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SCUOLA/ Sabatini (Crusca): perché dopo le medie si disimpara l’italiano?

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Francesco Sabatini (Imagoeconomica)  Francesco Sabatini (Imagoeconomica)

 

Per quanto riguarda le “facce” di questa incapacità di scrittura, metterei in rilievo, tra i molti, un dato: anche in quella ridotta percentuale di alunni (solitamente dei licei) che hanno un uso grammaticale e lessicale discreto o buono, è fortemente difettosa la punteggiatura. Si dimostra così che una certa proprietà di lingua si conquista dall’ambiente sociale e/o dall’insieme degli studi, ma è sicuramente carente l’insegnamento per l’uso scritto.

 

Quali sono secondo lei le ragioni di questi risultati? Che cosa si può fare per porre rimedio a questo stato di cose?

 

Prescindendo da tutti gli altri aspetti di disagio generale e inefficienza dell’apparato scolastico italiano (nel suo complesso), e prescindendo anche dal rapporto scuola-famiglia e scuola-società circostante, una carenza così forte nella padronanza dell’uso scritto in chi percorre l’intero iter scolastico rimanda alla inadeguatezza dell’insegnamento della madrelingua nei vari ordini di scuola. Stando al confronto dei voti, il livello di competenza raggiunto dall’alunno al termine del primo ciclo delle Superiori (ovvero della scuola media) in seguito non migliora e spesso regredisce. C’è una spiegazione ben precisa: a lungo si è sostenuto che nel secondo ciclo non c’era molto spazio per lo studio della lingua, perché incombeva lo studio della letteratura. Grave errore, anche per lo studio diretto dei testi, letterari e no.  

 

Le sembra che i regolamenti e le indicazioni delle Superiori appena varati possano venire incontro alle nuove esigenze?

 

L’orientamento generale dei vari progetti di riforma del curricolo delle Superiori non ha mai premiato, negli ultimi anni, il settore dell’insegnamento dell’italiano. Quasi che si ritenesse che più di quello che si era sempre fatto in questo settore non c’era da fare. Per questo, nell’attuale fase di gestazione delle nuove “Indicazioni”, da parte dei linguisti italianisti si è insistito nel segnalare l’errore del passato: si è chiesto di inserire, in una riconsiderazione generale dell’impostazione della disciplina di “Italiano” nella Scuola superiore, una parte specifica di permanente cura dello sviluppo delle capacità linguistiche. Nella bozza che è stata diffusa per le consultazioni aperte al pubblico questa richiesta appare accolta. Ci auguriamo che non ci siano ripensamenti.

 

Può bastare un’indicazione del genere, per quanto esplicita, sulla carta dei “programmi”?

 

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COMMENTI
05/07/2010 - La visione sistemica, questa sconosciuta (enrico maranzana)

"C’è una spiegazione ben precisa: a lungo si è sostenuto che nel secondo ciclo non c’era molto spazio per lo studio della lingua, perché incombeva lo studio della letteratura. Grave errore, anche per lo studio diretto dei testi": un significativo esempio degli effetti derianti del privilegiare la conoscenza ai processi di maturazione di competenze. "Si è chiesto di inserire la disciplina di 'Italiano' nella Scuola superiore": la promozione delle competenze linguistiche è responsabilità che grava sull'intero corpo docente. Gli insegnamenti di matematica, filosofia, educazione fisica .. devono prevedere specifici obiettivi per conseguire tale meta. Ecco il punto dolente, figlio di una visione parcellizzata del servizio scolastico la cui unitarietà, che implica progettualità e coordinamento, è drammaticamente ostacolata dai nuovi regolamenti di riordino.