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SCUOLA/ Altro che "cittadinanza e costituzione", occorre studiare davvero diritto ed economia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’antefatto: uno dei punti “qualificanti” del riordino gelminiano di Licei, Tecnici e Professionali è stata l’eliminazione, fra le discipline curricolari, del Diritto e dell’Economia ed anche la mancata attivazione di una disciplina denominata “Cittadinanza e Costituzione”.

La scelta è stata persino giustificata, sotto il profilo teorico, con il famoso paradosso, opera di Max Bruschi, consigliere politico del Ministro Gelmini, della “Educazione alla legalità senza le leggi”.

 

La scelta solitaria del Ministro metteva in discussione uno dei pochi punti di forza, universalmente riconosciuti, persino dai critici, alle sperimentazioni Brocca e cioè la consapevolezza dell’importanza delle Discipline giuridiche ed economiche nella cultura liceale e non più solo, in una peraltro angusta visione professionalizzante, nell’ambito degli indirizzi tecnico-professionali.

 

La riduzione generalizzata, poi, delle ore curricolari nei soli bienni e l’assenza nei trienni di Tecnici e Professionali contraddice persino la visione professionalizzante delle discipline giuridico-economiche ed autorizza, perciò, ad indagare sulle motivazioni reali di un taglio che è stato il più pesante in assoluto rispetto ai monte-ore attuali di ordinamento e sperimentali.

Scopo di queste brevi note è, perciò, ragionare sulla casualità o meno di questa scelta ed anche evidenziare qualche ulteriore contraddizione nel “ragionamento” che vi è sotteso.

 

In un precedente articolo avevo cercato di chiarire come la mancanza di una discussione sul core curriculum inficiasse una scelta, quella della eliminazione dello studio delle Discipline giuridiche ed economiche, che veniva giustificata dalla logica dei tagli e perfino dalla inutilità delle medesime secondo il paradosso citato.

Ma inutilità in relazione a cosa? A quale nucleo di discipline visto che non se ne sono individuate di essenziali ma si è usato il bilancino per tagliare senza innovare?

 

È persino irritante ricordare, a proposito di incoerenza logico-normativa, che il Regolamento n. 132 (ora D.P.R.15 marzo 2010, n. 89) all’art. 2 parla di “percorsi liceali (che) forniscono allo studente gli strumenti culturali e metodologici per una comprensione approfondita della realtà”. E si comprende la realtà senza gli strumenti di analisi giuridico-economica?

 

Ma perché il Ministro, se ha questa convinzione, non va a Porta a Porta per farne oggetto di una riflessione come quella, recente, sul “cinque che non può portare nessuno alla bocciatura”?

Magari chiedendo , contestualmente e per coerenza, la cancellazione del suo nominativo dall’Ordine degli avvocati?

 

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COMMENTI
12/11/2010 - la prova provata (massari annalisa)

Nessun liceo classico di Firenze-città ha mai adottato il progetto Brocca con Diritto-Economia: durante le proteste studentesche dei giorni scorsi, come insegnante di Diritto, sono stata chiamata dagli studenti di due licei classici cittadini a rispondere alle loro domande su questioni di diritto costituzionale. Ho avuto così anche l'opportunità di indicare loro le corrette procedure per manifestare gioiosamente il loro pensiero senza incorrere in comportamenti che avrebbero potuto sconfinare nell'antigiuridicità. Ergo: del Diritto-Economia nella scuola superiore si sente il bisogno formativo. Ricordo che al liceo "Virgilio" di Empoli che aveva una sezione a indirizzo Brocca, si facevano classi di 31 allievi compreso un disabile, tante erano le richieste dei genitori. I tagli sulla scuola sono fin troppo "lineari" quando si va a toccare l'educazione al rispetto delle regole. E i geometri non studieranno più la proprietà: avremo tecnici diplomati che non potranno più amministrare condomini. Se l'istruzione giuridica va spostata al livello universitario per decidere di rifare la facciata ci vorrà anche l'avvocato! Mi pare che la "ratio" di questi tagli sulla scuola sia fin troppo "lineare"...

 
16/08/2010 - Il Ministro dimostri coerenza (Carmelina Metropoli)

Non posso che condividere le osservazioni dell'autore e la sofferenza che trasuda dalle sue righe. E' davvero una grande sofferenza assistere alle scelte incoerenti relative alla pubblica istruzione: se davvero il Governo ambisce a costruire un Paese che aspiri a primeggiare a livello internazionale, non può ignorare la cultura dei suoi cittadini; "coltivare" la conoscenza dei giovani (e non) è un dovere imprescindibile, ed è anche una necessità, viste le risolute decisioni degli altri Stati, che di fronte alle richieste del mondo della ricerca e dell'istruzione non tentennano né temporeggiano.