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UNIVERSITA’/ Solo una "Champions League" degli atenei può cambiare il sistema

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Una volta individuate le università migliori, e le strutture di ricerca migliori, occorre riservare loro un trattamento di favore (finalizzato, s’intende, alla competizione internazionale). Così come a una squadra è concesso di giocare il venerdì per essere più fresco nella sfida europea, così all’ateneo “x” dovrebbe essere concesso, ad esempio, di derogare ai limiti stipendiali per la retribuzione di docenti stranieri, o di evitare di essere sottoposti ai numerosi controlli formali e burocratici della Corte dei Conti, che rallentano la capacità di agire tempestivamente (ad esempio, per il reclutamento di collaboratori alla ricerca). Al contempo, in analogia con quanto avviene per la licenza UEFA, le università dovrebbero dimostrare in modo più trasparente i propri conti, adottando bilanci in contabilità economico-patrimoniale, più adeguati a dare evidenza della reale consistenza patrimoniale, economica e finanziaria delle loro attività.

 

Infine, la partecipazione alla Champions League comporta un aumento delle entrate finanziarie, che consente di rafforzare la squadra. Nel caso del sistema universitario, una parte di responsabilità dovrebbe essere assunta dai singoli governi nazionali. L’esperienza tedesca del progetto German Universities Excellence Initiative si muove in questa direzione: il governo federale ha individuato le nove università migliori, e ha assegnato loro un finanziamento straordinario per i prossimi cinque anni. Nel Regno Unito, da oltre quindici anni, il finanziamento pubblico alle università (per la parte ricerca) è basato su un processo di selezione, molto selettivo, dei dipartimenti migliori. Allo stesso tempo, però, è auspicabile che l’Unione europea svolga il ruolo dell’UEFA in questo settore: non attraverso una maggiore regolazione, ma mettendo a disposizione risorse per quelle università che, negli anni, dimostrino di saper eccellere su scala internazionale.

 

Dobbiamo prestare attenzione a questa sfida. L’ultima classifica del Times (edizione 2009) ha dimostrato che il Regno Unito ha già i suoi United, Chelsea, Arsenal e Liverpool in competizione: tra le prime dieci università al mondo, quattro sono inglesi (Cambridge, University College London, Imperial College London, Oxford). Non possiamo perdere tempo: altrimenti, non ci resterà neppure l’Europa League.

 

 

 



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