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SCUOLA/ L’allarme della maturità: chi insegnerà agli studenti a scrivere?

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Ho fatto il Presidente in un IGEA (tecnico commerciale) e ho visto lo scritto di economia aziendale con i prospetti di bilancio fatti rigorosamente e obbligatoriamente a mano con lo studente che, invece di concentrarsi sulla struttura e sui nessi tra le diverse celle, deve prestare attenzione ad inventare numeri plausibili e che alla fine quadrino. Far usare Excel è troppo?

Aggiungo una proposta rivoluzionaria che è tale solo in un paese in ritardo storico nell’uso delle nuove tecnologie.

Vogliamo introdurre pian piano la possibilità di scrivere con un programma di trattamento testi e contemporaneamente introdurre nell’insegnamento la modalità struttura che è presente in Word dai tempi di Windows 3.1?

La modalità struttura farebbe bene a molti manager nella impostazione delle relazioni e farebbe bene a molti docenti nella documentazione del proprio lavoro. Essa insegna ad organizzare un tema, permette di ripensare e spostare una argomentazione, insegna a titolare e a dare uno schema logico alla esposizione del pensiero. Insomma dovrebbe essere al centro di un laboratorio di scrittura.

 

La storia scritta e raccontata

 

Tipologia C: grande entusiasmo degli ex AN perché finalmente le foibe sono uscite dal silenzio. Ci si contenta di poco, visto che il tema storico, che di solito non fa quasi nessuno, questa volta è stato del tutto ignorato.

La colpa non è né dei “professori di sinistra” che ignorano le foibe (come ha scritto qualche deluso su facebook), né dell’argomento, presentato in modo particolarmente specifico nella formulazione.

Al massimo ciò può aver contribuito a far passare le preferenze al tema storico dal 2,6 % dell’anno scorso allo 0,9% di quest’anno, ma in entrambi i casi la conclusione è che su 100 giovani maturandi solo da 1 a 2 fanno il tema di storia.

Nessuno fa il tema di storia perché in pochi insegnano ad amare la storia e la maggioranza la trasforma in una materia da studiare. La insufficienza in storia diventa una ragione per bocciare (non per la gravità della lacuna) ma perché se è insufficiente anche in storia vuol dire che non studia ed è da bocciare. Non mi è mai capitato di sentire una insufficienza motivata dicendo non ragiona e non capisce la storia.

I libri di storia sono sempre più belli e, probabilmente, complicati da usare per via degli apparati iconografici e documentari, degli schemi, delle tabelle, delle cartine. Il libro è pensato per consentire una lettura a molti livelli: libri sempre più grandi, sempre più colorati, con la riproduzione dei documenti originali, che nessuno legge.

 

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COMMENTI
10/07/2010 - Quando insegnare a scrivere? (Patrizia Truffa)

Condivido solo in parte le considerazioni dell'autore dell'articolo (ad esempio, so quanto mi costa produrre dossier per sviluppare la capacità di scrivere in modo documentato e per evitare le citazioni troppo brevi, perciò pavento che per l'ennesima volta si scarichi sui docenti volenterosi - ne basta uno per istituto, no? - questo lavoro che già conducono per tutto il triennio! Si dica con chiarezza al ministero che devono proporre meno testi, meno stimoli, ma articolati e complessi!), ma sono assolutamente d'accordo che la scrittura debba essere insegnata attraverso esperienze, correzioni, revisioni e riscrittura. Mi chiedo, però, se la riduzione di un'ora di italiano in quasi tutti i bienni vada in questa direzione e se il nutritissimo programma di letteratura del triennio - ovviamente con la lettura diretta dei testi da effettuare non certo a casa - consenta di attivare dei veri e propri laboratori di scrittura. Si pensa di affidare tutto al volontariato pomeridiano di docenti e studenti motivati?

 
09/07/2010 - Travi e pagliuzze (enrico maranzana)

"A scuola bisogna insegnare a scrivere; cogliere ogni occasione per stimolare a farlo".. è un preside che lo scrive, col tipico piglio dei dirigenti scolastici che si sentono al di sopra delle parti, invece .. se all'ordine del giorno del collegio dei docenti (come prescrive la legge) avessero inserita "la programmazione degli obiettivi", fossero state ricercate forme per "valutare l'efficacia" dell'azione educativa e "opportune misure per "migliorare l'attività scolastica" le rilevazioni delle competenze dello scrivere avrebbe dato esito molto, molto diverso. E ancora .. se ai consigli di classe fosse stato chiesto di improntare la loro azione al "coordinamento didattico" e, nel caso in parola, alla messa a punto di azioni convergenti verso la promozione delle competenze del comunicare, sarebbero stati valorizzati il punto di vista storico, letterario, matematico, geografico .. e.. quale salto qualitativo avrebbe fatto il servizio. L'elusione del dettato legislativo deriva dal fatto che tutti gli operatori della scuola non hanno il coraggio e la professionalità d'abbandonare il vecchio, obsoleto, disarticolato modello di scuola fondato sulla mera trasmissione delle conoscenze disciplinari.