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SCUOLA/ Lo sapevate che gli Istituti professionali sono quasi meglio dei Licei?

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Un ulteriore spunto di riflessione viene offerto dai Rapporti lombardi sull’indagine PISA 2003 e 2006 svolte sui quindicenni lombardi. Per la prima volta si è applicata su dati italiani la metodologia del “gradiente”, che cerca di individuare il rapporto fra livello degli apprendimenti e SES (Status economico-sociale) che viene dedotto dalle risposte dei quindicenni campionati sul livello di istruzione dei genitori, sul loro prestigio occupazionale e sui beni culturali e materiali a disposizione degli studenti nella casa.

 

Nel campo della ricerca internazionale in educazione un gradiente socioeconomico infatti rappresenta la relazione fra le performance degli studenti e le loro caratteristiche socio-economiche. Esso viene rappresentato attraverso una retta nel piano cartesiano, con in ascissa il livello di status ed in ordinata il livello degli apprendimenti evidenziato dalle risposte ai quesiti PISA.

 

Nel caso dell’Italia, i risultati del 2003 e del 2006 indicano concordemente che il gradiente è curvilineare con concavità rivolta verso il basso. Ciò significa che, al crescere dello status socioeconomico, il gradiente tende ad appiattirsi: cioè che, al miglioramento delle condizioni economico-sociali non corrisponde in tutta Italia un aumento proporzionale del livello degli apprendimenti.

 

Si è detto “in tutta l’Italia”, poiché in questo campo, come in altri, l’Italia si differenzia. Il campione lombardo - come probabilmente quelli di altre regioni, qualora venissero sottoposti a questa analisi - mostra infatti, anche ai livelli alti, una relazione sostanzialmente lineare fra apprendimenti e status, con una situazione più simile a quella dei paesi Ocse.

 

Del resto, si è ampiamente ripetuto che i risultati italiani derivano più dalla mancanza di eccellenze che dalla grande quantità dei bassi livelli. Il che vuole concretamente dire che i nostri studenti non rispondono alle domande più impegnative, che richiedono analisi critica e produzione di brevi scritti argomentati.

 

Vista la forte segregazione socio-economica che caratterizza la dislocazione dei quindicenni italiani nei diversi ordinamenti (licei, istituti tecnici, istituti professionali e centri di formazione professionale) non è ardito inferire che sono gli studenti dei Licei a non raggiungere i livelli cui il loro status dovrebbe condurli.

 

Da ultimo, una ricerca sui dati PISA 2006 del Veneto - a cura di Angela Martini e Roberto Ricci - entra direttamente nel problema. Avendo a disposizione il giudizio di uscita della terza media dei quindicenni campionati da PISA due anni dopo, si è potuto fare un paragone fra la graduatoria delle scuole in valori assoluti e quella in termini di valore aggiunto.

 

Nella graduatoria in valori assoluti, con rare eccezioni, quasi tutti i Licei veneti e buona parte degli Istituti tecnici si collocano al di sopra della media Ocse per la literacy di scienze (focus principale dell’indagine 2006), mentre invece gli Istituti professionali si collocano, con una sola eccezione, al di sotto di essa. Data la stretta correlazione fra i punteggi nelle varie aree delle prove PISA, a giudizio degli autori della ricerca la graduatoria cambierebbe poco se si prendesse come riferimento matematica o lettura.

 

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COMMENTI
16/07/2010 - gli istituti professionali,scuola di trincea (ugo panetta)

I risultati degli studenti degli ist. prof.li sono in assoluto, nella uniformità dei "programmi" della scuola superiore italiana, inferiori a quelli dei licei, per l'ovvio motivo costituito dal diverso background socio economico. Tuttavia, gli ist. prof.li hanno svolto, dagli anni '50, una funzione sociale importantissima, avendo consentito, a generazioni di giovani, scolarizzazione e apprendimento di mestieri, togliendoli dalla strada e avendo comunque nel tempo elevato la preparazione culturale e professionale. E non a caso oggi il maggior numero di studenti extra comunitari si trova proprio in tali scuole, ritenute a torto scuole dove prevale la manualità. Il problema è il misconoscimento di tale realtà da parte della società e dei media, che continuano, in una impostazione culturale gentiliana e di classe, a porre i riflettori solo sui licei, ad esempio per gli esami di maturità quando si pubblicano solo le prove dei licei e si intervistano solo gli studenti liceali relegando nell'ombra gli altri. Probabilmente, una accorta valorizzazione mediatica di tali scuole farebbe crescere il loro appeal, spingendo un maggior numero di ragazzi a frequentare corsi che danno preparazione culturale di base e avvicinamento a professionalità la cui domanda sul mercato rimane senza risposta, rendendo elevata la disoccupazione giovanile. Sono scuole di trincea, certo, ma per questo molte di esse sono già riuscite a raggiungere risultati in linea con gli obiettivi della riforma.

 
16/07/2010 - La vocazione dei Licei scientifici (Giorgio Baioni)

E' evidente a chiunque si occupi di istruzione che il titolo dell'articolo sia di natura provocatoria, però mi sembra giusta una riflessione sul ruolo dei Licei scientifici nella crisi in cui versano i Corsi di laurea in Chimica, Fisica e Matematica. Qualche anno fa alcune università italiane si fecero promotrici di iniziative di orientamento presso gli Istituti superiori al fine di poter aumentare il numero di iscritti ai Corsi di lauree scientifiche. Se i Licei scientifici non trasmettono, attraverso i loro insegnanti, la passione per la chimica, la fisica, la biologia, la matematica, ecc. significa che queste scuole stanno perdendo la loro vocazione e tutto ciò forse ha proprio a che fare con l'impostazione generalista dell'insegnamento di queste discipline. Che in un Liceo scientifico non vi sia una stretta corrispondenza tra titolo di studio e disciplina scientifica insegnata è, a mio parere, la vera anomalia anche di questa riforma.

 
16/07/2010 - Condivisione e dubbi (Michele Donnanno)

Penso che la misurazione del valore aggiunto prodotto dalle scuole sia la strada giusta sulla quale impiantare un serio discorso sulla scuola che valorizzi anche il merito degli insegnanti. Insegnare è infatti un lavoro di un gruppo e non del singolo. E perciò trovo molto interessanti gli argomenti che la signora Pedrizzi ha esposto. Ma sulla tesi relativa alla differenza tra Licei e Professionali nella produzione di valore qualche dubbio ce l'avrei. Infatti, se le percentuali di selezione nelle classi prime dei due segmenti sono significativamente diversi, mi pare evidente che questo influisca nella determinazione degli indici che vanno a misurare il valore aggiunto. O sbaglio?

 
16/07/2010 - Fattore tempo (Gianni Stival)

A mio parere gli studenti del liceo sono penalizzati dal fatto che studiano già tutto il giorno. Se un ragazzo studia già otto ore aumentare di un'altra ora cambia poco. Il discorso ovviamente non vale per gli studenti dei professionali che quando va bene studiano al massimo un'ora al giorno. Per loro aumentare il lavoro anche solo di un'altra ora significa raddoppiare il lavoro svolto.