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SCUOLA/ Cara Gelmini, per avere "qualità e merito" occorre guardare al Regno Unito

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

 

In secondo luogo, per quanto riguarda il merito, si distingue, pur senza contrapporle, tra le politiche universalistiche del diritto allo studio e le politiche del talento e dell’eccellenza. Il talento va riconosciuto in qualche forma, quali che siano le condizioni economiche iniziali. È quanto ha deciso di fare la Germania di Angela Merkel. È il passaggio dall’egualitarismo ideologico astratto alla logica della personalizzazione e dei talenti. La scuola è effettivamente di tutti e per tutti se riesce ad essere “la scuola di ciascuno”.

 

Se questi sono i contenuti dell’annunciato PQM, quali sono le condizioni della sua realizzabilità? Qui la conferenza-stampa non ha detto molto. La prima questione, ovvia, ma tutt’altro che banale, è quella delle risorse finanziarie a disposizione sia per la valutazione esterna sia per il premio al merito. Il famoso 30% delle risorse risparmiate dal sistema doveva, a norma della Legge finanziaria precedente, tornare indietro per politiche di innovazione e di premio. Non sarà così. È ormai chiaro che se qualcosa tornerà, sarà impiegato per sanare i debiti che lo Stato ha contratto con le scuole: supplenze, esami, toner e carta igienica... Oppure, per reintegrare parzialmente in modo fortunoso e obliquo il blocco degli scatti di anzianità e la messa in mora dei contratti nazionali deciso nella nuova Finanziaria 2010.

 

Dietro alla questione dei soldi ne stanno altre, irrisolte, tutte riconducibili a quella del futuro dell’INVALSI. Il metodo INVALSI - quello della valutazione esterna degli apprendimenti mediante prove standardizzate, a base di test - non è l’unica strada possibile per accertare la qualità. Ciò che viene spesso contestato è il ricorso al testing. Alcuni obbiettano che si rischia quanto è già accaduto soprattutto nei Paesi anglo-sassoni: il Teaching to Test, insegnare (e dunque eventualmente apprendere) solo in vista del superamento dei test. Ciò che non è testabile non è insegnato/appreso. Per di più, confezionare un test rigoroso implica un notevole sforzo tecnico-scientifico e pertanto un forte apparato di ricerca e di sperimentazione. E, di più, l’esistenza di standard nazionali. Mancando i quali, accade che chi confeziona i test stabilisca, di fatto, anche gli standard.

 

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COMMENTI
23/07/2010 - Organismi di valutazione indipendenti (Franco Labella)

Al corpo dei ragionamenti di Cominelli e ai commenti di Comensoli e Maranzana mi permetto di aggiungere un'altra considerazione. La valutazione da parte di organismi governativi (come sono sostanzialmente oggi ANSAS ed INDIRE) e non indipendenti reca con sè, come è intuitivo, un pericolo che mina in sè la valutazione stessa e cioè il rischio della valutazione ideologica ed in termini di conformità non alle esigenze reali ma agli orientamenti del Ministro di turno. O servire ad eliminare esperienze scolastiche diciamo "non ortodosse". Insomma la valutazione sotto l'egida del politico di turno. Che, come sottolinea giustamente Comensoli, può sposare posizioni persino incostituzionali. Quanto poi al merito valutato "a prescindere" dal censo: la recente lettera della prof.ssa De Monticelli in occasione della laurea di Barbara Berlusconi e quella del papà di un laureato nella stessa sessione pubblicata su un quotidiano nazionale, qualche riflessione ulteriore dovrebbe pure indurla.

 
22/07/2010 - la costituzione vale ancora? (paolo franco comensoli)

L'art 34 della Costituzione Italiana stabilisce che: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". Questa nuova corrente idea, molto "ideologica", una sorta di marxismo-leninismo rovesciato, secondo la quale bisogna dare a tutti in egual modo, viola la Costituzione e soprattutto la giustizia sociale. Le istituzioni educative della Chiesa cattolica, ricordata in un commento, hanno sempre distinto in termini di rette tra ricchi e poveri.

 
21/07/2010 - UN’IPOTESI DI LAVORO PROSSIMA E SEMPLICE (bruno angelini)

Complimenti per il consulente del Ministro. Sarebbe interessante approfondire una sua affermazione in "merito" al principio meritocratico dove afferma che: "l’unica alternativa meritocratica istituzionale alla famiglia italiana è stata la Chiesa cattolica, che ha sempre selezionato i migliori italiani indipendentemente dal loro ceto sociale, formandoli in modo eccellente e offrendo pari opportunità". R. Abravanel, (2008), Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, Garzanti, Milano, pag. 186. Dobbiamo constatare, purtroppo, che se esiste attualmente una diffusa e crassa ignoranza nel popolo, per quanto sia stata colpevolmente perseguita da una parte della classe dirigente degli ultimi decenni, è proprio sul significato e sulla consapevolezza dell’esperienza di umanità e di socialità che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei millenni e che ha consentito e promosso uno sviluppo originale e civile delle nostre società occidentali.

 
21/07/2010 - Lo scaricabarile (enrico maranzana)

Qualità e merito presuppongono "l’esistenza di standard nazionali. Mancando i quali, accade che chi confeziona i test stabilisca, di fatto, anche gli standard". Asserzione carica di significato che rimanda all'oggetto del mandato assunto da chi ha accettato di governare il sistema scuola che, prioritariamente, DEVE DEFINIRE il traguardo da conseguire. Tale finalità è indicata nei riferimenti normativi presenti nei regolamenti di riordino ed è identificata nella promozione delle capacità e delle competenze dei giovani. Il ministro, però, sembra non curarsi dell'orientamento del sistema: la lettura del glossario che ha redatto per gli istituti tecnici e professionali, oltre a non contemplare il lemma capacità, ne confonde il campo semantico facendolo corrispondere a quello di abilità e di competenza. In un ambiente in cui regna la confusione concettuale qualità e merito sono mete irraggiungibili.