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SCUOLA/ La parabola di Emma smaschera l'ideologia dei "cattivi maestri"

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Sarà una donna capace di anticipare le conseguenze delle sue scelte; di capire le cause delle scelte altrui. Sarà una donna capace di coordinare il proprio punto di vista con quello degli altri, e di negoziare tra posizioni differenti (non pochi problemi disciplinari in classe derivano dall’incapacità di coordinare il proprio punto di vista con quello altrui: “Prof, non sono stato io. Ho aperto la finestra perché avevo caldo, e lui l’ha chiusa perché aveva freddo. Io gli ho detto di mettersi un maglione e ho aperto di nuovo la finestra, ma lui mi ha dato un pugno allo stomaco; allora io gli ho dato uno schiaffo”). Infine Emma sarà capace di costruire una famiglia, nella quale lei stessa farà da perno unitario, consentendo ogni volta di andare oltre le posizioni individuali di ciascuno.

 

Quante persone conosciamo come Emma? E dire che la capacità di orientarsi in uno spazio prima concreto, poi sempre più astratto, infine interpersonale (con una spesa complessiva attorno ai 20 euro) è solo una delle decine di capacità cognitive che possiamo apprendere insieme a migliaia di contenuti. Ed Emma non è un genio; è semplicemente una persona che cresce, realizzando le potenzialità, di cui ogni persona, in quanto tale, è dotata. L’apprendimento è esattamente questo: realizzare tutte le potenzialità, di cui siamo dotati in quanto persone, e questo può avvenire solo ed esclusivamente all’interno di un rapporto educativo.

 

Generalmente invece che cosa accade? Ad esempio una bambina può pronunciare la sua prima parola a tre mesi e 14 giorni, perché la madre inizia a parlarle, a cantare per lei e a farle ascoltare la musica sin dal concepimento, e poi alla sua nascita, e così ogni giorno della sua vita nella normalità della vita familiare; perché così fa anche il padre, e così la nonna materna e poi tutti gli altri nonni. Non sono in gioco né obiettivi didattici, né la volontà di produrre un risultato formativo, né un curricolo risultante da un progetto educativo formalizzato. Semplicemente accade, a condizione che tutti i fattori, che rendono possibile questa abilità, siano stati messi in gioco nel momento opportuno. È quindi importante non confondere apprendimento con eccellenza.

 

Inoltre non abbiamo sempre chiari ordito e trama del tessuto scuola-famiglia. Tre settimane fa la mamma di un bambino di due anni e mezzo mi diceva di voler utilizzare il materiale didattico di un metodo di sviluppo neurobiologico con suo figlio (in Italia è stato pubblicato quello solo inizialmente necessario).

 

Questa mamma non sa distinguere tra materiale didattico iniziale e materiale didattico completo; non sa distinguere tra materiale didattico e metodo di sviluppo neurobiologico; meno ancora è in grado di contestualizzare un metodo di sviluppo neurobiologico entro un quadro di sviluppo cognitivo complessivo; e tanto meno sarebbe in grado di inserire lo sviluppo cognitivo di suo figlio entro il contesto di sviluppo armonico della persona. E a lei tutto questo non è richiesto.

 

Qualsiasi genitore può invece portare suo figlio a passeggiare nei boschi usando la bussola, e non è la scuola a doverlo fare al suo posto. Quanto all’apprendimento scuola e famiglia possiedono due competenze e svolgono due ruoli parimenti necessari ma diversi.

 

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