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SCUOLA/ Israel: la rivoluzione? Stop ai docenti malati di metodologia

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Posso rassicurare Luisa Ribolzi: neanch’io penso che basti sostituire un modello “disciplinare” a uno “pedagogico” per salvare la scuola italiana. Però, dopo aver detto e ribadito che le due cose debbono andare assieme - sottoscrivo quanto dice Ribolzi: «il metodo senza contenuti è vuoto e i contenuti senza metodo sono inefficaci» - bisogna essere conseguenti. Il che significa, in primo luogo, evitare di riproporre in altre forme il primato della metodologia. E, in secondo luogo, evitare di restare alle enunciazioni di principio senza affrontare una buona volta i nodi che sono alla base della crisi della nostra scuola. Sarà “vis polemica” ma confesso di trovare molto stancante, oltre che improduttivo, il continuo discettare attorno alle “modalità” senza provarsi mai a prendere di petto le questioni di merito.

 

Mi limito a un esempio. L’insegnante della scuola primaria, dice Ribolzi, non può insegnare storia o matematica se non la sa, ma l’aspetto disciplinare è strumentale rispetto agli obbiettivi formativi. Sono disposto ad accettare questa affermazione e ad andare oltre dicendo che essa si applica anche alla scuola secondaria. Ma cosa dice questo rispetto ai problemi che oggi affliggono l’insegnamento della matematica, della storia e della geografia nella scuola primaria? Nasconde il vero problema, e cioè che da qualche decennio a un insegnamento puramente contenutistico, e spesso nozionistico, si è sostituita non l’apertura a più articolate e raffinate metodologie didattiche - che comunque dovrebbero essere largamente affidate alla libertà dell’insegnante, come ha bene spiegato sul Sussidiario Giorgio Ragazzini - ma una serie di ideologie relative a cosa si debba intendere per matematica e alle forme di apprendimento della matematica da parte del bambino (e così per la storia e la geografia).

 

Le metodologie didattiche erano una mera conseguenza di quelle ideologie: è curioso che chi deplora il prepotere dell’accademismo sulla scuola non si avveda che questa è la forma peggiore di accademismo, quella che usa l’insegnamento e i bambini come cavie delle proprie elucubrazioni. Così, la nostra scuola ha assimilato il formalismo di stampo bourbakista, nelle versioni di Piaget, inclusa la strampalata teoria che il bambino non sia capace di assimilare la matematica prima dei sei-sette anni. Oggi questa teoria ha mostrato tutta la sua inconsistenza, ma non lo si dice apertamente, e parte dell’insegnamento continua a basarsi su quei precetti, in una sintesi incongrua con nuove visioni, in particolare con quelle ispirate alle neuroscienze, non meno campate in aria delle teorie piagetiane.

 

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COMMENTI
02/07/2010 - Metodi disciplinari e metodi didattici (enrico maranzana)

"Fintantoché la discussione sui contenuti dell’insegnamento sarà bandita" .. la riflessione sui contenuti è uno dei momenti essenziali del governo dei processi di apprendimento: i contenuti sono "lo strumento, l'occasione" per la maturazione dei giovani. Prima si "elaborano e si adottano gli indirizzi generali", espressi in termini formativi e educativi, poi si mettono a punto occasioni di apprendimento finalizzate, anche, a trasmettere una corretta immagine delle discipline. "La pratica dei metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari", "punto fondamentale e imprescindibile" è la chiave di volta: la traduzione di un brano latino, la ricerca di soluzioni di situazione geometriche ignote, l'interpretazione di un testo volta a sostenere una tesi … sono situazione che richiedono procedimenti risolutivi simili, procedimenti che implicano l’esercizio delle stesse capacità. Se gli obiettivi dell'apprendimento dei nuovi regolamenti fossero stati concepiti a partire da tale principio, il conoscere e l’applicare non avrebbero avuto la rilevanza che è stata data loro. Può essere utile sottolineare che lo studente, quando affronta un compito esibisce un comportamento utile per gestire sia i processi d'apprendimento, sia la sua crescita disciplinare.