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SCUOLA/ L’allarme della maturità: chi insegnerà agli studenti a scrivere?

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Ho finito le superiori nel 1965 e noi timidamente chiedevamo di sapere del fascismo e della II guerra mondiale. Ora lo studio della contemporaneità è diventato obbligatorio, ma ti capita che uno studente scelga di aprire il colloquio parlando degli anni ’50 e ’60 e non sappia letteralmente nulla della decolonizzazione e del movimento dei non allineati come se in quel periodo fossero esistite solo la guerra fredda prima e il crollo del comunismo poi.

La cosa che trovo paradossale è che la storia sia abbastanza gettonata nella scelta dell’argomento di apertura mentre scompaia nella prova scritta sia nella tipologia C sia nella B. Probabilmente viene vista come una materia da figurine Panini che si presta bene all’approfondimento tematico (si fa per dire), che consente di farsi tirare per la giacca su diversi versanti (e qui mi collego a Diritto, e qui mi collego ad Inglese, e qui mi collego a Padre Pio), ma non corrisponde mai ad una occasione vera per far interagire conoscenze provenienti da ambiti diversi, occasione per approfondire e capire (la geografia, la scienza politica, l’economia, la storia della scienza e della tecnica, il costume, …).

 

Per concludere

 

Ho visto avanzare da più parti la proposta di tornare al passato e cioè al vecchio tema general generico (tipologia D) che, nella maggior parte dei casi, si caratterizza come fiera della banalità.

Dissento e dissento profondamente. Servono due riforme.

1. A scuola bisogna insegnare a scrivere; cogliere ogni occasione per stimolare a farlo; remare contro la cultura dei messaggini; usare tutte le forme di scrittura tarandole sull’età degli interlocutori; affidare l’incarico di occuparsene non solo ai docenti di Italiano; assegnare temi la cui scrittura possa anche durare un mese (quando a monte ci deve essere un lavoro di documentazione); far usare le nuove tecnologie; insegnare a riassumere; insegnare a strutturare; insegnare a trasformare un saggio in un articolo.

2. La prova in Italiano, in corso d’anno e all’esame, deve essere coerente al punto precedente e dunque multiforme nelle tipologie e negli strumenti tecnologici, tarata sulle caratteristiche generali e specifiche della Istituzione Scolastica, sensata rispetto alle competenze tecniche che ogni tipo di scuola deve avere nella sua mission. Infine deve consentire allo studente il poter scegliere perché scrivere è un piacere; se non è un piacere che gusto c’è?

 

Claudio Cereda, DS ITIS Hensemberger - Monza

 

 

 



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COMMENTI
10/07/2010 - Quando insegnare a scrivere? (Patrizia Truffa)

Condivido solo in parte le considerazioni dell'autore dell'articolo (ad esempio, so quanto mi costa produrre dossier per sviluppare la capacità di scrivere in modo documentato e per evitare le citazioni troppo brevi, perciò pavento che per l'ennesima volta si scarichi sui docenti volenterosi - ne basta uno per istituto, no? - questo lavoro che già conducono per tutto il triennio! Si dica con chiarezza al ministero che devono proporre meno testi, meno stimoli, ma articolati e complessi!), ma sono assolutamente d'accordo che la scrittura debba essere insegnata attraverso esperienze, correzioni, revisioni e riscrittura. Mi chiedo, però, se la riduzione di un'ora di italiano in quasi tutti i bienni vada in questa direzione e se il nutritissimo programma di letteratura del triennio - ovviamente con la lettura diretta dei testi da effettuare non certo a casa - consenta di attivare dei veri e propri laboratori di scrittura. Si pensa di affidare tutto al volontariato pomeridiano di docenti e studenti motivati?

 
09/07/2010 - Travi e pagliuzze (enrico maranzana)

"A scuola bisogna insegnare a scrivere; cogliere ogni occasione per stimolare a farlo".. è un preside che lo scrive, col tipico piglio dei dirigenti scolastici che si sentono al di sopra delle parti, invece .. se all'ordine del giorno del collegio dei docenti (come prescrive la legge) avessero inserita "la programmazione degli obiettivi", fossero state ricercate forme per "valutare l'efficacia" dell'azione educativa e "opportune misure per "migliorare l'attività scolastica" le rilevazioni delle competenze dello scrivere avrebbe dato esito molto, molto diverso. E ancora .. se ai consigli di classe fosse stato chiesto di improntare la loro azione al "coordinamento didattico" e, nel caso in parola, alla messa a punto di azioni convergenti verso la promozione delle competenze del comunicare, sarebbero stati valorizzati il punto di vista storico, letterario, matematico, geografico .. e.. quale salto qualitativo avrebbe fatto il servizio. L'elusione del dettato legislativo deriva dal fatto che tutti gli operatori della scuola non hanno il coraggio e la professionalità d'abbandonare il vecchio, obsoleto, disarticolato modello di scuola fondato sulla mera trasmissione delle conoscenze disciplinari.