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SCUOLA/ Quando italiano e matematica c’entrano con la vita. Storie di un’"In-presa" per tutti

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

 

«Per me la scuola è la mia casa, perché mi sento accolta. Appena arrivata a scuola mettevo alla prova i professori e i tutor… ringrazio molto la scuola perché adesso ho dei veri amici e delle persone che mi vogliono per quello che sono e non per quello che dimostro». (Claudia)

 

Un’accoglienza grazie alla quale è possibile, così, affrontare qualsiasi avventura, dal lavoro (sin dal secondo anno i ragazzi vanno in stage) allo studio: «Comunque ti sono grata, perché grazie a te non solo io, ma tanti altri ragazzi dopo aver avuto delle delusioni scolastiche possono venire qui a trovare riparo come in un grande ombrello. So che non potrai leggere la mia lettera, ma so che saresti orgogliosa di ognuno di noi che è passato a In-presa… In questi tre anni (ero stata bocciata in un altro istituto) ho capito che non ero io che non volevo andare a scuola prima, ma era la scuola che non era così interessata a farmi imparare». (Claudia)

 

Viene in mente la provocazione di Appelfeld: «Non vale la pena di rovinare una vita intera per un po’ di matematica. A scuola, come nel gregge, c’è chi comanda e chi segue. Al posto di un figlio che segue, ho un figlio il cui cuore domanda» (A. Appelfeld, Tutto ciò che ho amato, Giuntina, p. 205). Certo che è una provocazione, perché la scuola è che attraverso la matematica, l’italiano, l’inglese, il laboratorio possano essere suscitati “cuori che domandano”: «Ad In-presa ho professori che si interessano di ogni singolo alunno e mi è venuta voglia di studiare e mettendo in moto il mio cervello ho scoperto di essere una ragazza profonda e volenterosa di imparare» (è sempre Claudia).

Una matematica, un italiano, un inglese, un laboratorio che mostrino la pertinenza con l’esistenza, che facciano luce sulla realtà.

 

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COMMENTI
08/07/2010 - scuole professionali (nicola itri)

Sono belle queste parole dei ragazzi che hanno avuto "l'occasione" di frequentare la scuola professionale In-presa. Ho avuto l'opportunità di conoscere un'altra scuola professionale simile a quella di In-presa, a Inveruno, in Lombardia, e penso che in Italia l'istruzione professionale necessiti indubbiamente di queste scuole, non necessariamente statali, sorte in Lombardia, ma presenti già in tutto il territorio nazionale, dove l'attenzione alla persona è coniugata ad una sera preparazione professionale dei ragazzi.

 
08/07/2010 - Interpretare i messaggi, cardine dell'insegnamento (enrico maranzana)

"Attraverso la matematica, l’italiano, l’inglese, il laboratorio possano essere suscitati cuori che domandano" non sintetizza quanto illustrato che invece si caratterizza per il prima "c’ero io, (poi) la scuola e delle persone pronte a venirti incontro". Si tratta di un nodo critico, che origina il gran rifiuto che si manifesta nel momento in cui, negli ultimi anni della primaria, si inizia a chiedere ai bambini di ADEGUARSI alla conoscenza disciplinarmente strutturata. I cuori che domandano esigono risposte da ricercare all'interno delle discipline (prima il problema poi la conoscenza), i cuori che esprimono tensioni cognitive devono essere aiutati a formulare precise domande (la specificazione del risultato da conseguire genera motivazione), i cuori che domandano devono essere affiancati in laboratorio per percorrere rigorosi itinerari di ricerca (per un'immagine delle discipline non appiattite sul solo aspetto delle conoscenze (A. Einstein diceva essere cosa morta) ma che metta in risalto la sua evoluzione fatta di problemi e di metodi risolutivi). Stridente appare il contrasto con quanto vivono gli studenti in classe: è premiato chi segue puntualmente la via tracciata dal docente che utilizza il laboratorio come momento di verifica delle teorie che illustra cattedraticamente, che usa i nuovi mezzi di comunicazione come le LIM, per consolidare il tipico rapporto medico-paziente.