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SCUOLA/ Altro che "cittadinanza e costituzione", occorre studiare davvero diritto ed economia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

È una pseudo-disciplina perché non ha né un monte ore né una valutazione autonoma e contenuti, come era normale che fosse, prevalentemente di carattere giuridico. Solo che è presente, in maniera prevalente poi, nel programma di Storia di quasi tutti gli indirizzi; è inserita, in maniera ridondante, nel programma di Diritto in quei pochi indirizzi in cui la disciplina non è stata eliminata. Quanto i colleghi di Storia siano lieti di insegnare una pseudo-disciplina che richiederebbe sicuramente anche conoscenze di carattere giuridico ignote secondo i percorsi universitari attuali, lo si può ancora leggere nei Forum di Ansas –Indire dedicati alle Indicazioni nazionali.

 

Insomma se il Diritto non ride, manco “Cittadinanza e Costituzione” se la passa bene. Il combinato disposto delle due scelte qual è? Che il figlio della casalinga di Voghera mai saprà cosa è veramente una Costituzione programmatica e mai potrà consigliare la madre di non investire in titoli di Stato greci.

Se il Ministro vuole smentire questa visione dell’eliminazione del Diritto e dell’Economia come funzionale ad una deprivazione di strumenti di conoscenza ha una possibilità forte di smentita: dia almeno a  “Cittadinanza e Costituzione” la dignità che merita. La trasformi da pseudo in disciplina reale, con uno statuto epistemologico coerente e con valutazione autonoma.

 

L’aveva annunciata così lo stesso Ministro, salvo cambiare idea più o meno un anno dopo. Poi, in coerenza, decida che sia presente in tutti gli indirizzi di tutti gli istituti superiori, nei trienni, e consideri infine i percorsi universitari più coerenti per il suo insegnamento. Dimostrerebbe così che il taglio del Diritto non è stata scelta di politica culturale deprivante e che anche l’attuale maggioranza che governa il Paese ha a cuore la crescita civile e culturale delle giovani generazioni.

Sempre che i proclami sulla sovranità popolare e sulla necessità che le scelte democratiche siano nette ma consapevoli siano autentici.

 

Perché in caso contrario potremo scriverlo ancora più chiaro: l’eliminazione del Diritto e dell’Economia non è un caso ma è funzionale alle trasformazioni culturali profonde desiderate, come lo stesso Ostellino ha scritto in chiusura dell’articolo citato, in funzione della trasformazione del nostro Stato e della nostra Costituzione. E, a parere di chi scrive, non in senso migliorativo. Ma questo lo vedremo più avanti.

 

 

 



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COMMENTI
12/11/2010 - la prova provata (massari annalisa)

Nessun liceo classico di Firenze-città ha mai adottato il progetto Brocca con Diritto-Economia: durante le proteste studentesche dei giorni scorsi, come insegnante di Diritto, sono stata chiamata dagli studenti di due licei classici cittadini a rispondere alle loro domande su questioni di diritto costituzionale. Ho avuto così anche l'opportunità di indicare loro le corrette procedure per manifestare gioiosamente il loro pensiero senza incorrere in comportamenti che avrebbero potuto sconfinare nell'antigiuridicità. Ergo: del Diritto-Economia nella scuola superiore si sente il bisogno formativo. Ricordo che al liceo "Virgilio" di Empoli che aveva una sezione a indirizzo Brocca, si facevano classi di 31 allievi compreso un disabile, tante erano le richieste dei genitori. I tagli sulla scuola sono fin troppo "lineari" quando si va a toccare l'educazione al rispetto delle regole. E i geometri non studieranno più la proprietà: avremo tecnici diplomati che non potranno più amministrare condomini. Se l'istruzione giuridica va spostata al livello universitario per decidere di rifare la facciata ci vorrà anche l'avvocato! Mi pare che la "ratio" di questi tagli sulla scuola sia fin troppo "lineare"...

 
16/08/2010 - Il Ministro dimostri coerenza (Carmelina Metropoli)

Non posso che condividere le osservazioni dell'autore e la sofferenza che trasuda dalle sue righe. E' davvero una grande sofferenza assistere alle scelte incoerenti relative alla pubblica istruzione: se davvero il Governo ambisce a costruire un Paese che aspiri a primeggiare a livello internazionale, non può ignorare la cultura dei suoi cittadini; "coltivare" la conoscenza dei giovani (e non) è un dovere imprescindibile, ed è anche una necessità, viste le risolute decisioni degli altri Stati, che di fronte alle richieste del mondo della ricerca e dell'istruzione non tentennano né temporeggiano.