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SCUOLA/ Cari prof di Lettere, ci date una mano a far capire la Chimica?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Quel lavoro che sta tra la lingua ed il significato, auspicato da Cereda e Graffigna, per lo studente sembra automatico e forse implicito quando lo fa con il prof di chimica, mentre potrebbe sembrare sterile e forzato - a chiunque non vorrà fare della letteratura il suo mestiere - se lo vestiamo da “elaborato di tipologia A o B”.

 

Attenzione: “loro” scrivono molto più di quanto facessimo “noi”, fossimo pure stati estensori grafomani di volantini o tazebao. Non ne hanno paura e, anche nelle chatterie piene di emoticons e orbe di vocali, rispettano una qualche forma di sintassi, se la comprensione del testo è rilevante. Ho appena visto studenti, che il primo giorno sudavano per rabberciare le “cinque colonne comandate” di Italiano, passare il secondo giorno a scrivere paginate di Analisi Chimica, e molti lo hanno fatto con proprietà logica e buona sintassi. Non credo dipendesse dall’argomento, a meno di pensare che a 19 anni un gascromatografo ti coinvolga emotivamente più della musica o degli Ufo (o delle foibe, per chi le conosce)!

 

È che proprio nei corsi di Lettere (su cui si incardina la nostra scuola) la didattica si affida troppo ai metodologismi critici, che sono fuori età e fuori misura anche per studenti di buon livello, e dimentica lettera e senso dei testi reali. Alla fine ci si riduce a contentarsi di lacerti mnemonici come le tre fasi del pessimismo, la poetica del fanciullino e il correlativo oggettivo: slogan su cui è dura costruire una riflessione scritta personale ed organica. Pochi (sia gloria a loro) ti fanno mettere in gioco sui veri versi di Leopardi, Pascoli o Montale. Ancor più rari quelli che ti propongono di produrre qualcosa di tuo a loro imitazione, come nelle scuole di pittura (o nelle relazioni di laboratorio!). Se i colleghi di Lettere, e ripeto la stima ai tanti che fanno un ottimo lavoro, non hanno l’abitudine a tenere viva e palpabile la tensione alla lingua sui testi di loro pertinenza, difficilmente riescono ad avere la sensibilità per sostenere gli sforzi linguistico-stilistici dei colleghi “vili meccanici”. Non scandalizziamoci se talvolta anche questi si scoraggiano.

 

 

 



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COMMENTI
31/07/2010 - Logica, prima (michele maioli)

Quello che deve essere a monte di tutto, mi pare, è la comprensione logica dei passaggi, della nomenclatura, dei procedimenti... I giovani oggi scrivono moto più di noi alla loro età, ma pensano male: la difficoltà nelle discipline scientifiche, ma anche nell'elaborare un testo, mi sembra dovuta gran parte a un "ragionare" sbagliato. Manca prima di tutto l'attenzione al "dato" (che sia un problema di chimica o una realtà da cogliere). E manca di conseguenza, senza un osservatore attento, la ricerca del nesso tra gli elementi, almeno come ipotesi, manca una logica organizzativa del discorso o del problema. Si tende a pensare di arrivare alla soluzione con uno o due passaggi al massimo. Invece è un procedimento che va pensato "da lontano", fatto di tappe intermedie, "steps", di punti fermi da trovare e da cui ripartire. Nel modo di pensare si sono in generale persi i principii che hanno guidato il pensiero greco-romano ed europeo fino a poco tempo fa, i principii di non contraddizione, di identità, etc. Il dialogo oggi è spesso impossibile perchè non ci sono queste basi: ci si può contraddire e pretendere di aver ragione. Di questo sono tragico esempio i "politici", i "giornalisti", gli "intelletuali" che ci assillano tutti i giorni. Quasi nessuno è capace di un discorso sensato, coerente, comprensibile, ricco, arguto. Bisogna prima far rinascere la necessità di senso (a tutti i livelli) nelle varie materie. Bisogna far capire che il reale ha una intellegibilità

 
30/07/2010 - per imparare a stare in un laboratorio chimico... (Michele Borrielli)

il collega Maranzana, che leggo sempre con attenzione, ha un'altra volta ragione... Ma non basta che esista la struttura per essere in grado di garantire ciò che in altri Paesi viene dato per scontato, le attività laboratoriali: oltre alle apparecchiature sono necessari docenti in grado di gestirlo, un laboratorio chimico (Maranzana mi scuserà, ma parlo di ciò che conosco), e soprattutto "saperci stare", con tutte le possibili implicazioni in termini di rischi per la salute e la sicurezza, degli alunni ma anche dello stesso docente. E non basta aver sostenuto qualche esame universitario di chimica, fossero anche laboratoriali. Un laureato in chimica ha sostenuto 30 esami totali di cui almeno una ventina chimici, molti dei quali laboratoriali ed ha trascorso un intero anno in un laboratorio chimico per elaborare la sua tesi sperimentale obbligatoria per tutti. I Licei vogliono fare a meno di questi docenti, dei docenti chimici della classe A013-futura A-33, per intenderci? Si continui pure ad affidare la chimica, nei futuri licei, a laureati in scienze naturali o biologiche della classe A060-futura A-46,e magari si elimini la laurea in chimica per l'insegnamento della chimica e la sostituisca con altro. Agli alunni degli istituti tecnici e professionali, nei futuri decenni, i docenti chimici potranno dire "siete fortunati che sia un docente di chimica laureato in discipline chimiche ad insegnarvi la chimica, i vostri coetanei dei licei, invece, per la quasi totalità dei casi..

 
30/07/2010 - Viva il laboratorio .. abrogato (enrico maranzana)

"La chimica si studia in laboratorio: in aula si fanno esercizi!" è un'affermazione che dipinge una scuola che non c'è e, nei fatti, NON SI VUOLE CHE CI SIA. I regolamenti di riordini dei licei, infatti, indicano "l'uso costante del laboratorio per l'insegnamento delle materie scientifiche (non solo della chimica!) "come punto fondamentale e imprescindibile", enunciato sterilizzato prontamente dagli stessi estensori dei documenti di riforma. Se l'attività laboratoriale avesse orientato il lavoro ministeriale, il documento avrebbe finalizzato i processi di apprendimento a "si pone problemi", "osserva", "seleziona", "ipotizza"... "redige" ... mentre invece, per l'area scientifica-matematica-tecnologica è stato stabilito che l'insegnamento deve mirare a far "comprendere il linguaggio", "possedere i contenuti", "essere in grado di usare criticamente strumenti informatici e telematici". In merito agli aspetti linguistici richiamo quanto è stato affermato nell'articolo: il linguaggio in laboratorio è uno strumento per cui, se usato impropriamente, non produce effetti. In tal caso è compito del docente valorizzare gli errori per stimolare la messa a punto delle competenze comunicative.