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SCUOLA/ I nuovi docenti? No alla guerra ideologica tra scuola e università

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La democrazia, senza dubbio, come scrive Cominelli sul Sussidiario dello scorso 29 giugno, ha le sue lentezze, rese necessarie dalle mediazioni. D’altra parte, quando tali lentezze vengono a intralciare legittime aspettative di migliaia e migliaia di giovani, esse divengono arbitrio, segno di procedimenti che dovrebbero essere resi meno complicati, comprensibili per il cittadino e, appunto, per studenti che affrontano ora il terzo anno di attesa dopo la chiusura delle SSIS.

 

Il provvedimento è stato discusso, emendato, modificato: che ora si trasformi, in tempi brevi, in normativa, è indispensabile e doveroso. Per comprendere come qualsiasi altro ritardo sarebbe ritenuto ingiustificabile, proprio per rispetto dei diritti che una democrazia deve garantire ai cittadini, basterebbe interrogare gli studenti e frequentare quotidianamente le aule universitarie. Tutto il resto è ideologia, e non vale la pena parlarne.

 

Allo stesso modo sarebbe paradossale che un laico ricordasse a Cominelli come il buon senso cattolico, che guarda alle opere, e che è attento al nesso tra azione e circostanze, in molti casi, in quelli della vita e del lavoro, abbia maggior valore rispetto alle esigenze “protestanti” del Beruf: non dobbiamo giustificare, come Weber che Cominelli cita, il rapporto tra l’etica protestante e lo spirito delcapitalismo, ma soltanto formare buoni insegnanti.

 

Questi insegnanti saranno tanto più bravi quanto più sapranno coniugare vocazione, passione, sapere: ma ciò riguarda la loro coscienza, non chi cerca di costruire leggi e normative che devono rispettare le esigenze di tutti i cittadini, qualunque siano le loro motivazioni. Per cui ben venga la vocazione, ma non è questo il punto.

 

Il punto non è neppure l’ennesimo luogo comune sull’università: lasciamo, per favore, a certi giornali scandalistici l’immagine del “barone” affamato di cattedre. A parte che, con la formazione degli insegnanti, non si potrà acquisire neppure un “posto” in più per la docenza, e tutto dovrà essere portato a termine con le attuali risorse (il provvedimento che è scaturito dalla Commissione Israel in ciò modifica alla radice la normativa delle SSIS), forse Cominelli non sa che le università italiane hanno sempre meno docenti e il ritmo di decrescita è inquietante, anche per i destini della ricerca e della formazione culturale dei giovani.

 

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COMMENTI
07/07/2010 - I veri maestri (Patrizia Truffa)

Vorrei ricordare che "vocazione, passione e sapere" molte volte ci sono stati insegnati proprio dai nostri professori universitari. Non era retorica chiamarli "maestri" perchè ci insegnavano con quanto amore, con quanta intelligenza, con quanta dedizione si dovessero preparare le lezioni e ci si dovesse occupare degli studenti. Siamo sicuri che anche oggi l'università offra questi modelli?

 
07/07/2010 - Vogliamoci bene .. e lasciamo le cose come sono (enrico maranzana)

L'esortazione conclusiva: "Combattere ipotesi 'minimalistiche', che non rispettano l’alto compito, culturale, civile e morale, che gli insegnanti sono chiamati a compiere" e la specificazione del percorso di formazione professionale del docente: "Quali sono le competenze (ma non sarebbe meglio dire conoscenze?) che deve avere un insegnante, come se le può procurare e come se ne certifica il possesso?" sono in rotta di collisione. Per ridurre il rischio di banalizzare "l'alto compito" sarebbe stato necessario abbandonare l'obsoleto modello di scuola trasmissivo, specialistico, su cui si fonda l'argomentazione, per seguire la via democratica che ha inizio dalla conoscenza e dal rispetto della legge. Quale rilevanza ha avuto, all'interno dei nuovi regolamenti/delle indicazioni/del percorso formativo del docente, la norma che finalizza il sistema educativo di istruzione e di formazione alla promozione delle capacità dei giovani ATTRAVERSO la conoscenza? Notazione che mette in pieno risalto il significato e la pericolosità della frase "Tutto il resto è ideologia, e non vale la pena parlarne". Significativo anche il fatto che l'accento è posto sulla complessità della conoscenza; il fatto che il governo di una scuola finalizzata alla promozione dell'apprendimento è un problema di dimensioni smisurate e che deve essere affrontato nel rispetto della dottrina dell'organizzazione, non è percepito.