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SCUOLA/ Per imparare un mestiere non basta un progetto, serve libertà

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Per adattare questa intuizione iniziale all’evoluzione delle normative sull’obbligo scolastico italiane abbiamo realizzato un progetto di alternanza scuola e lavoro, A scuola e in bottega (un mese in aula e laboratorio, il mese successivo in stage dietro un maestro di bottega, in alternanza per tutto l’anno, in un percorso della durata triennale) per formare manutentori in ambito elettrico. I dati sono sorprendenti: nell’anno 2007-2008 su sei allievi che hanno fatto l’esame di terza 4 sono stati assunti; nel 2008/2009 su 8 partecipanti 7 sono stati poi assunti. A fine maggio 2010 gli 8 partecipanti hanno concluso il loro percorso con l’esame e 3 sono già stati assunti.

 

Come non ricordare l’aforisma di A. de Saint Exupery: “Se vuoi costruire una nave, non chiamare la gente che procuri il legno, che prepari gli attrezzi necessari; non distribuire compiti, non organizzare il lavoro. Prima invece sveglia negli uomini la nostalgia del mare lontano e sconfinato. Appena si sarà svegliata in loro questa sete, gli uomini si metteranno subito al lavoro per costruire la nave”.

 

Che cosa risveglia questa nostalgia? “Io ho avuto dei ragazzi in affido - raccontava sempre Emilia Vergani -. Mi ricordo che il primo era di un’agitazione e un’ansia pazzesca e l’unica possibilità di aiutarlo era dirgli: «Stai tranquillo, la tua ansia non mi manda in crisi; io sono salda qui, in un terreno più solido di quello dove sei tu. Se ti attacchi ti tiro dalla mia parte». Quando un ragazzo sente questa sicurezza è come se cominciasse a mettere in azione quel minimo di energia che ha - che noi chiamiamo libertà -, per cui la capacità di incominciare a essere positivo nel costruire gli permette di fare un’esperienza di cammino educativo”.

La prima mossa contro la disoccupazione è un luogo in cui l’io possa rinascere.

 

 

 



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COMMENTI
23/07/2010 - ...la vera libertà è una appartenenza (GIANLUIGI PARENTI)

Grazie Stefano,perchè mi hai ricordato che le stesse cose le insegnava anche il marito di Emilia (un certo Giancarlo...)a noi universitari. Quello che dici (o meglio,ciò di cui ci fai memoria) è vero ancor di più con il passar degli anni camminando nella vita e attendendo sempre che alla fine ci sia q(Q)ualcuno che ti butti una fune per tirarti su in Paradiso... e che io,nonostante la atavica inerzia,la afferri. Vi seguo con tutto il cuore.

 
23/07/2010 - DUE DOMANDE (Vincenzo Pascuzzi)

Due domande: 1) perché fuori della scuola pubblica statale? 2) perché solo a seguito di un insuccesso scolastico?

RISPOSTA:

In merito al commento del sig. Pascuzzi all’articolo non riesco a comprendere bene il nesso tra le due domande e l'articolo stesso. Infatti: non parlo mai di scuola statale o non statale e non faccio accenno al fatto che il percorso di In-presa sia possibile solo a seguito di bocciature. Certo, In-presa nasce per rispondere a ragazzi in difficoltà, ma l’accento ho voluto porlo su quell’esperienza capace di rimettere in moto l’io, di chiunque e in qualsiasi luogo di apprendimento: bocciati o geni, scuola statale e non. Lo ricordava già don Julián Carrón ad un incontro con insegnanti: "L’avevo già visto io stesso quando ero preside di una scuola e mi si presentò una persona per vendere delle tecniche di studio; io le dissi: 'Guardi, il dramma dei miei studenti è che non hanno voglia di studiare; la tecnica che lei cerca di vendermi risponde a questo?'. Risposta: 'No'. Il problema è che davanti a noi manca il soggetto. E quando non c’è dobbiamo anzitutto evocare il soggetto a cui fare la proposta". Non è quindi una questione di scuola statale o non; di bocciati o non, ma della chiarezza di una proposta educativa: un adulto che, certo di sé per una grazia ricevuta, possa dire a chi ha di fronte: "Non sei il limite che pur vedi o immagini, sei grande, fatto per il 'mare lontano e sconfinato'. Tu, come me! Scopriamolo insieme". Stefano Giorgi

 
23/07/2010 - commento (CARLO ASNAGHI)

Grazie a Giorgi per l'articolo. Io ho assunto 2 ragazzi altrimenti chissà dove destinati. E' difficile farli lavorare bene, danno indubbiamente problemi e sono poco affidabili. Ma ho cambiato sgurado su di loro, mi sono chiesto: ma questi chi li guarda, chi ha un minimo di passione per il loro destino? Ho scelta la sconvenienza economica ma ci ho guadagnato. Grazie per il Vs. lavoro, suscita speranza, ed è quello che spesso manca nel nostro ambiente. Sono convinto che tutti gli imprenditori abbiano qs desiderio ma a volte manca il coraggio per uno sguardo diverso. Saluti