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SCUOLA/ La storia di Charlie ci insegna che la realtà non inganna

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Ecco allora il passaggio di pensiero - vero errore di pensiero - “sono io quello cattivo. Sono io a dover finire nei guai, non mio padre o mia madre”, come ci informa Charlie. Occorrerà del tempo, del lavoro e soprattutto il paragone con una normalità sperimentata in prima persona a riattivare il giudizio capace di valutare esattamente cosa sia successo, ossia che quello spacciato per amore era in realtà odio per il rapporto.

 

Quello di Charlie è un caso macroscopico, letterario sebbene purtroppo verosimile. La questione che pone invece vale per tutti i nostri bambini. Il vero attacco al bambino è a quella legge che si è costituita in lui coi primi teneri accudimenti secondo la quale il bene proviene sempre da un altro. Lo scandalo, davvero da macina al collo, è il tradimento, l’abdicazione dell’adulto quanto alla sua posizione di favorente il pensiero del bambino. Non basta però che l’attacco accada in modo puntiforme, occorre che sia sistematico e ripetuto perché il danno si costituisca.

 

Il papà di Charlie - forse un po’ troppo monoliticamente cattivo, troppo orco nei suoi tratti volutamente esasperati - ha almeno il pregio di mostrare la faccia untuosa e a volte mielosa dell’attacco che viene fatto ai bambini, quello perpetrato a fin di bene, spacciato per “amore” e proprio per questo così ingannevole e difficilmente smascherabile.

 

Amore è invece favorire i passi del bambino nella realtà, stimarne la competenza nel suo orientarsi secondo un principio di piacere già costituito precocemente. L’amore apprezza l’iniziativa del soggetto, la guarda con simpatia e la incoraggia, sostenendola con discrezione, senza invadenza né ironia. L’amore vive nella categoria della preferenza, non dell’esclusività. L’amore apre al reale dei rapporti, non rinchiude mai in cantine vere o ideologiche, dove il buio spegne progressivamente il pensiero e le sue facoltà.

 

Allora stiamo attenti a non ingannare i bambini, pur di difenderci saranno disposti a perderci in prima persona. Mi fido di te, è il loro motto. E lo fanno a ogni costo, fino ad annullarsi. Come adulti, desideriamo almeno di esserne il più possibile degni.



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COMMENTI
19/07/2010 - In trincea! (enrico maranzana)

"L'amore favorisce i passi del bambino nella realtà .. l’amore apprezza l’iniziativa del soggetto, la guarda con simpatia e la incoraggia, sostenendola con discrezione, senza invadenza .. " ..anche l'adulto e l'anziano ricevono significativi stimoli per la loro crescita in ambienti accoglienti, empatici .. e .. la scuola secondaria deve assecondare e promuovere i processi di apprendimento dei giovani. La metafora proposta non incide nel dibattito che contrappone conoscenze a competenze .. e non "mostra la faccia untuosa e a volte mielosa dell’attacco che viene fatto agli studenti, quello perpetrato a fin di bene, spacciato per 'amore' e proprio per questo così ingannevole e difficilmente smascherabile".