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SCUOLA/ L’allarme della maturità: chi insegnerà agli studenti a scrivere?

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La tipologia B va per la maggiore all’esame solo perché lo studente medio ha la sensazione di poter scegliere più liberamente l’argomento e così, se chi corregge si dimostra appena pretenzioso, sono dolori.

L’articolo di giornale è per sua natura leggero, non vuole dimostrare ma emozionare (e lo stile ne consegue); è permesso esagerare; è permessa l’analogia; è permesso il paradosso. L’articolo deve essere asistematico, deve avere un attacco che invogli alla lettura, può non riferirsi ad alcun documento, deve depositare nel lettore un messaggio non strutturato, ma chiaro; deve indurre ad una tesi.

Dunque non è indispensabile confrontarsi con le citazioni proposte dall’ispettore che ha predisposto le tracce. Si può persino prendere posizione nei loro confronti citandole come inadeguate, ma in un articolo meglio ignorarle.

 

Il titolo è fondamentale: Leggero come un articolo, pesante come la storia. Il saggio breve deve avere struttura: benvenute le titolazioni interne; ma è assurdo chiamare saggio breve le tre mezze colonne di foglio protocollo che corrispondono grosso modo a una cartella word; e invece le consegne allegate al testo ministeriale lo pretendono.

Le titolazioni non le vedo mai e men che meno vedo saggi che sostengono una tesi. Cos’è un saggio senza una tesi? Come si fa a sostenere una tesi se si è costretti ad usare le citazioni da baci Perugina costruite per non far torto a nessuno e, il più delle volte, non dire nulla?

Io non so di chi sia la colpa, ma che il materiale documentario ridotto ad aforisma o poco più non funzioni è del tutto evidente. In uno dei temi di quest’anno ho letto la seguente frase: come sostiene Immanuel Kant nel suo articolo“per la critica della ragion pura” …

 

Ridare la prima prova alla commissione

 

Occorre una scelta drastica: il materiale per il saggio breve non può venire da Roma. O Roma dice alle commissioni di cercare materiale in loco e metterlo a disposizione come si fa per le prove pratiche dell’istruzione artistica, oppure Roma decide che la prima prova la formulano direttamente le commissioni che, finalmente, potranno tener conto del documento del 15 maggio e tarare la prova su di esso (scelta degli argomenti, scelta dei documenti).

Questa ipotesi si sposerebbe bene con l’esigenza di passare alla III prova nazionale gestita dall’Invalsi (prima prova alle commissioni e le altre due al centro). Il prossimo anno la cosa sarebbe praticabile senza grandi traumi visto che, nella sequenza delle alternanze, la prima prova dovrebbe spettare agli interni.

 

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COMMENTI
10/07/2010 - Quando insegnare a scrivere? (Patrizia Truffa)

Condivido solo in parte le considerazioni dell'autore dell'articolo (ad esempio, so quanto mi costa produrre dossier per sviluppare la capacità di scrivere in modo documentato e per evitare le citazioni troppo brevi, perciò pavento che per l'ennesima volta si scarichi sui docenti volenterosi - ne basta uno per istituto, no? - questo lavoro che già conducono per tutto il triennio! Si dica con chiarezza al ministero che devono proporre meno testi, meno stimoli, ma articolati e complessi!), ma sono assolutamente d'accordo che la scrittura debba essere insegnata attraverso esperienze, correzioni, revisioni e riscrittura. Mi chiedo, però, se la riduzione di un'ora di italiano in quasi tutti i bienni vada in questa direzione e se il nutritissimo programma di letteratura del triennio - ovviamente con la lettura diretta dei testi da effettuare non certo a casa - consenta di attivare dei veri e propri laboratori di scrittura. Si pensa di affidare tutto al volontariato pomeridiano di docenti e studenti motivati?

 
09/07/2010 - Travi e pagliuzze (enrico maranzana)

"A scuola bisogna insegnare a scrivere; cogliere ogni occasione per stimolare a farlo".. è un preside che lo scrive, col tipico piglio dei dirigenti scolastici che si sentono al di sopra delle parti, invece .. se all'ordine del giorno del collegio dei docenti (come prescrive la legge) avessero inserita "la programmazione degli obiettivi", fossero state ricercate forme per "valutare l'efficacia" dell'azione educativa e "opportune misure per "migliorare l'attività scolastica" le rilevazioni delle competenze dello scrivere avrebbe dato esito molto, molto diverso. E ancora .. se ai consigli di classe fosse stato chiesto di improntare la loro azione al "coordinamento didattico" e, nel caso in parola, alla messa a punto di azioni convergenti verso la promozione delle competenze del comunicare, sarebbero stati valorizzati il punto di vista storico, letterario, matematico, geografico .. e.. quale salto qualitativo avrebbe fatto il servizio. L'elusione del dettato legislativo deriva dal fatto che tutti gli operatori della scuola non hanno il coraggio e la professionalità d'abbandonare il vecchio, obsoleto, disarticolato modello di scuola fondato sulla mera trasmissione delle conoscenze disciplinari.