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SCUOLA/ I nuovi docenti? No alla guerra ideologica tra scuola e università

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Ma il punto, al di là delle polemiche e delle frasi a effetto, non è qui neppure questo. Il punto è che le tre domande di Cominelli sono in linea di massima corrette: quali sono le competenze (ma non sarebbe meglio dire conoscenze?) che deve avere un insegnante, come se le può procurare e come se ne certifica il possesso.

 

Solo che, se si rilegge quel che sino a ora è scaturito dalla bozza Israel, e dalle democratiche mediazioni in virtù delle quali è stata modificata, si vedrà che a tali domande qui si risponde molto bene, e nel rispetto del detto pindarico: “anima mia, non aspirare a vita immortale, ma a compiere opere fattibili” (le sole, aggiungo, che tale vita immortale potranno forse procurare…).

 

L’esperienza pluriennale delle Scuole di Specializzazione per l’insegnamento è stata per tutti, università e scuola, significativa e importante: si è dimostrato che si può, e si deve, lavorare insieme per la formazione di una docenza seria e responsabile. È dunque necessario continuare una collaborazione che unisca alle finalità di approfondimento disciplinare quelle competenze pedagogiche, didattiche, organizzative, relazionali e comunicative che caratterizzano il profilo formativo e professionale del docente.

 

Questo è garantito dalla bozza Israel, dove le due esigenze, quella di introdurre a saperi complessi e a metterli in pratica nelle scuole, sono armonizzate senza mai, come Cominelli sembra voler fare, metterle in contrapposizione, facilitando al contrario uno sviluppo armonico e complementare dei due aspetti, entrambi essenziali per la formazione degli insegnanti.

 

L’università, seguendo il proprio fine istituzionale, deve garantire per l’intero percorso che lo studente acquisisca le necessarie conoscenze disciplinari per le diverse classi di abilitazione, acquisendo al tempo stesso, tra laurea magistrale e tirocinio, un certo numero di crediti relativi alle competenze pedagogiche.

 

Infine, un ampio tirocinio nelle scuole, seguiti da insegnanti accoglienti, permetterà allo studente di “praticare” la classe, di conoscere le dinamiche concrete dell’insegnamento. Il percorso non è infinito, ma è quello richiesto da tutte le professioni alte e specializzate come, in qualsiasi ordine e grado di scuola, deve essere quella dell’insegnante: cinque anni di università e un anno di tirocinio, svolto e organizzato in collaborazione costante tra università e mondo del lavoro.

 

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COMMENTI
07/07/2010 - I veri maestri (Patrizia Truffa)

Vorrei ricordare che "vocazione, passione e sapere" molte volte ci sono stati insegnati proprio dai nostri professori universitari. Non era retorica chiamarli "maestri" perchè ci insegnavano con quanto amore, con quanta intelligenza, con quanta dedizione si dovessero preparare le lezioni e ci si dovesse occupare degli studenti. Siamo sicuri che anche oggi l'università offra questi modelli?

 
07/07/2010 - Vogliamoci bene .. e lasciamo le cose come sono (enrico maranzana)

L'esortazione conclusiva: "Combattere ipotesi 'minimalistiche', che non rispettano l’alto compito, culturale, civile e morale, che gli insegnanti sono chiamati a compiere" e la specificazione del percorso di formazione professionale del docente: "Quali sono le competenze (ma non sarebbe meglio dire conoscenze?) che deve avere un insegnante, come se le può procurare e come se ne certifica il possesso?" sono in rotta di collisione. Per ridurre il rischio di banalizzare "l'alto compito" sarebbe stato necessario abbandonare l'obsoleto modello di scuola trasmissivo, specialistico, su cui si fonda l'argomentazione, per seguire la via democratica che ha inizio dalla conoscenza e dal rispetto della legge. Quale rilevanza ha avuto, all'interno dei nuovi regolamenti/delle indicazioni/del percorso formativo del docente, la norma che finalizza il sistema educativo di istruzione e di formazione alla promozione delle capacità dei giovani ATTRAVERSO la conoscenza? Notazione che mette in pieno risalto il significato e la pericolosità della frase "Tutto il resto è ideologia, e non vale la pena parlarne". Significativo anche il fatto che l'accento è posto sulla complessità della conoscenza; il fatto che il governo di una scuola finalizzata alla promozione dell'apprendimento è un problema di dimensioni smisurate e che deve essere affrontato nel rispetto della dottrina dell'organizzazione, non è percepito.