BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ A chi piace veramente l’esame delle medie?

Pubblicazione:

Scuola_Media_EsameR375.jpg

“Gli esami sono difficili anche per i più preparati, perché il più grande somaro al mondo può fare più domande di quante l’uomo più saggio non sappia rispondere” (Charles Caleb Colton)

 

Con questo aforisma si vuol porre l’attenzione sulla validità e l’obiettività della valutazione durante gli esami, che non sempre rispondente pienamente alla complessità di ciascuno.

 

Occorre innanzitutto fare un passo indietro e rispolverare la Riforma Gentile del 1923, con la quale venne introdotto il concetto di “obbligo scolastico” fino a 14 anni. La scuola elementare durava cinque anni ed era suddivisa in due periodi: il grado inferiore (1°, 2°, 3° anno di corso) e il grado superiore (4°, 5° anno di corso). Ogni grado si concludeva con un esame: alla fine della terza classe l’esame di compimento inferiore e alla fine della quinta l’esame di compimento superiore. Sono gli esami di scuola elementare regolare. Successivamente si sarebbe dovuto frequentare un “Corso triennale di integramento”. La maggior parte degli alunni abbandonava gli studi dopo aver conseguito la “licenza di terza elementare”.

 

Alla riforma Gentile seguirono altre riforme fino al 1948, quando la Costituzione confermò l’obbligo fino a 14 anni. Nel 1955 la scuola elementare era di 5 anni suddivisi in due cicli, con esami in seconda e in quinta. Con l’introduzione della Scuola Media Unica, nel 1962, i ragazzi furono obbligati a frequentare la scuola fino a 14 anni. Con la riforma dei programmi del 1979, la scuola media “concorre a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino secondo i principi sanciti dalla Costituzione e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva”, la cui finalità era quella di rispondere al principio democratico di elevare il livello di educazione e di istruzione personale di ciascun alunno, adeguandosi all’età e alla psicologia di ognuno (nella diversità delle situazioni personali, dei ritmi dello sviluppo psico-fisico e dei livelli di maturazione).

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
31/07/2010 - No all’esame come ratifica, si all’esame come valu (MARIA ROSA ALTILIO)

Avverto il timore che si possa ridurre il delicato e complesso processo della valutazione ad una mera sommatoria, proprio in un segmento di scuola dove la valutazione dovrebbe tendere a valorizzare per far migliorare e non giudicare per “selezionare”, col rischio di cadere in una sorta di paradosso pedagogico,proponendo una prova d’esame che potrebbe essere avulsa dal curricolo formativo, dalle premesse,dalle strategie adottate, dagli obiettivi prefissati, dalla programmazione e dalle reali condizioni del contesto in cui sono maturati gli apprendimenti di quell’alunno, in quella scuola,finendo col penalizzare le fasce di scolarità più fragili che per storia, per provenienza socio-culturale, per condizione economica, non possono disporre di quell’enciclopedia delle conoscenze e degli strumenti concettuali che altri possiedono per status sociale. Concludendo, la valutazione nella scuola dell’obbligo dovrebbe presupporre una forte intenzionalità educativa, quella per cui ogni soggetto in crescita deve essere ri-conosciuto, nel suo contesto e nelle sue potenzialità, e non semplicemente classificato in base ad un’astratta scala di valori preordinati e strumenti standardizzati, utilizzati per indagini nazionali o internazionali,fondati sull’unicità ed episodicità delle prove! Misurare l’efficacia educativa di una scuola è un’operazione assai complessa e richiede interventi strategici su più fronti e strumenti molto più sofisticati.

 
31/07/2010 - No all’esame come ratifica, si all’esame come valu (MARIA ROSA ALTILIO)

Le prove invalsi non dovrebbero essere “strumenti” per valutare i singoli alunni, i cui percorsi possono essere diversi da scuola a scuola, sulla base di una programmazione flessibile e varia,con una inversione di tendenza rispetto alla precedente scuola burocratica e centralizzata, nella quale l’insegnante ricopriva il ruolo di impiegato-esecutore, solidamente ancorato al Programma, unico per tutti. Avverto il timore che si possa ridurre il delicato e complesso processo della valutazione ad una mera sommatoria, proprio in un segmento di scuola dove la valutazione dovrebbe tendere a valorizzare per far migliorare e non giudicare per “selezionare”, col rischio di cadere in una sorta di paradosso pedagogico,proponendo una prova d’esame che potrebbe essere avulsa dal curricolo formativo, dalle premesse,dalle strategie adottate, dagli obiettivi prefissati, dalla programmazione e dalle reali condizioni del contesto in cui sono maturati gli apprendimenti di quell’alunno, in quella scuola,finendo col penalizzare le fasce di scolarità più fragili che per storia, per provenienza socio-culturale, per condizione economica, non possono disporre di quell’enciclopedia delle conoscenze e degli strumenti concettuali che altri possiedono per status sociale.(continua...)

 
31/07/2010 - No all’esame come ratifica, si all’esame come valu (MARIA ROSA ALTILIO)

La valutazione delle conoscenze e delle abilità degli studenti, operata dall’INVALSI e la valutazione degli apprendimenti e del comportamento operata dai docenti hanno obiettivi diversi, pur avendo la stessa finalità che è quella di elevare il “prodotto” apprendimento. Le prove INVALSI dovrebbero conservare un ruolo esterno alle singole istituzioni scolastiche e servire solo ad operare riflessioni in termini sistemici, al fine di una successiva ed eventuale ricaduta su norme o azioni di carattere generale: ad es. programmi, indicazioni didattiche e metodologiche,ecc.(art. 3 comma 3 D.lgs. 286/20049), i cui risultati siano utilizzabili per il monitoraggio e conseguenti azioni migliorative nei diversi sistemi scolastici(continua...)

 
28/07/2010 - Mammismo? (Francesco Abate)

Ho l'impressione che ci si muova fuori dal merito. Forse bisognerebbe avere il coraggio, da parte di tutti, di affondare il coltello nelle carni vive. Chi ha parlato di "mammismo"? L'esame di quinta elementare? Un errore eliminarlo. D'accordo. L'esame di terza media? Bisogna renderlo più serio e tremendamente giusto. Giusto! Non più agevole. Altrimenti stiamo solo parlando a vanvera. Il modo scelto non va in quella direzione, a mio modesto avviso. Non si tratta di trattare con dolcezza ed evitare gli ostacoli, sempre e comunque. Ancora. Non basta la prova INVALSI. Dobbiamo abbandonare l'attuale sistema e tornare al passato. Via Barbiana, via Don Minzoni... Tanto il quadro, oggi, è totalmente mutato, no? Possiamo farne a meno. Si ritorni alla situazione quo ante l'istituzione della scuola media unica, e forse ci capiamo, tutto sarà più chiaro. Si ritorni alle classi differenziali. A quelle speciali, eccetera. Tutto, ma così, non va. Che sia riforma o controriforma, a me poco importa a questo punto. Ho solo detto e lo ribadisco: La scuola italiana non diventerà più seria con qualche migliaio di bocciati in più o in meno. E' un'opinione come tante. Per ora vedo solo un'operazione a metà. Poca pedagogia e molta statistica e ragioneria...o poco più. Mi riservo di far silenzio e non più replicare per stanchezze personali da sceverare nel mio personale intimo. Con le scuse e i ringraziamenti del caso.

 
28/07/2010 - Ma l'esame deve essere un esame o una ratifica? (Giorgio Ragazzini)

Tralasciamo pure i ragazzi "bravissimi" che prendono 4 nella prova Invalsi. E facciamoci un'altra domanda: ma l'esame a che deve servire? Perché non pochi colleghi sembrano pensare che, se non viene confermata la media di ammissione e con essa l'andamento complessivo di un allievo, l'esame è necessariamente ingiusto o sbagliato in qualche suo aspetto. In questo caso, però, sarebbe molto più coerente chiederne l'abolizione. Se invece, come molti altri pensano, si tratta di un momento di verifica diverso dagli altri, una sfida con se stessi e una forma di iniziazione tra le poche rimaste, in questo caso deve in una certa misura presentarsi come rischio e come opportunità: qualcuno andrà un po' peggio, qualcun altro un po' meglio, anche se la maggior parte confermerà le proprie valutazioni iniziali. Senza di che la prova è priva di senso. Successe a me nell'esame di maturità, quando ancora si studiavano tutte le materie: entrai con la migliore ammissione, ne uscii con una media più bassa. Ma la responsabilità fu tutta mia, non dell'esame. Ero stato semplicemente superficiale nel prepararmi e poco consapevole di quanto avrei dovuto lavorare di più. Molto saggiamente diversi miei allievi hanno criticato l'abolizione dell'esame di quinta elementare, dicendo: "Sarebbe stato un modo per allenarsi a quello di terza media". E' il mammismo che vorrebbe evitare ai propri allievi fatica, difficoltà e delusioni che bisogna eliminare, non le prove impegnative.

 
25/07/2010 - Serietà innanzitutto.. e non solo in sede d'esame! (MARIA ROSA ALTILIO)

Premesso che le critiche sono sempre ben accette perché consentono un confronto costruttivo e migliorativo, l’articolo appare caotico almeno quanto la stessa scuola agli occhi di molti docenti, genitori ed alunni, a causa dei continui e repentini cambiamenti; e a dirlo non è una che vive di espedienti o di assenteismo (garantito!) ma che cerca di innalzare il più possibile il livello di molti alunni i quali, spesso, non hanno la fortuna di vivere in contesti stimolanti dal punto di vista culturale, socio-economico, che incidono moltissimo sul patrimonio di conoscenze posseduto da ciascun alunno. Posso assicurarle, essendo stata coinvolta in prima persona, che il 4 alla prova Invalsi ha abbassato la media anche a chi avesse voti altissimi (nella mia scuola un solo alunno su 47 ha avuto 9 alla prova invalsi e 10 come voto finale, eppure non era il solo ad essere bravissimo). Inoltre ci tengo a precisare che io, in primis, sostengo l’importanza di non dare suggerimenti in sede d’esame, proprio per dare la giusta impronta di serietà allo stesso e mi dispiace essere stata fraintesa; mi sono limitata a riportare semplicemente alcune raccomandazioni della circolare ministeriale, senza alcun riferimento particolare, tanto è che nella nostra scuola le prove invalsi (intermedie E conclusive) sono sempre state svolte nella massima serietà e trasparenza, senza interventi di nessun tipo da parte dei docenti somministratori.

 
24/07/2010 - Commentino (Francesco Abate)

Temo che l'articolo della collega sia stato letto velocemente e che gli si faccia dire ciò che non intende dire. Noi insegnanti non siamo contro un esame più serio. Diciamo solo che a renderlo più serio non basta una prova con una valutazione secca e che ha il "potere" (sì, il potere) di stravolgere i valori in campo. Con il seguente paradosso: ragazzi appena sufficienti nel triennio, possono avere un boom all'esame in virtù di una serie di circostanza fortuite che non sto qui ad elencare. Uno che invece ha sempre "lavorato", inpegnandosi costantemente può vedersi stravolta la media finale dalla prova INVALSI. Spesso, e l'articolo della Altilio lo dice, o lo lscia intendere, la prova INVALSI può non essere aliena dal vulnus dell'arbitrarietà (basta volerlo scientemente). Comunque, non è giusto tranciare così, con un certo fare "liquidatorio e definitivo", una questione che è complessa, come tutte le cose che riguardano la scuola. Se si vuole maggiore serietà, bisognerà tornarci su... e coinvolgere le segreterie scolastiche nella gestione dei dati, oltre ad approntare maggiori e migliori strumenti per una "veramente corretta" valutazione... Non è che la scuola italiana possa diventare più seria solamente per qualche migliaio di bocciati in più... e, a mio avviso, sparando nel mucchio selvaggio. Va salvaguardato, sempre, l'aspetto educativo e formativo della "persona", soprattutto del comparto medio-inferiore della scuola, che è un obbligo e un diritto.

 
23/07/2010 - Un esame imperfetto, ma un po' più serio (Giorgio Ragazzini)

L’articolo mette in fila un po’ caoticamente problemi di diversa natura. Nel breve spazio di un commento devo limitarmi a quattro flash. 1) La prova Invalsi è solo uno dei sette elementi che concorrono alla valutazione finale e non può quindi matematicamente abbassare di molto la media. A quanto ho visto direttamente e sentito, poi, i ragazzi più preparati sono stati anche quelli che in genere hanno conseguito i punteggi migliori (come del resto c’era da aspettarsi). Il grosso lavoro di correzione scaricato su alcuni docenti non ha invece niente a che fare con la struttura dell’esame. 2) La lamentela sugli "aridi calcoli" imposti ai commissari d’esame è infondata: si è trattato semplicemente di fare una media tra sette valutazioni, di cui solo una (quella Invalsi) non dipendeva dai docenti stessi. La verità è che questa formula, con i suoi difetti, limita l’abnorme discrezionalità a cui in passato siamo stati colpevolmente incoraggiati. 3) Purtroppo la collega mette in rilievo il "rigido protocollo" della prova Invalsi e "l’assoluto divieto di suggerimenti" come se fossero cose disdicevoli. Evidentemente per lei i "suggerimenti" fanno parte della normalità nello svolgimento dell’esame. 4) Non vedo niente di drammatico nel fatto che molti ragazzi prendano 9 invece di 10. La fine dell’inflazione degli ottimi e dei distinti valorizza i migliori, mentre non danneggia gli altri, che dispongono di tre valutazioni possibili (6, 7 e 8) al posto di due (sufficiente e buono).