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UNIVERSITA’/ Solo una "Champions League" degli atenei può cambiare il sistema

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

I due fattori, letti e interpretati congiuntamente, richiamano una possibile metafora: i provvedimenti legislativi in discussione sembrano voler riformare il “campionato italiano”, ma occorre anche tenere conto della “Champions League”. I problemi strutturali del nostro sistema universitario (in particolare, il sottofinanziamento e l’eccessiva regolamentazione) impediscono di aspirare ad essere un campionato tra i migliori al mondo, e il ddl Gelmini intende cercare quantomeno di migliorare la qualità “media”; però, allo stesso tempo, abbiamo forse alcune squadre (atenei e dipartimenti) capaci di difendersi a testa alta in Europa.

Se così fosse, insieme a un giusto tentativo di correggere i difetti principali del nostro sistema universitario, dobbiamo forse chiederci se non sia il caso di favorire la crescita e lo sviluppo delle nostre squadre migliori, perché si lancino a piè sospinto nella competizione europea - magari, sacrificando anche qualche partita di campionato. Il sistema universitario italiano potrà trarre benefici sia da un cambiamento marginale di tutti gli atenei, sia da innovazioni e miglioramenti radicali per i nostri atenei migliori; ma mentre il ddl si occupa del primo, al contempo occorre approntare interventi che riguardino anche il secondo.

 

La metafora ha molte analogie con la realtà, e suggerisce potenziali soluzioni a problemi molto sentiti dall’accademia nel nostro Paese.
Primo, chi decide quali atenei e dipartimenti devono essere selezionati per rappresentare il meglio del nostro sistema? Come nel campionato, di questo s’incarica la classifica. Certo, questa deve essere redatta secondo criteri condivisi, chiari, e possibilmente trasparenti. Va precisato, a questo proposito, che le informazioni rese annualmente disponibili dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU), dalle classifiche del Sole24Ore e di Repubblica, dalla stessa classifica internazionale del Times, sono concordi nell’individuare le università e i dipartimenti che si collocano ai primi posti. Il Ministero dovrebbe certificare le metodologie e i dati, e poi prenderne atto…

 

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