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SCUOLA/ Ribolzi: ecco perché l’università non è in grado di formare i docenti

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Una scena del film L'attimo fuggente, di P. Weir  Una scena del film L'attimo fuggente, di P. Weir

 

Per quanto riguarda, nello specifico, i contenuti e i modi della formazione, posto che il metodo senza contenuti è vuoto, e i contenuti senza metodo sono inefficaci, ricavo dalla comparazione internazionale alcune utili indicazioni.

 

1. La preparazione degli insegnanti della scuola primaria punta essenzialmente su di un curricolo polivalente, in cui l’integrazione è molto forte. Il “maestro” è sostanzialmente un generalista, anche se ha delle specializzazioni, e punta, da solo o con altri - là dove prevale la scelta del team di docenti - alla crescita unitaria del bambino. È chiaro che non può insegnare la matematica o la storia se non la sa, ma l’aspetto disciplinare è in qualche misura strumentale rispetto agli obiettivi formativi: per insegnare la matematica a Pierino, diceva un collega, bisogna conoscere la matematica, conoscere l’insegnamento e conoscere Pierino. Questo modello viene definito “simultaneo”, in quanto la preparazione all’insegnamento avviene contestualmente a quella disciplinare, e talvolta richiede solo il diploma o un’istruzione superiore non universitaria.

 

2. La preparazione degli insegnanti della scuola secondaria vede invece un progressivo affermarsi degli aspetti disciplinari, cui è necessariamente collegato l’aspetto della didattica e delle scienze umane: gli aspiranti docenti che hanno conseguito un titolo di studio in una disciplina specifica, studiano poi per diventare insegnanti (modello “consecutivo”). Anche qui, quanto a competenze, cambia l’ordine dei fattori, ma non il prodotto, che è o dovrebbe essere un insegnamento di qualità. Sia nel primo che nel secondo modello sono previsti dei tirocini nel corso degli studi, con l’affiancamento di un insegnante esperto, e un periodo di praticantato (formazione pratica in ambito scolastico) in genere retribuito, e con un giudizio vincolante da parte della scuola.

 

3. Proprio per questo intreccio di competenze dei docenti (cui se ne aggiungono altre, come saper collaborare con i colleghi, saper valutare ed altre ancora), non solo sembra rischioso a me, ma è un modello ritenuto poco efficace quello di affidare alle facoltà universitarie la formazione dei docenti. Israel ha indicato, fra i meriti del regolamento, la collaborazione fra scuola e università: si tratta di un elemento positivo nella teoria, meno nella pratica, perché permane una subalternità della scuola, considerata inadeguata o incapace a produrre cultura su di sé.

 

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COMMENTI
01/07/2010 - Alla cicogna dobbiamo credere (Sergio Palazzi)

Ribolzi, ancora una volta, mostra un punto di equilibrio tra la necessità di introdurre dei meccanismi che devono essere ben tracciati, e una cosa così banale come il fatto che anche gli insegnanti sono studenti (una razza molto particolare, che non smette di imparare per tutta la durata della propria vita professionale). Perchè gli insegnanti, banalmente, sono persone: ognuna inevitabilmente diversa dalle altre e inevitabilmente portatrice di un proprio vissuto che è fatto di esperienze formative personali, di conoscenze acquisite che diventano poi rielaborazioni, modi individuali di rapportarsi con le situazioni e capacità di gestire i contesti in cui si trova. Sarebbe un guaio se a queste cose non dovessimo credere e non dovessimo sostenerle. Tra i compiti di un insegnante di mezza età (come siamo in tanti e forse troppi sulle cattedre) il buon senso vorrebbe che ci fosse anche quello di guidare chi è più giovane: succede in ogni professione o in ogni arte, solo la scuola deve ignorarlo? La vera cicogna o fenice è semmai sperare che questo meccanismo recuperi, dal mondo delle altre professioni, il requisito della libera e responsabile cooptazione e della altrettanto libera, anche se più difficile, estromissione di chi non è all'altezza. La selezione dei docenti da parte di ogni scuola con criteri di concorrenzialità riemerge sempre come auspicio, ma sparisce poi nei fatti. Dal giorno in cui un legislatore ci crederà, servirà una generazione perchè si realizzi.

 
01/07/2010 - "carpe diem" (Anna Di Gennaro)

Finalmente qualcuno esplicita un argomento scottante in modo netto e senza mezzi termini, grazie! Le argomentazioni addotte confermano una percezione comune e il nome illustre non lascia dubbi. Mi permetto di aggiungere una postilla cui sono particolarmente affezionata, grazie alla mia brava insegnante di filosofia e pedagogia: "Una sola cosa so, di non sapere niente". L'atteggiamento mentale di Socrate andrebbe ripreso in seria considerazione a partire dall'epilogo del film particolarmente discutibile da cui è tratta l'immagine a corredo dell'articolo stesso. Ma questa riflessione educativo- comunicativa potrebbe essere argomento per chi ha competenze specifiche sulle tappe dell'età evolutiva. Non basta affascinare i ragazzi, potrebbe essere estremamente pericoloso privarli del senso della conoscenza! Ma questa è un'altra storia.

 
01/07/2010 - La formazione modella: quali il riferimento? (enrico maranzana)

La scuola è un'organizzazione, un insieme di persone formalmente unito per conseguire risultati: l'apprendimento. Ecco il fondamento della formazione docenti: se l'apprendimento è erogato (come dice il glossario del ministro) allora l'università è il luogo deputato alla preparazione degli insegnanti. Ma se sono i giovani e le loro qualità ad essere il cardine del servizio scolastico, allora il percorso verso l'insegnamento deve sostanziarsi di progettualità, di interrelazioni personali e di coordinamento, di feed-back, tutti aspetti assenti nel dibattito in corso. Il riferimento concettuale rimane la scuola d'inizio secolo scorso, fondata sull'insegnamento delle singole discipline; ad esse gli studenti devono adattarsi. La formazione e l'educazione, funzioni sovra ordinate all'istruzione, sono state rimosse.