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SCUOLA/ L'esperto: alcuni ingredienti per migliorare l'italiano scritto

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La batteria delle prove scritte andrebbe incrementata e variata, senza rassegnarsi al tradizionale tema, che presenta varie criticità - anche nella riverniciatura del “saggio breve” assegnato agli esami di Stato. Molto più importante come potenziale educativo è il riassunto, che mette in gioco la comprensione di un testo dato, la sua corretta gerarchizzazione informativa, la capacità di dire l’essenziale in uno spazio predefinito oltre che di controllare tutti i livelli di scrittura. E sono essenziali, per acquisire padronanze specifiche, gli esercizi mirati (i test fattoriali o discreti, come si chiamano in glottodidattica): per esempio sulla punteggiatura, sui connettivi, sul lessico astratto (evincere vuol dire desumere, sconfiggere, persuadere...; un tipo faceto è spiritoso, attivo, distratto...); utile anche il cloze, ossia il completamento di una frase in cui sia stato omesso un elemento. Tutti questi esercizi, a mio parere, dovrebbero trovare spazio anche a livello di compiti in classe, non solo come occasionali esercizi domestici.

 

Gli studenti, e anche i professori, rivendicano giustamente il valore dell’autenticità nell’espressione, della scrittura come momento di conoscenza di sé e del mondo, e quindi valorizzano l’aspetto ideativo. Ma perché, in fondo, è necessario anche scrivere bene?

 

Un componimento non è una pagina di diario (o un blog), in cui conta solo la libera effusione di sé. Per arrivare a sviluppare un pensiero originale su uno dei grandi temi del nostro tempo occorre una disciplina molto severa, a partire dalla selezione degli argomenti utili. Scrivere bene richiede un impegno analogo a quello che nessuno metterebbe in dubbio per tradurre una versione di latino o per risolvere un esercizio di matematica.

 

Con le nuove Indicazioni cosa cambierà?

 

Il ridotto numero di ore, che colpisce in particolare il comparto umanistico, costringerà a fare delle scelte: di tutto di più è stato un efficace slogan per la RAI, ma non funziona a scuola. In particolare, mi auguro che si moltiplichino le occasioni di produzione linguistica scritta e che, nella letteratura, si rinunci a ogni velleità di enciclopedismo, ponendo al centro dell’attenzione pochi testi canonici, da leggere e da capire a fondo.



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COMMENTI
22/07/2010 - Una casa è una casa .. tante case una città (enrico maranzana)

Le riflessioni che appaiono sul giornale riguardanti le competenze linguistiche dei giovani studenti glissano su un pilastro della cultura contemporanea: la visione sistemica, compendiata dagli aforismi "E' il tutto che definisce le parti"; "2+2=5". I singoli aspetti, disaggregati, non consentono la governabilità del sistema scuola e impediscono di percepirne la dinamica. Se la problematica si collocasse all'interno di un'organizzazione orientata alla promozione dell'apprendimento (capacità e competenze) apparirebbero i nodi da sciogliere, criticità celate dalla lettura "specialistica" della realtà: unitarietà del servizio e sinergia degli insegnamenti catalizzerebbero l’attenzione.