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SCUOLA/ Cara Gelmini, per avere "qualità e merito" occorre guardare al Regno Unito

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Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

 

Un circolo vizioso o virtuoso? Per alcuni critici è vizioso. Per ovviare agli inconvenienti suddetti, nei Paesi anglo-sassoni sono state così introdotte delle prove aperte, non standardizzabili. Il che rende più affidabile il testing, ma assai costoso. Correggere un testo scritto implica competenze e tempi notevoli rispetto alla verifica meccanica di un test. Partendo da queste considerazioni, è venuta maturando nelle retrovie dell’apparato ministeriale e in alcuni ambienti intellettuali un’altra ipotesi di sistema di valutazione, molto simile a quella dell’OFSTED (Office for Standards in Education) inglese.

 

Essa si basa su un nucleo centrale di ispettori - Her Majesty’s Inspectors - istituito nell’800 - che si avvalgono di una rete di agenzie di ispezione - a loro volta periodicamente certificate - composte principalmente da ex-insegnanti e dirigenti ed esperti vari. Questi nuclei di ispezione vanno ogni tre anni in ogni scuola e la sottopongono a lente di ingrandimento, utilizzando tutte le tecniche di indagine e di verifica possibili. Al termine di un’ispezione di alcuni giorni, l’ispettore capo stila una relazione. In base alle risultanze, alla scuola ispezionata vengono segnalati i punti di forza e quelli di debolezza, vengono dati suggerimenti e viene assegnato un tempo per colmare le lacune. Nei casi più gravi, la scuola viene chiusa. Durante il governo Brown, sono state chiuse 526 scuole medie, ritenute incapaci di offrire il necessario educativo ai ragazzi inglesi.

 

Secondo questo progetto, l’INVALSI diverrebbe un apparato tecnico di confezione dei test, alle dipendenze dirette del ministero, mentre gli ispettori - tutti da formare - dipenderebbero dall’ex-INDIRE, oggi ANSAS. Questo istituto sarebbe di fatto l’OFSTED italiano. In attesa che i dilemmi, che ora stanno nel backstage, vengano in prima fila e vengano pubblicamente discussi e sciolti, continua ad essere indefinita una questione, la cui soluzione è condizione sine qua non della buona qualità dell’offerta educativa e di buoni apprendimenti: la formazione, il reclutamento, la valutazione, la carriera, lo stato giuridico dei docenti. In assenza di qualità certificata e valutata degli insegnanti, la qualità dell’apprendimento, il merito, le eccellenze resterebbero puri flatus vocis propagandistici.

 

 

 



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COMMENTI
23/07/2010 - Organismi di valutazione indipendenti (Franco Labella)

Al corpo dei ragionamenti di Cominelli e ai commenti di Comensoli e Maranzana mi permetto di aggiungere un'altra considerazione. La valutazione da parte di organismi governativi (come sono sostanzialmente oggi ANSAS ed INDIRE) e non indipendenti reca con sè, come è intuitivo, un pericolo che mina in sè la valutazione stessa e cioè il rischio della valutazione ideologica ed in termini di conformità non alle esigenze reali ma agli orientamenti del Ministro di turno. O servire ad eliminare esperienze scolastiche diciamo "non ortodosse". Insomma la valutazione sotto l'egida del politico di turno. Che, come sottolinea giustamente Comensoli, può sposare posizioni persino incostituzionali. Quanto poi al merito valutato "a prescindere" dal censo: la recente lettera della prof.ssa De Monticelli in occasione della laurea di Barbara Berlusconi e quella del papà di un laureato nella stessa sessione pubblicata su un quotidiano nazionale, qualche riflessione ulteriore dovrebbe pure indurla.

 
22/07/2010 - la costituzione vale ancora? (paolo franco comensoli)

L'art 34 della Costituzione Italiana stabilisce che: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". Questa nuova corrente idea, molto "ideologica", una sorta di marxismo-leninismo rovesciato, secondo la quale bisogna dare a tutti in egual modo, viola la Costituzione e soprattutto la giustizia sociale. Le istituzioni educative della Chiesa cattolica, ricordata in un commento, hanno sempre distinto in termini di rette tra ricchi e poveri.

 
21/07/2010 - UN’IPOTESI DI LAVORO PROSSIMA E SEMPLICE (bruno angelini)

Complimenti per il consulente del Ministro. Sarebbe interessante approfondire una sua affermazione in "merito" al principio meritocratico dove afferma che: "l’unica alternativa meritocratica istituzionale alla famiglia italiana è stata la Chiesa cattolica, che ha sempre selezionato i migliori italiani indipendentemente dal loro ceto sociale, formandoli in modo eccellente e offrendo pari opportunità". R. Abravanel, (2008), Meritocrazia. 4 proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro paese più ricco e più giusto, Garzanti, Milano, pag. 186. Dobbiamo constatare, purtroppo, che se esiste attualmente una diffusa e crassa ignoranza nel popolo, per quanto sia stata colpevolmente perseguita da una parte della classe dirigente degli ultimi decenni, è proprio sul significato e sulla consapevolezza dell’esperienza di umanità e di socialità che la Chiesa cattolica ha sviluppato nei millenni e che ha consentito e promosso uno sviluppo originale e civile delle nostre società occidentali.

 
21/07/2010 - Lo scaricabarile (enrico maranzana)

Qualità e merito presuppongono "l’esistenza di standard nazionali. Mancando i quali, accade che chi confeziona i test stabilisca, di fatto, anche gli standard". Asserzione carica di significato che rimanda all'oggetto del mandato assunto da chi ha accettato di governare il sistema scuola che, prioritariamente, DEVE DEFINIRE il traguardo da conseguire. Tale finalità è indicata nei riferimenti normativi presenti nei regolamenti di riordino ed è identificata nella promozione delle capacità e delle competenze dei giovani. Il ministro, però, sembra non curarsi dell'orientamento del sistema: la lettura del glossario che ha redatto per gli istituti tecnici e professionali, oltre a non contemplare il lemma capacità, ne confonde il campo semantico facendolo corrispondere a quello di abilità e di competenza. In un ambiente in cui regna la confusione concettuale qualità e merito sono mete irraggiungibili.