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SCUOLA/ Lo sapevate che gli Istituti professionali sono quasi meglio dei Licei?

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Nel dibattito sui problemi scolastici italiani, una cosa non viene mai messa in discussione: il superiore valore della preparazione che verrebbe fornita dai nostri Licei. Si parla qui del Liceo classico e scientifico. Pertanto l’impianto degli studi liceali viene continuamente riconfermato e anzi proposto, se non imposto, a tutti gli altri indirizzi.

 

Negli ultimi tempi tuttavia serpeggia qualche dubbio in proposito. Da dove verranno quei giovani che non sanno scrivere in modo ortograficamente e grammaticalmente corretto le loro tesi di laurea? Dagli Istituti professionali? La percentuale di chi si laurea con questa provenienza non arriva al 5%. E come mai all’esame di stato dei Licei nella sessione del 2009 è stato offerto alle fatiche traduttive un accessibile brano di Cicerone, che non è notoriamente il più difficile degli autori?

 

Qualche lume cominciano a darlo le valutazioni standardizzate esterne nazionali e internazionali. Nel marzo 2010 è uscito uno studio di ricercatori di Banca Italia-Eurosistema, che vede fra i suoi autori Piero Cipollone, che ricopre la carica di presidente Invalsi. Obiettivo dichiarato quello di iniziare un filone di ricerca sulle misure di valore aggiunto nelle scuole superiori italiane.

 

Avere dati attendibili su quanto influisce la qualità delle scuole sui progressi degli studenti è infatti indispensabile per una giusta valutazione da parte delle famiglie e dell’Amministrazione. Altrimenti si considerano migliori le scuole che non hanno altro merito che quello di avere nei banchi i ragazzi dal SES (Status Economico-Sociale) più elevato.

 

La ricerca prende in considerazione i dati relativi agli apprendimenti in italiano, matematica e scienze raccolti nell’indagine Invalsi 2005-2006 (l’ultima dell’era Moratti) nelle I e nelle III classi delle scuole superiori. Con tutte le riserve dovute al fatto che si tratta della prima ricerca nel contesto italiano e alla approssimazione dovuta alla natura dei dati (partecipazione volontaria delle scuole e limitato controllo nella somministrazione), le conclusioni sono quelle che seguono.

 

I Licei presentano livelli di preparazione iniziale più elevati, ma questo primato non sembra confermato in matematica e scienze, quando si guardi ai progressi. I Licei, i cui studenti presentano in media i livelli più elevati di competenze, sembrano esercitare un effetto positivo solo in italiano; per le altre materie parte preponderante della loro superiorità sembra ascrivibile alla composizione sociale della popolazione dei soggetti che a questa scuola si rivolgono.

 

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COMMENTI
16/07/2010 - gli istituti professionali,scuola di trincea (ugo panetta)

I risultati degli studenti degli ist. prof.li sono in assoluto, nella uniformità dei "programmi" della scuola superiore italiana, inferiori a quelli dei licei, per l'ovvio motivo costituito dal diverso background socio economico. Tuttavia, gli ist. prof.li hanno svolto, dagli anni '50, una funzione sociale importantissima, avendo consentito, a generazioni di giovani, scolarizzazione e apprendimento di mestieri, togliendoli dalla strada e avendo comunque nel tempo elevato la preparazione culturale e professionale. E non a caso oggi il maggior numero di studenti extra comunitari si trova proprio in tali scuole, ritenute a torto scuole dove prevale la manualità. Il problema è il misconoscimento di tale realtà da parte della società e dei media, che continuano, in una impostazione culturale gentiliana e di classe, a porre i riflettori solo sui licei, ad esempio per gli esami di maturità quando si pubblicano solo le prove dei licei e si intervistano solo gli studenti liceali relegando nell'ombra gli altri. Probabilmente, una accorta valorizzazione mediatica di tali scuole farebbe crescere il loro appeal, spingendo un maggior numero di ragazzi a frequentare corsi che danno preparazione culturale di base e avvicinamento a professionalità la cui domanda sul mercato rimane senza risposta, rendendo elevata la disoccupazione giovanile. Sono scuole di trincea, certo, ma per questo molte di esse sono già riuscite a raggiungere risultati in linea con gli obiettivi della riforma.

 
16/07/2010 - La vocazione dei Licei scientifici (Giorgio Baioni)

E' evidente a chiunque si occupi di istruzione che il titolo dell'articolo sia di natura provocatoria, però mi sembra giusta una riflessione sul ruolo dei Licei scientifici nella crisi in cui versano i Corsi di laurea in Chimica, Fisica e Matematica. Qualche anno fa alcune università italiane si fecero promotrici di iniziative di orientamento presso gli Istituti superiori al fine di poter aumentare il numero di iscritti ai Corsi di lauree scientifiche. Se i Licei scientifici non trasmettono, attraverso i loro insegnanti, la passione per la chimica, la fisica, la biologia, la matematica, ecc. significa che queste scuole stanno perdendo la loro vocazione e tutto ciò forse ha proprio a che fare con l'impostazione generalista dell'insegnamento di queste discipline. Che in un Liceo scientifico non vi sia una stretta corrispondenza tra titolo di studio e disciplina scientifica insegnata è, a mio parere, la vera anomalia anche di questa riforma.

 
16/07/2010 - Condivisione e dubbi (Michele Donnanno)

Penso che la misurazione del valore aggiunto prodotto dalle scuole sia la strada giusta sulla quale impiantare un serio discorso sulla scuola che valorizzi anche il merito degli insegnanti. Insegnare è infatti un lavoro di un gruppo e non del singolo. E perciò trovo molto interessanti gli argomenti che la signora Pedrizzi ha esposto. Ma sulla tesi relativa alla differenza tra Licei e Professionali nella produzione di valore qualche dubbio ce l'avrei. Infatti, se le percentuali di selezione nelle classi prime dei due segmenti sono significativamente diversi, mi pare evidente che questo influisca nella determinazione degli indici che vanno a misurare il valore aggiunto. O sbaglio?

 
16/07/2010 - Fattore tempo (Gianni Stival)

A mio parere gli studenti del liceo sono penalizzati dal fatto che studiano già tutto il giorno. Se un ragazzo studia già otto ore aumentare di un'altra ora cambia poco. Il discorso ovviamente non vale per gli studenti dei professionali che quando va bene studiano al massimo un'ora al giorno. Per loro aumentare il lavoro anche solo di un'altra ora significa raddoppiare il lavoro svolto.