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SCUOLA/ Israel: la rivoluzione? Stop ai docenti malati di metodologia

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Bene, potrei andare avanti e argomentare con dettagli e con la massima precisione. Ma mi fermo qui. Desidero soltanto sottolineare che il disastro della nostra scuola non sta nell’aver dato troppo spazio alla pedagogia. Una sana cultura pedagogica maturata sul campo ed erede di tante esperienze passate è necessaria alla scuola come l’ossigeno. Il disastro imperdonabile è aver fatto della scuola il terreno di sperimentazione di ideologie pedagogiche e persino di concezioni dell’uomo - quali quelle che oggi pretendono di modellare l’insegnamento sui dettami delle neuroscienze e che in realtà sono soltanto metafisiche materialistiche - sulla pelle dei bambini e dei ragazzi e pretendendo di assoggettare ad esse gli insegnanti, ridotti a meri facilitatori ed esecutori di quei precetti. Ebbene, non esiste un ambito della cultura immune da un esame critico. La pretesa di ottenere carta bianca sul piano delle metodologie pedagogico-didattiche è inammissibile quanto quella di sostenere che la verità del teorema di Pitagora sia un’opzione sociale.

 

Qui sta il nodo. Fintantoché la discussione sui contenuti dell’insegnamento sarà bandita e non si potrà parlare altro che di modalità organizzative la crisi della scuola si avviterà ineluttabilmente. Salvare il soldato Ryan? Certamente. Salvarlo significa ridargli dignità, ovvero considerarlo non come un funzionario esecutore dei precetti dell’accademia pedagogico-didattica - l’unica che si arroga il diritto di fare lezioni ex-cathedra - ma come un “maestro” nel senso pieno del termine, che possiede le conoscenze e le capacità adeguate a insegnare e che forma i giovani secondo un principio di libertà metodologica. Sulla base di questa competenza e di questa libertà si affermi il migliore, secondo un principio di merito e criteri di valutazione seri e non formali. Non si parla sempre di “autonomia scolastica”? Ma cos’è l’autonomia scolastica senza libertà metodologica?

 

Ci si lamenta del rischio del “prescrittivismo” disciplinare. Ma non si dice che il “prescrittivismo” che domina il sistema dell’istruzione è quello imposto da un’ideologia del primato del metodo, che vede la scuola come «la frontiera più avanzata della ricerca epistemologica e didattica» al fine di «destrutturare la società tradizionale». Sono citazioni non scelte a caso. Non sarebbe il caso di liberarsi una buona volta di queste ideologie “rivoluzionarie”?

 

 



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COMMENTI
02/07/2010 - Metodi disciplinari e metodi didattici (enrico maranzana)

"Fintantoché la discussione sui contenuti dell’insegnamento sarà bandita" .. la riflessione sui contenuti è uno dei momenti essenziali del governo dei processi di apprendimento: i contenuti sono "lo strumento, l'occasione" per la maturazione dei giovani. Prima si "elaborano e si adottano gli indirizzi generali", espressi in termini formativi e educativi, poi si mettono a punto occasioni di apprendimento finalizzate, anche, a trasmettere una corretta immagine delle discipline. "La pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari", "punto fondamentale e imprescindibile" è la chiave di volta: la traduzione di un brano latino, la ricerca di soluzioni di situazione geometriche ignote, l'interpretazione di un testo volta a sostenere una tesi … sono situazione che richiedono procedimenti risolutivi simili, procedimenti che implicano l’esercizio delle stesse capacità. Se gli obiettivi dell'apprendimento dei nuovi regolamenti fossero stati concepiti a partire da tale principio, il conoscere e l’applicare non avrebbero avuto la rilevanza che è stata data loro. Può essere utile sottolineare che lo studente, quando affronta un compito esibisce un comportamento utile per gestire sia i processi d'apprendimento, sia la sua crescita disciplinare.