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MATURITA’ 2010/ Prima prova: analisi del testo o saggio breve, ecco come uscirne “vivi”

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Studiare serve sempre, preoccuparsi no. A parole...  Studiare serve sempre, preoccuparsi no. A parole...

 

È una capacità elementare ma fondamentale quella che deve possedere un buon lettore: comprendere i testi che sono sottoposti alla sua attenzione. Non è un’attività scontata, semplice come si potrebbe pensare immediatamente. Ci sono testi più o meno complessi, ricchi di sfumature e di significati che tanto cambiano col cambiare delle epoche e dei lettori.

 

Occorre un certo allenamento per poter rintracciare, quindi, il nucleo dei significati base riconducibili alle intenzioni dell’autore. Così il giorno della prova di maturità davanti al dossier fornito dalla traccia del saggio breve ci si deve fermare a lungo, leggere attentamente per cogliere nessi e relazioni tra i documenti, intuire possibili percorsi da praticare e da arricchire con personali conoscenze.

 

Il compito di chi scrive è innanzitutto quello di confrontarsi con le idee di chi ha scritto e qui si misura il valore, la “maturità”. E in fondo è una sfida affascinante, direi un divertimento: ascoltare le idee degli altri, prendere quelle che più ci convincono o emozionano e farle nostre, criticare quelle che non condividiamo, trovare nuove idee e parole per esprimere il nostro pensiero.

 

Quando si è capaci di pensare sensatamente e autonomamente si è maturi. Scrivere significa innanzitutto pensare. Il che non si risolve in un mero raziocinio ma implica il coinvolgimento dell’intera capacità affettiva, tanto più se si ragiona di letteratura, dove ogni vero incontro tra lettore e opera è “esperienza di sé nell’esperienza dell’altro” (H. R. Jauss).

 

(Alessandra Tesei)

 

 



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