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SCUOLA/ Altro che "cittadinanza e costituzione", occorre studiare davvero diritto ed economia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Non parliamo, poi, del campo economico: dalla crisi greca alla gestione dei debiti sovrani l’opinione pubblica italiana è stata ed è sottoposta ad un bombardamento di notizie, spesso, caratterizzate da una certa tecnicalità, che la lascia spesso indifesa se non disinformata.

Insomma la famosa casalinga di Voghera vorrebbe capire per decidere.

Ed il giovane studente, figlio della casalinga di Voghera, ha diritto ad una formazione critica (per usare le parole dei “sacri testi”) in cui la cultura giuridico-economica abbia un posto di rilievo?

Secondo il Ministro Gelmini ed il suo giovane consigliere Bruschi la risposta è univoca, un bel no categorico.

 

La molla che mi ha indotto a scrivere queste note è stata la lettura dei commenti a corredo di un articolo di un giornalista esperto come Paolo Franchi, apparso sul Sussidiario, nel quale sia l’articolista che i commentatori tendevano a dare di certi passaggi di un provvedimento (il rigetto della richiesta di scarcerazione per due dei componenti la “cricca”, come i giornali l’hanno definita) una lettura non solo atecnica ma perfino di provvedimento stolido e rancoroso.

 

Ignorando, però, la banalità di una circostanza (la possibile reiterazione del reato che è una tra le motivazioni della carcerazione preventiva) conosciuta dalle mie studentesse di liceo che non studiano le vicende di Balducci ma conoscono le motivazioni, previste dal codice, della carcerazione preventiva ed il rinvio alla legge, per i limiti, previsto dall’art. 13 della Costituzione.

In un recente intervento di Piero Ostellino, sempre sul Sussidiario, mi è capitato, poi, di leggere una sua audace (per usare un eufemismo) definizione della Costituzione repubblicana come esempio di Costituzione totalitaria del ’900.

 

Allora il tarlo ha cominciato a rodere a velocità supersonica. Perché se agli studenti italiani il Diritto e l’Economia non vengono fatti studiare, un’eresia come quella di Ostellino potrà diventare facilmente convincimento generale.

 

Potrei continuare con altri esempi sempre tratti solo dalla testata che gentilmente ospita anche me.

Non continuo ma consiglio al lettore di scorrere gli archivi. Troverà tracce evidenti e abbondanti del mio ragionamento. Lettura troppo faziosa la mia? C’è un rimedio chiaro ed infallibile: ad oggi, nelle scuole italiane, è stata introdotta, come sperimentazione (ahinoi, ma non era stata dichiarata chiusa l’epoca degli sperimentalismi?) una pseudo-disciplina chiamata “Cittadinanza e Costituzione”.

 

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COMMENTI
12/11/2010 - la prova provata (massari annalisa)

Nessun liceo classico di Firenze-città ha mai adottato il progetto Brocca con Diritto-Economia: durante le proteste studentesche dei giorni scorsi, come insegnante di Diritto, sono stata chiamata dagli studenti di due licei classici cittadini a rispondere alle loro domande su questioni di diritto costituzionale. Ho avuto così anche l'opportunità di indicare loro le corrette procedure per manifestare gioiosamente il loro pensiero senza incorrere in comportamenti che avrebbero potuto sconfinare nell'antigiuridicità. Ergo: del Diritto-Economia nella scuola superiore si sente il bisogno formativo. Ricordo che al liceo "Virgilio" di Empoli che aveva una sezione a indirizzo Brocca, si facevano classi di 31 allievi compreso un disabile, tante erano le richieste dei genitori. I tagli sulla scuola sono fin troppo "lineari" quando si va a toccare l'educazione al rispetto delle regole. E i geometri non studieranno più la proprietà: avremo tecnici diplomati che non potranno più amministrare condomini. Se l'istruzione giuridica va spostata al livello universitario per decidere di rifare la facciata ci vorrà anche l'avvocato! Mi pare che la "ratio" di questi tagli sulla scuola sia fin troppo "lineare"...

 
16/08/2010 - Il Ministro dimostri coerenza (Carmelina Metropoli)

Non posso che condividere le osservazioni dell'autore e la sofferenza che trasuda dalle sue righe. E' davvero una grande sofferenza assistere alle scelte incoerenti relative alla pubblica istruzione: se davvero il Governo ambisce a costruire un Paese che aspiri a primeggiare a livello internazionale, non può ignorare la cultura dei suoi cittadini; "coltivare" la conoscenza dei giovani (e non) è un dovere imprescindibile, ed è anche una necessità, viste le risolute decisioni degli altri Stati, che di fronte alle richieste del mondo della ricerca e dell'istruzione non tentennano né temporeggiano.