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SCUOLA/ Fini ha ragione: a quando "un riordino del sistema paritario"?

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Gianfranco Fini (Imagoeconomica)  Gianfranco Fini (Imagoeconomica)

 

Su questo punto in specifico si è acceso un pacato ma vivo dibattito culturale che ha evidenziato i contrasti ideologici ancora esistenti. L’onorevole Mazzarella, esponente del Partito democratico - forza politica che ha avuto un ruolo determinante nell’approvazione della legge di parità - oltre ad affermare che l’obbligo di istruzione nasce dalla statualità e pertanto deve essere assolto sostanzialmente nelle scuole di Stato, ha sostenuto che il principio di sussidiarietà è applicabile solo limitatamente alla scuola e da qui nasce la vera motivazione del limitato intervento dei ministeri in questi anni. Affermazione forte che ha suscitato inevitabili reazioni, in particolare da parte del Rettore della Lumsa.

 

Il professor La Torre ha voluto dapprima evidenziare l’errore culturale fatto da quanti identificano ancora pubblico con statale, ricordando che sono pubbliche tutte le istituzioni che offrono prestazioni di servizi di carattere generale, per esporre di seguito una sua tesi giuridica che punta a superare il punto di forza di ogni attacco ideologico alla concreta realizzazione della parità: il “senza oneri per lo stato”.

 

La tesi punta ad una interpretazione di quanto è affermato dalla Costituzione nell’articolo 33, distinguendo il dettato del terzo comma che ritiene si riferisca alle scuole meramente private e quanto affermato nel quarto comma, riferito alle scuole paritarie. Il suo intervento si è concluso ribadendo il dettato dell’articolo 118 della Costituzione ed una corretta definizione di sussidiarietà intesa come principio che sancisce l’intervento dello Stato laddove la società civile organizzata non riesce a coprire i servizi necessari ad offrire i servizi pubblici utili e ai cittadini.

 

Principio ripreso con toni diversi anche da Alessandro La Terza, presidente delle Commissione Cultura di Confindustria, che ha voluto segnalare che, ad esempio, ben 500 dei 650 istituti paritari pugliesi sono scuole dell’infanzia: quale miglior concreto esempio di sussidiarietà?

 

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