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SCUOLA/ Sabatini (Crusca): perché dopo le medie si disimpara l’italiano?

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Francesco Sabatini (Imagoeconomica)  Francesco Sabatini (Imagoeconomica)

 

Non basta, ma è un punto di partenza indispensabile, per tre motivi: per evitare alibi nell’impostazione dell’insegnamento del docente; per spingere l’editoria a produrre testi adeguati; e soprattutto per indurre l’università a fornire insegnamenti più appropriati a questo scopo nei piani di formazione dei futuri insegnanti. Quest’ultimo obiettivo richiede che nei concorsi di accesso all’insegnamento sia nettamente verificata la preparazione dei candidati all’insegnamentodella lingua italiana nei vari ordini di scuola, fino all’ultimo anno delle Superiori. Questa verifica non c’è mai stata, perché si è sempre scambiata la lingua (in tutta la varietà dei suoi usi e la sua tecnicità) con la letteratura (anzi, con la storia della letteratura) e con una generica preparazione “didattica”, e perché la linguistica italiana, disciplina giovane, non era molto familiare ai Commissari stessi.

 

Dopo questi risultati, potrebbero essere riviste le tipologie delle prove scritte, anche se a suo tempo furono un’innovazione a fronte del solo tema tradizionale?

 

Ritengo che le tipologie proposte siano ancora rispondenti e diano all’alunno la possibilità di orientare la propria produzione scritta secondo le proprie propensioni. Credo però che manchi un’adeguata pratica di queste stesse tipologie durante gli anni di studio. Sono istruttivi i dati relativi all’analisi del testo e al saggio basato su documenti forniti. Il primo tipo viene scelto da pochissimi, perché manca l’abitudine ad affrontare analiticamente un testo, specie se non noto in precedenza. Molti di quelli che scelgono il secondo tipo non utilizzano bene le fonti messe a disposizione: lo prendono come il solito tema da svolgere seguendo il filo delle proprie idee. Qualcuno, invece, fa un collage dei brani forniti senza estrarne e confrontarne le idee che contengono.

 

Ha saputo l’ultima? Un Commissario francese, Michel Barnier, ha proposto di escludere l’uso dell’italiano nella presentazione dei brevetti industriali. Che ne pensa?

 

Dopo tante altre occasioni in cui la lingua italiana è stata emarginata dagli usi ufficiali - concorsi, appalti - dell’Unione europea, è l’ennesimo tentativo in atto di farla arretrare ulteriormente. Fin quando non ci preoccupiamo di far usare bene l’italiano alle nostre giovani generazioni, ci meriteremo questo e altro.

 

 

 



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COMMENTI
05/07/2010 - La visione sistemica, questa sconosciuta (enrico maranzana)

"C’è una spiegazione ben precisa: a lungo si è sostenuto che nel secondo ciclo non c’era molto spazio per lo studio della lingua, perché incombeva lo studio della letteratura. Grave errore, anche per lo studio diretto dei testi": un significativo esempio degli effetti derianti del privilegiare la conoscenza ai processi di maturazione di competenze. "Si è chiesto di inserire la disciplina di 'Italiano' nella Scuola superiore": la promozione delle competenze linguistiche è responsabilità che grava sull'intero corpo docente. Gli insegnamenti di matematica, filosofia, educazione fisica .. devono prevedere specifici obiettivi per conseguire tale meta. Ecco il punto dolente, figlio di una visione parcellizzata del servizio scolastico la cui unitarietà, che implica progettualità e coordinamento, è drammaticamente ostacolata dai nuovi regolamenti di riordino.