciature, allontanamenti dalle scuole, ritiri.

 

La prova professionalizzante - secondo la logica della costruzione del “capolavoro” - ha visto la realizzazione di un mini impianto eolico di produzione di energia elettrica commissionata da una ditta multinazionale leader nel settore. Un mini impianto che riesce a produrre 800 watt.

 

Ore di laboratorio, di lavoro paziente e duro: la progettazione, i disegni, la costruzione dei componenti e… il prof che ti fa vedere dei quadri: l’incontro con una bellezza che illumina l’esperienza della fatica di tutti i giorni:

 

«Il contadino che semina (si riferisce al celebre quadro di Van Gogh) è come noi che costruiamo le nostre bobine: se la semina è avvenuta correttamente, il contadino dai semi ricaverà i frutti, le bobine costruite da noi, se fatte correttamente, produrranno energia» (Alessandro).

 

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COMMENTI
08/06/2010 - Roma brucia e Nerone suona la lira (enrico maranzana)

"È l’idea di un vero 'fare', dell’esperienza della soddisfazione per un compito portato a termine" introduce la problematica della motivazione autentica. Lo studente a scuola dovrebbe "possedere sempre l'origine e il senso del proprio lavoro" e, come l'artigiano, essere premiato (anche) dall'esito della sua fatica. Si tratta di una concezione di scuola fondata sullo studente e sulle sue potenzialità, modello centrato sulla promozione di competenze, che ricerca, descrive e valorizza l'individualità. L'esame di maturità del 69 andava in questa direzione: la commissione d'esame avrebbe dovuto individuare, descrivere approfondire e valorizzare tutte le qualità dei candidati per sintetizzarle in un "giudizio che, se positivo,si conclude con la dichiarazione di maturità, integrata da un voto". Il fallimento del procedimento dell'esame di maturità deriva dall'accidia della scuola: quante sono le commissioni d'esame che hanno onorato il loro mandato gestendo accertamenti di natura qualitativa? E qui casca l'asino: si ipotizzano scenari per la formazione e l'educazione, si elaborano teorie trascurando la ricerca e l’identificazione delle cause che hanno impedito l'attuazione delle innovazioni che, negli anni, il legislatore ha introdotto. I politici, gli esperti e i commentatori pensano di avere la verità in tasca e, tutto quello che non corrisponde alla loro idea è sbagliato, da rimuovere! Chiudo ricordando che il voto è motivazione estrinseca, come la carota per l'asino.