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SCUOLA/ Altro che "cittadinanza e costituzione", occorre studiare davvero diritto ed economia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Quando, nel parere rilasciato sui Regolamenti dalla VII Commissione del Senato, si è dovuto leggere che “La Commissione…  condivide la scelta di rinunciare ad alcune discipline che erano state introdotte negli ordinamenti con talune sperimentazioni, come ad esempio diritto ed economia. Pur nella consapevolezza che si tratta di materie di grande importanza, soprattutto per l'educazione alla legalità e per il contrasto di fenomeni di devianza,ritiene infatti che l'istruzione liceale debba tendere all'acquisizione di una formazione critica i cui contenuti saranno approfonditi (sic) nel successivo percorso universitario”, il dubbio che la decisione di eliminare il Diritto e l’Economia non fosse così neutra come si voleva far credere, viene forte.

Perché delle due l’una: o la cultura della legalità è convintamente scelta ed allora non si può prescindere dalla conoscenza critica delle norme o, invece, se ne usa la forma come vuoto slogan ma senza nessuna sostanza di conoscenza. Insomma la “fuffa” di Cittadinanza e Costituzione così come è ora, una riedizione inutile della vecchia Educazione civica.

Cambiare tutto per non cambiare niente… anche qui gattopardi in agguato, ma non mi è capitato di leggerne da parte di chi evoca gattopardismo ad ogni piè sospinto.

Cosa è accaduto di eclatante nei mesi che separano il primo articolo citato da quello che ho scritto ora?

È sotto gli occhi di tutti, ne leggiamo quasi quotidianamente. È accaduto che le pagine dei giornali, le prime, le seconde ed anche quelle centrali, abbiano visto un profluvio di riferimenti alla Costituzione, ai codici ed anche ai regolamenti parlamentari o agli interna corporis invocati come scusante per il mancato taglio del costo della politica nell’ultima manovra tremontiana.

 

La discussione sull’abolizione delle province, il tema del cambiamento dell’art. 41 della Costituzione,il contenuto dei contratti collettivi nazionali di lavoro, il disegno di legge sulle intercettazioni sono solo alcuni dei temi sui quali anche ilsussidiario.net, nei commenti ma pure nei contributi e nelle interviste, ha ospitato e ospita posizioni di commentatori (ma non solo) che, assai spesso, sono caratterizzati da una limitata conoscenza di meccanismi giuridici anche elementari che induce, perciò, a distorsioni e ad equivoci.

Insomma non giudizi diversamente motivati a ragion veduta ma pre-giudizi basati sulla non conoscenza di meccanismi giuridici ed economici elementari.

 

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COMMENTI
12/11/2010 - la prova provata (massari annalisa)

Nessun liceo classico di Firenze-città ha mai adottato il progetto Brocca con Diritto-Economia: durante le proteste studentesche dei giorni scorsi, come insegnante di Diritto, sono stata chiamata dagli studenti di due licei classici cittadini a rispondere alle loro domande su questioni di diritto costituzionale. Ho avuto così anche l'opportunità di indicare loro le corrette procedure per manifestare gioiosamente il loro pensiero senza incorrere in comportamenti che avrebbero potuto sconfinare nell'antigiuridicità. Ergo: del Diritto-Economia nella scuola superiore si sente il bisogno formativo. Ricordo che al liceo "Virgilio" di Empoli che aveva una sezione a indirizzo Brocca, si facevano classi di 31 allievi compreso un disabile, tante erano le richieste dei genitori. I tagli sulla scuola sono fin troppo "lineari" quando si va a toccare l'educazione al rispetto delle regole. E i geometri non studieranno più la proprietà: avremo tecnici diplomati che non potranno più amministrare condomini. Se l'istruzione giuridica va spostata al livello universitario per decidere di rifare la facciata ci vorrà anche l'avvocato! Mi pare che la "ratio" di questi tagli sulla scuola sia fin troppo "lineare"...

 
16/08/2010 - Il Ministro dimostri coerenza (Carmelina Metropoli)

Non posso che condividere le osservazioni dell'autore e la sofferenza che trasuda dalle sue righe. E' davvero una grande sofferenza assistere alle scelte incoerenti relative alla pubblica istruzione: se davvero il Governo ambisce a costruire un Paese che aspiri a primeggiare a livello internazionale, non può ignorare la cultura dei suoi cittadini; "coltivare" la conoscenza dei giovani (e non) è un dovere imprescindibile, ed è anche una necessità, viste le risolute decisioni degli altri Stati, che di fronte alle richieste del mondo della ricerca e dell'istruzione non tentennano né temporeggiano.