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SCUOLA/ L’allarme della maturità: chi insegnerà agli studenti a scrivere?

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Leggero come un articolo, pesante come la storia

 

Di solito, durante gli esami di stato riesco a dedicarmi alla storia. Cominciò molti anni fa con la Storia dell’Italia Moderna di Giorgio Candeloro, poi sono venuti tanti altri sino ad Hobsbawm e recentemente Montanelli con la Storia d’Italia (di cui in questi giorni ho letto i volumi dal primo novecento al quarantatre scoprendo su Mussolini e la sua vicenda una serie di sottigliezze che erano sfuggite alla mia formazione originaria).

L’esame di Stato mi stimola su due versanti: l’estrema ignoranza degli studenti nei confronti dell’ultimo secolo, l’aria di rassegnazione dei docenti di lettere che, con l’eccezione di quelli di storia e filosofia, considerano la storia come la parente povera della letteratura.

Butto lì qualche considerazione (fuori dal mio paniere) sapendo di attirarmi qualche ostilità della serie “i fisici si occupino di fisica”.

 

L’analisi del testo

 

Tanto di cappello alla tipologia A; ma come mai è diventata una prova per amatori anche nell’ambiente colto dei licei (4,7% per il brano di Primo Levi)? Non sarà colpa di un malinteso senso della autonomia per cui i docenti, un po’ rassegnati, trasmettono il messaggio che “quelle cose lì non fanno per voi?”. La prova tecnica si sta riducendo a prova per una minoranza di licei e, al loro interno, per una minoranza di studenti.

Quando uscì mi parve un modo per dare un senso a tutto quello studio storico-letterario di cui faticavo a percepire la sensatezza. Fuori da un discorso sul testo mi pare che l’ambito letterario si esaurisca in chiacchiere per sentito dire, con lo studente che cerca di intuire cosa il commissario voglia sentirsi dire (riassunti di opere, inquadramenti sulla poetica con la risposta esatta che muta al cambiare della sensibilità del commissario, definizioni che tali non sono e che vengono invece pretese con precisione matematica).

 

Scrivere per il lettore

 

Tipologia B: saggio breve e articolo di giornale: due forme di scrittura e quattro ambiti. Nella testa di Berlinguer doveva essere la cosa più innovativa. Ma non è stato così. A scuola quasi nessuno si cimenta con dei brevi saggi (quelli veri, non i temi del prof. di lettere) e gli unici che scrivono articoli sono, quando va bene, i redattori del giornalino di istituto.

 

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COMMENTI
10/07/2010 - Quando insegnare a scrivere? (Patrizia Truffa)

Condivido solo in parte le considerazioni dell'autore dell'articolo (ad esempio, so quanto mi costa produrre dossier per sviluppare la capacità di scrivere in modo documentato e per evitare le citazioni troppo brevi, perciò pavento che per l'ennesima volta si scarichi sui docenti volenterosi - ne basta uno per istituto, no? - questo lavoro che già conducono per tutto il triennio! Si dica con chiarezza al ministero che devono proporre meno testi, meno stimoli, ma articolati e complessi!), ma sono assolutamente d'accordo che la scrittura debba essere insegnata attraverso esperienze, correzioni, revisioni e riscrittura. Mi chiedo, però, se la riduzione di un'ora di italiano in quasi tutti i bienni vada in questa direzione e se il nutritissimo programma di letteratura del triennio - ovviamente con la lettura diretta dei testi da effettuare non certo a casa - consenta di attivare dei veri e propri laboratori di scrittura. Si pensa di affidare tutto al volontariato pomeridiano di docenti e studenti motivati?

 
09/07/2010 - Travi e pagliuzze (enrico maranzana)

"A scuola bisogna insegnare a scrivere; cogliere ogni occasione per stimolare a farlo".. è un preside che lo scrive, col tipico piglio dei dirigenti scolastici che si sentono al di sopra delle parti, invece .. se all'ordine del giorno del collegio dei docenti (come prescrive la legge) avessero inserita "la programmazione degli obiettivi", fossero state ricercate forme per "valutare l'efficacia" dell'azione educativa e "opportune misure per "migliorare l'attività scolastica" le rilevazioni delle competenze dello scrivere avrebbe dato esito molto, molto diverso. E ancora .. se ai consigli di classe fosse stato chiesto di improntare la loro azione al "coordinamento didattico" e, nel caso in parola, alla messa a punto di azioni convergenti verso la promozione delle competenze del comunicare, sarebbero stati valorizzati il punto di vista storico, letterario, matematico, geografico .. e.. quale salto qualitativo avrebbe fatto il servizio. L'elusione del dettato legislativo deriva dal fatto che tutti gli operatori della scuola non hanno il coraggio e la professionalità d'abbandonare il vecchio, obsoleto, disarticolato modello di scuola fondato sulla mera trasmissione delle conoscenze disciplinari.