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SCUOLA/ "Maestri" non si nasce, si diventa. Ma serve metodo

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Davanti a questi dati, al fatto che metà circa dei docenti non riesce a gestire la classe, un approccio che io definisco, mi si perdoni la provocazione, da pedagogia omeopatica, è del tutto inadeguato e assai foriero di risultati negativi. Questa idea, molto letteraria e poco scientifica, del ”maestro” , scritto rigorosamente tra virgolette, che buttato in campo troverà da sé solo la sua strada, che il metodo non si insegna ma sta nel dna, nella vocazione, nel cuore e nella mente del docente, vir bonus dicendi peritus, che infiamma gli animi dei discenti alla maniera dell’attimo fuggente, è un’idea, appunto, omeopatica: due gocce di aqua putei al mattino e il mal di pancia passerà.

 

Dal Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti mi sarei aspettato qualcosa in più. A che servono infatti le indagini se poi sui dati prevalgono gli stereotipi e le ideologie, anche quelle apparentemente negate?

E torno a ribadire che la scuola rimane elettivamente la “bottega” dell’insegnante. Lì si impara il mestiere. Con l’affiancamento in campo di esperti e di docenti capaci di ricerca e sperimentazione educativa in senso vero. La scuola ne ha, pochi, ma ci sono e attendono di essere valorizzati con contratti di lavoro finalmente differenziati e adeguati  riconoscimenti professionali e sociali. Per queste ragioni considero il Regolamento troppo sbilanciato a favore delle università.

 

La scuola, nonostante qualche affermazione di principio, rimane ai margini della formazione in ingresso dei docenti. Il TFA, antipatico pure nel nome, mi sembra troppo eterodiretto. Ma è evidente che pure le università “tengono famiglia” e fanno lobby, non solo i pedagogisti e i docenti di area metodologica!

 

 

 



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COMMENTI
17/07/2010 - si studia all'unversità, si impara a scuola (Claudio Cereda)

1) è bene che l'università dia anche una serie di conoscenze in ambito metodologico di tipo trasversale (come si programma, come si valuta, come si documenta, ...) 2)la vera palestra è la scuola e qui ci sono quattro attori: a) il docente che, o ha voglia, o non c'è niente da fare b) il dipartimento di materia dove si esplica la "cultura della istituzione scolastica" e dove ci si danno obiettivi condivisi e ritagliati sugli studenti di quella scuola in quel momento c) una figura di tutor con tutta la dignità necessaria (parte della carriera di docente, riconoscimento in ore di servizio e stipendio) fuori da ogni logica da "attività aggiuntive" d) il DS con il potere di salvaguardare i bravi docenti rispetto alla conservazione del posto e alla carriera.

 
17/07/2010 - Chi parla di scuola e chi fa la scuola (Franco Labella)

Esprimo tutto il mio plauso e la mia condivisione per quanto scritto da Comensoli. Il fatto è che, come peraltro scrive lui stesso, Comensoli è uomo di scuola. Uno dei guai, invece, della attuale politica scolastica è che viene fatta da autorevoli intellettuali che non hanno nulla a che fare con la scuola. Quella vera, non quella dei saggi e degli articoli. Fra qualche anno ce ne renderemo conto. Noi speriamo che ce la caviamo. Franco Labella, docente

 
17/07/2010 - Maestri del passato e maestri contemporanei (enrico maranzana)

La ricerca sulle difficoltà che incontrano i docenti di nuova nomina indica la NECESSITA' del metodo: di procedimenti rigorosi atti a risolvere i problemi posti. Chi si contrappone e delegittima "il metodo" opera per occultare i problemi. In campo didattico il DPR che definisce il profilo culturale, educativo e professionale dei licei non lascia spazi interpretativi in quanto fissa "alcuni punti fondamentali e imprescindibili", come, ad esempio, "la pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari". Ma è in campo gestionale che l’assenza del metodo manifesta tutta la sua distruttività: il servizio scolastico non è finalizzato (formazione e educazione), gli obiettivi dell'apprendimento non sono definiti, ipotesi di intervento non sono formulate e non esistono procedimenti risolutivi(metodi), il coordinamento tra insegnamenti è inesistente, il controllo non è esercitato. Nelle aule scolastiche l'insegnamento impera e prospera grazie a una concezione di scuola imperniata sulla parcellizzazione della conoscenza.