BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L'esperto: alcuni ingredienti per migliorare l'italiano scritto

Pubblicazione:

studentessa_scriveR375.jpg

«È vero, l’italiano degli studenti che hanno fatto la maturità l’anno scorso non gode di buona salute, ma non è che prima fossero tutti piccoli scrittori. Non abbiamo dati comparativi. Serve più analisi della lettera, e una disciplina più severa». Luca Serianni, ordinario di Storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma, interviene nel dibattito aperto su ilsussidiario.net da Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, sui dati preoccupanti diffusi dall’Invalsi relativi a un campione di compiti della maturità del 2009: il 54% dei candidati, secondo i dati, dovrebbe essere bocciato in italiano scritto.

 

Professore, com’è possibile che la situazione sia quella denunciata dall’Invalsi anche nelle scuole in cui lo studio dell’italiano è, o dovrebbe essere, a livelli di eccellenza? Che cosa non quadra?

 

Una premessa. Nell’interpretazione dei dati va tenuto conto che non disponiamo di dati comparativi e non sappiamo che cosa sarebbe emerso da una verifica analoga compiuta dieci o vent’anni fa: non è verosimile, insomma, che allora tutti i diciottenni fossero piccoli scrittori, poi decaduti da quel mitico eden. Detto questo, fisserei l’attenzione su tre fattori: primo, per ciascun alunno l’impegno didattico ha una rilevanza minore di un tempo (pensiamo all’incidenza dei compiti a casa, mediamente ridotta, o anche alle varie attività extrascolastiche che oggi scandiscono la giornata di un adolescente) e ciò può condizionare il profitto; secondo, le ore d’italiano sono poche, tenendo conto delle cose di cui l’insegnante deve occuparsi: lingua, letteratura (italiana e straniera), argomenti d’attualità. E infine, l’espansione trionfante dell’oralità anche in domini tradizionalmente riservati alla scrittura non agevola da parte dell’alunno l’assimilazione dei vari condizionamenti - ortografici, testuali, lessicali - che tuttora governano un testo scritto formale.

 

Sabatini dice che, a proposito di una regressione nell’uso della lingua scritta, le cause stanno anche in uno spazio eccessivo dato allo studio della letteratura. Leggendo chi è stato maestro nello scrivere non si impara a scrivere?

 

PER CONTINUARE L’INTERVISTA CLICCA  >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/07/2010 - Una casa è una casa .. tante case una città (enrico maranzana)

Le riflessioni che appaiono sul giornale riguardanti le competenze linguistiche dei giovani studenti glissano su un pilastro della cultura contemporanea: la visione sistemica, compendiata dagli aforismi "E' il tutto che definisce le parti"; "2+2=5". I singoli aspetti, disaggregati, non consentono la governabilità del sistema scuola e impediscono di percepirne la dinamica. Se la problematica si collocasse all'interno di un'organizzazione orientata alla promozione dell'apprendimento (capacità e competenze) apparirebbero i nodi da sciogliere, criticità celate dalla lettura "specialistica" della realtà: unitarietà del servizio e sinergia degli insegnamenti catalizzerebbero l’attenzione.