BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ "Maestri" non si nasce, si diventa. Ma serve metodo

Pubblicazione:

scuolateneR375_18feb10.jpg

 

“Un’ampia quota di neoassunti - osserva la Gianferrari -, invece (da un quarto ad oltre la metà) considera insufficiente la preparazione ricevuta in tutte le altre competenze richieste all’insegnante”. E sono molto significativi alcuni commenti espressi in forma aperta dai docenti intervistati: “Tutto quello che sono come insegnante è il frutto della mia personale esperienza concreta e della mia personale autoformazione, senza nulla togliere ai corsi universitari, che rimangono molto sul teorico e non scendono nella reale esperienza quotidiana”. E ancora: “Ritengo che un limite della scuola italiana sia rappresentato dalla preparazione iniziale sostanzialmente inadeguata. Il percorso di studi iniziale fornito dalle università e dai vari corsi abilitanti è centrato su articolazioni puramente teoriche e dottrinali, non sempre adeguati alla realtà operativa. Al docente, in sostanza, vengono impartiti nozionismi che oggi servono a poco per migliorare le competenze delle nuove generazioni”.

 

Il disagio dei docenti emerge con ulteriore maggiore evidenza da altri dati. “Il quadro è molto differenziato secondo l’ordine di scuola, con aspetti preoccupanti nella secondaria, dove la quota di intervistati che percepiscono come inadeguata la preparazione ricevuta è sorprendentemente alta, collocandosi tra il 35 e il 72,2 % rispetto alle varie dimensioni dell’insegnamento, ad eccezione, come si è detto, della disciplina d’insegnamento. Gli ambiti in cui la preparazione ricevuta appare loro più lacunosa riguardano: la capacità di affrontare la pluriculturalità (63% di insoddisfatti), di comunicare con le famiglie (48,9%), di partecipare attivamente alla vita dell’istituto scolastico (rapporti con colleghi e dirigente: 48%; assunzione di responsabilità nella scuola: 54%; partenariato con il contesto sociale e altre scuole: 72%).

Nella secondaria i livelli di difficoltà sono più accentuati, in particolare nel secondo grado, ove il 54,4% dei neoassunti vive come un problema la motivazione all’apprendimento dei ragazzi, la metà ha difficoltà a far raggiungere buoni risultati di apprendimento, il 40% a mantenere la disciplina in classe. Nel primo grado il livello di difficoltà è solo leggermente inferiore relativamente ai primi due aspetti (rispettivamente: 44,3% e 42,1%), identico per gli altri”.

 

Clicca >> qui sotto per continuare l’articolo

 

 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
17/07/2010 - si studia all'unversità, si impara a scuola (Claudio Cereda)

1) è bene che l'università dia anche una serie di conoscenze in ambito metodologico di tipo trasversale (come si programma, come si valuta, come si documenta, ...) 2)la vera palestra è la scuola e qui ci sono quattro attori: a) il docente che, o ha voglia, o non c'è niente da fare b) il dipartimento di materia dove si esplica la "cultura della istituzione scolastica" e dove ci si danno obiettivi condivisi e ritagliati sugli studenti di quella scuola in quel momento c) una figura di tutor con tutta la dignità necessaria (parte della carriera di docente, riconoscimento in ore di servizio e stipendio) fuori da ogni logica da "attività aggiuntive" d) il DS con il potere di salvaguardare i bravi docenti rispetto alla conservazione del posto e alla carriera.

 
17/07/2010 - Chi parla di scuola e chi fa la scuola (Franco Labella)

Esprimo tutto il mio plauso e la mia condivisione per quanto scritto da Comensoli. Il fatto è che, come peraltro scrive lui stesso, Comensoli è uomo di scuola. Uno dei guai, invece, della attuale politica scolastica è che viene fatta da autorevoli intellettuali che non hanno nulla a che fare con la scuola. Quella vera, non quella dei saggi e degli articoli. Fra qualche anno ce ne renderemo conto. Noi speriamo che ce la caviamo. Franco Labella, docente

 
17/07/2010 - Maestri del passato e maestri contemporanei (enrico maranzana)

La ricerca sulle difficoltà che incontrano i docenti di nuova nomina indica la NECESSITA' del metodo: di procedimenti rigorosi atti a risolvere i problemi posti. Chi si contrappone e delegittima "il metodo" opera per occultare i problemi. In campo didattico il DPR che definisce il profilo culturale, educativo e professionale dei licei non lascia spazi interpretativi in quanto fissa "alcuni punti fondamentali e imprescindibili", come, ad esempio, "la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari". Ma è in campo gestionale che l’assenza del metodo manifesta tutta la sua distruttività: il servizio scolastico non è finalizzato (formazione e educazione), gli obiettivi dell'apprendimento non sono definiti, ipotesi di intervento non sono formulate e non esistono procedimenti risolutivi(metodi), il coordinamento tra insegnamenti è inesistente, il controllo non è esercitato. Nelle aule scolastiche l'insegnamento impera e prospera grazie a una concezione di scuola imperniata sulla parcellizzazione della conoscenza.