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SCUOLA/ Cara Gelmini, per avere "qualità e merito" occorre guardare al Regno Unito

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

In una recente conferenza stampa, il ministro Maria Stella Gelmini - al suo fianco l’ing. Roger Abravanel, noto per essere un collaboratore del Corriere della Sera nonché autore del saggio Meritocrazia - ha annunciato un Progetto nazionale relativo alla valutazione e al riconoscimento premiale della qualità e del merito (PQM) nel sistema scolastico: qualità dell’offerta formativa delle scuole e merito dei ragazzi.

I contenuti essenziali del Progetto: a) estensione massiccia dei test dell’INVALSI (dasettembre, con il nuovo anno scolastico (2010-2011), il PQM coinvolgerà 1.000 scuole medie e, dal 2011-2012, anche la scuola superiore. Entro il 2013 il 50% delle scuole medie sarà interessato dai test. Dal 2013 in poi il Piano sarà esteso gradualmente a tutte le scuole medie italiane); b) premio del merito (borse di studio e aiuti) dei ragazzi, a prescindere dalle condizioni economiche della famiglia; c) creazione di un corpo di ispettori per la qualità.

 

Al netto dell’alone di propaganda, che sempre avvolge le operazioni mediatiche, quali prospettive aprono questi annunci di provvedimenti futuri? In primo luogo, questa linea appare una netta conferma di quella inaugurata a suo tempo con la fondazione dell’INVALSI, nel 2001. Finalmente, in coerenza con il nome, si legittima pienamente la valutazione esterna del sistema di istruzione, in primo luogo come valutazione degli apprendimenti e del valore aggiunto degli apprendimenti, che si incrocia con la valutazione interna che gli insegnanti operano quotidianamente e alla fine dell’anno.

 

Questa impresa, avviata con fatica inevitabile all’epoca della Moratti, sostanzialmente bloccata e sterilizzata dal ministro Fioroni, ora viene ripresa con decisione. Non sarebbe stato politicamente possibile, tuttavia, se l’INVALSI - pur disponendo di scarsi mezzi finanziari e di un apparato, certamente sempre più qualificato scientificamente, ma ancora inferiore alle necessità - non si fosse fatto onore sul campo con operazioni e indagini che ne hanno confermato la necessità e l’utilità per il sistema educativo nazionale. La creazione di un nuovo corpo di ispettori - diverso per missione, a quanto pare, da quello vecchio, ma non del tutto estinto - rappresenta una novità, il cui senso sarà illuminato più sotto.

 

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COMMENTI
23/07/2010 - Organismi di valutazione indipendenti (Franco Labella)

Al corpo dei ragionamenti di Cominelli e ai commenti di Comensoli e Maranzana mi permetto di aggiungere un'altra considerazione. La valutazione da parte di organismi governativi (come sono sostanzialmente oggi ANSAS ed INDIRE) e non indipendenti reca con sè, come è intuitivo, un pericolo che mina in sè la valutazione stessa e cioè il rischio della valutazione ideologica ed in termini di conformità non alle esigenze reali ma agli orientamenti del Ministro di turno. O servire ad eliminare esperienze scolastiche diciamo "non ortodosse". Insomma la valutazione sotto l'egida del politico di turno. Che, come sottolinea giustamente Comensoli, può sposare posizioni persino incostituzionali. Quanto poi al merito valutato "a prescindere" dal censo: la recente lettera della prof.ssa De Monticelli in occasione della laurea di Barbara Berlusconi e quella del papà di un laureato nella stessa sessione pubblicata su un quotidiano nazionale, qualche riflessione ulteriore dovrebbe pure indurla.

 
22/07/2010 - la costituzione vale ancora? (paolo franco comensoli)

L'art 34 della Costituzione Italiana stabilisce che: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". Questa nuova corrente idea, molto "ideologica", una sorta di marxismo-leninismo rovesciato, secondo la quale bisogna dare a tutti in egual modo, viola la Costituzione e soprattutto la giustizia sociale. Le istituzioni educative della Chiesa cattolica, ricordata in un commento, hanno sempre distinto in termini di rette tra ricchi e poveri.

 
21/07/2010 - UN’IPOTESI DI LAVORO PROSSIMA E SEMPLICE (bruno angelini)

Complimenti per il consulente del Ministro. Sarebbe interessante approfondire una sua affermazione in "merito" al principio meritocratico dove afferma che: "l’unica alternativa meritocratica istituzionale alla famiglia italiana è stata la Chiesa cattolica, che ha sempre selezionato i migliori italiani indipendentemente dal loro ceto sociale, formandoli in modo eccellente e offrendo pari opportunità". R. Abravanel, (2008), Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, Garzanti, Milano, pag. 186. Dobbiamo constatare, purtroppo, che se esiste attualmente una diffusa e crassa ignoranza nel popolo, per quanto sia stata colpevolmente perseguita da una parte della classe dirigente degli ultimi decenni, è proprio sul significato e sulla consapevolezza dell’esperienza di umanità e di socialità che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei millenni e che ha consentito e promosso uno sviluppo originale e civile delle nostre società occidentali.

 
21/07/2010 - Lo scaricabarile (enrico maranzana)

Qualità e merito presuppongono "l’esistenza di standard nazionali. Mancando i quali, accade che chi confeziona i test stabilisca, di fatto, anche gli standard". Asserzione carica di significato che rimanda all'oggetto del mandato assunto da chi ha accettato di governare il sistema scuola che, prioritariamente, DEVE DEFINIRE il traguardo da conseguire. Tale finalità è indicata nei riferimenti normativi presenti nei regolamenti di riordino ed è identificata nella promozione delle capacità e delle competenze dei giovani. Il ministro, però, sembra non curarsi dell'orientamento del sistema: la lettura del glossario che ha redatto per gli istituti tecnici e professionali, oltre a non contemplare il lemma capacità, ne confonde il campo semantico facendolo corrispondere a quello di abilità e di competenza. In un ambiente in cui regna la confusione concettuale qualità e merito sono mete irraggiungibili.