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SCUOLA/ 2. I presidi, "anello mancante" del nuovo Regolamento

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

Mi auguro proprio che nessuno pensi ancora che si possa selezionare il merito con esami tipo quelli dell’università, che sono solo interrogazioni liceali più lunghe e hanno decisamente valore solo per accertare la conoscenza “cruda”. Nessun accenno a valutazioni autentiche basate sugli stessi parametri che gli stessi universitari (es. Comoglio, Castoldi e moltissimi altri italiani oltre ai grandi esteri) pretendono di veicolare alle scuole “inferiori”. Quanti docenti dell’università conoscono queste tecniche didattiche? Come potranno queste persone formare dei docenti credibili, che verranno a lavorare nelle scuole?

 

Io sono certo che anche le scuole sceglieranno se e con quale università collaborare, al fine di mantenere il loro profilo di offerta allineato al dichiarato. Non è possibile selezionare quanti sono già in servizio, ma è possibile non accettare tirocini da coloro che non si reputano all’altezza di “docere” per formare professionisti preparati all’insegnamento secondo le indicazioni nazionali attuali. Come sarà possibile predisporre percorsi di tirocinio senza la fondamentale presenta nello staff progettuale della figura del dirigente scolastico?

 

Non siamo più in un’epoca dove la scuola deve trasmettere informazioni: altri possono essere i luoghi dove reperire ciò di cui si necessita. Ormai il primo valore che passa nelle classi è l’esempio personale. Come è inserito questo fondamentale tassello all’interno dei percorsi di formazione universitaria? I professori delle università si pongono questo problema o sono solo capaci di lamentarsi perché i ragazzi che mandiamo loro non sanno scrivere o fare i conti? E pensare che ci arrivano dopo una selezione che dura cinque anni. Sono mai entrati un una classe attuale di una scuola media periferica o di un istituto professionale e poi in uno scrutinio? Hanno letto la lettera della scuola dove sono stati bocciati 16 su 33 alunni in prima superiore?

Benvenuti nel mondo reale, dove lo studio è una conquista, dove l’amore per la conoscenza deve partire dal docente per essere preso, per osmosi, dal discente. La motivazione è la chiave.

 

Pierluigi Alessandrini, dirigente scolastico

 

 

 



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COMMENTI
06/07/2010 - L'anello mancante che ha generato lo sfascio (enrico maranzana)

Significativo il richiamo all'etimologia di dirigente che afferma la natura della sua funzione: indicare la direzione a un apparato finalizzato, gerarchicamente strutturato e articolato. Richiamo essenziale che ci riporta agli abitanti di flatlandia che, imprigionati nel loro spazio bidimensionale, non colgono l'idea, la natura e le proprietà della sfera. Il sistema educativo, di istruzione e di formazione, sia nei POF consultabili in rete, sia nello scritto qui commentato, è appiattito sul solo momento operativo (l'insegnamento), ignorate le funzioni e le responsabilità di natura strategica e tattica. La sistematica elusione della legge può essere osservata, ad esempio, negli ordini del giorno del collegio dei docenti in cui non sono mai stati previsti gli adempimenti relativi alla definizione degli obiettivi educativi, alla formulazione di ipotesi per il loro conseguimento, alla misurazione e alla capitalizzazione degli scostamenti tra obiettivi e risultati. Il succo di quanto è scritto è: lasciamo le cose come stanno e cerchiamo di conquistare potere all'interno della gerarchia che comanda la scuola: comanda la scuola e non la governa.

 
06/07/2010 - Selezione nella primaria? (Gianfranco Porcelli)

Non vedo come si possa parlare di "una seleziobe che dura cinque anni". Bene o male che sia, da un pezzo la scuola elementare/primaria non seleziona più! Quando la frequentavo io, circa il 25% dei preadolescenti di età 11-14 anni erano alle elementari come ripetenti e solo il 10% frequentava la scuola media o di avviamento professionale. Ma parlo di circa 60 anni fa! Per il resto è vero, il ruolo dei presidi è delicato e sottovalutato.