BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I test delle università pronti a smascherare le "magagne" della maturità

Pubblicazione:

Foto Fotolia  Foto Fotolia

La moscia copertura mediatica sugli esami di maturità si è spenta come ogni anno con i fuochi di artificio dei 110 e lode al Sud. A quanto pare l’ondata di serietà e di severità non è riuscita a sedare gli entusiasmi degli insegnanti calabresi e pugliesi per i loro giovani allievi. Neppure la moral suasion implicita nella piccola gogna mediatica che da due anni va in prima pagina sui giornali nazionali pare avere alcun effetto. Dopo qualche giorno, si impone la legge del “chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto” ed i beneficiati delle lodi passano all’incasso (letteralmente). Possiamo solo sperare nella prova standardizzata esterna annunciata per il 2012 e ribadita dal Ministro in questi giorni, prova che ogni anno si rivela sempre più indispensabile.

 

Un altro, forse più efficace, modo di sedare gli entusiasmi potrebbe essere quello di disattivarne gli effetti: prima di tutto quelli economici, quale il premio apposito istituito per “i lodati”, o l’esenzione per loro dalle tasse universitarie, decisa con discutibile tempestività in questi giorni dall’Università di Bologna. Ci sarebbero poi da disattivare effetti anche più significativi, quale l’attribuzione nei concorsi di differenti punteggi in relazione al voto ottenuto alla maturità. Gabbato lo santo, ora però comincia per alcuni un gioco più duro, quello dei test per l’ammissione alle Università.

 

Preparazione ad agosto e test a settembre. Pronti per la bisogna siti, libretti, corsi e tutoraggi che costituiscono un vero e proprio mercato con incorporato giro di affari. L’Università Bocconi mette in palio una parte dei posti disponibili addirittura ad aprile, selezionando in tal modo i giovani più avveduti, che giustamente non si preoccupano della maturità e pensano davvero al loro futuro. In una scuola ossessionata dall’uguaglianza formale, questo passaggio, cruciale per una fascia consistente di giovani, non è per niente trasparente e tutelato.

 

Eppure sono in gioco non solo e non tanto gli studi, quanto le future professioni, cioè una delle cose più importanti della vita. Una spiegazione per la scarsa pubblicità può essere quella che il giornalista politicamente corretto (e quelli che si occupano di scuola lo sono tutti) si appassiona solo ai problemi della fascia bassa. Qui invece sono i migliori che si cimentano, quelli che aspirano alla università o ai corsi a numero chiuso, che si sono dunque autoselezionati. E per questi non c’è compassione: vogliono la bicicletta? Pedalino!

 
 

CLICCA SUL SIMBOLO >> QUI SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
14/08/2010 - L'educazione personalizzata vs l'uniformità? (Sergio Palazzi)

Mi rendo conto che l'eliminazione dell'esame di stato sia tra le cose meno proponibili, qui ed ora, e che l'impostazione di Bruschi sia quella di una razionale impostazione di ciò che è possibile nella realtà; in ultima analisi, è una visione politica nel senso essenziale del termine. Le difficoltà evidenziate tuttavia sono inevitabili. Il perno della discussione è quello dei saperi minimi (termine peraltro equivoco) che si devono poter dare per garantiti e che devono poter essere valutabili su una base omogenea. Italiano e matematica? ok. Ma, se lo scopo è valutare la preparazione di un giovane adulto a fronteggiare la complessità dell'esistenza, anche solo per esercitare i diritti di cittadinanza, pure la fisica e la chimica, o il diritto o la storia dell'arte (per esemplificare), non si possono escludere: il cittadino dovrebbe essere consapevole, quando è chiamato a decidere con il voto di questioni essenziali, e deve avere una base culturale comune. Ma il punto è quali di queste competenze possano essere valutate quantitativamente per uno scopo operativo preciso: ammissione ad una certa facoltà, preparazione per una certa professione. In questo senso, pur senza cieca fiducia verso i test di ammissione, il modello della prova unificata va in crisi. L'idea stessa dell'educazione personalizzata confligge con l'omologazione delle verifiche. Qui ed ora, gli sforzi per trovare una chiave nuova sono politicamente meritori, ma il problema strutturale di fondo resta irresoluto.

 
13/08/2010 - una situazione assurda e poco equa (Tiziana Pedrizzi)

Vista la data,l'argomento deve essere scottante per suscitare tanta discussione...Vorrei precisare che del SAT ho solo detto che è molto citato;non mi sento abbastanza competente da darne un giudizio.Invece mi premeva sottolineare la caoticità e la sostanziale assurdità della situazione. Non è un caso che la discussione si focalizzi sulla futura prova standardizzata esterna della maturità che ritengo necessaria e che certo presenta elementi di criticità e di problematicità che chi di competenza dovrà sciogliere.L'unica cosa da non farsi è però non farne nulla.Sono d'accordo con Bruschi:libertà metodologica, ma presidio delle strumentazioni fondamentali.Del resto non a caso l'italiano e la matematica sono il core di questo tipo di valutazioni; anche lì è ovvio ci sono e saranno scelte discrezionali,ma quando non ce ne sono? La maturità d'antan? per carità!l'abbiamo subita e fatta tutti...e le nostre relazioni magari indignate, così come le programmazioni dei professori di inizio anno, si coprivano di polvere.

 
12/08/2010 - ancor@ bruschi, non per polemica, ma per chiarezza (Salvo Piccinini)

d'accordo sulla libertà metodologica (è uno dei presupposti dell'autonomia). però, per essere concreti, un mio collega insegna grammatica generativa: in un test invalsi con domande di tipo tradizionale, i ragazzi che hanno seguito quel tipo di insegnamento saranno svantaggiati; probabilmente non riconosceranno nemmeno la risposta corretta fra quelle proposte, perché le riterranno tutte ugualmente sbagliate dal loro punto di vista. non crede che questo sarà un danno? in secondo luogo, due anni sembrano un tempo inimmaginabile, mentre la scadenza è fin troppo prossima. capisco che non si può attendere a tempo indeterminato prima di attuare le riforme ma, per capire e preparare gli alunni, come saranno strutturati, concretamente i futuri test? italiano e matematica con le modalità formali del primo ciclo? analisi di un testo o anche domande di letteratura per verificare le conoscenze? multidisciplinari su tutte le materie dell'ultimo anno? tese a verificare abilità e competenze o anche conoscenze come date, fatti, successioni cronologiche ... non crede che sarebbe opportuno proporci al più presto dei modelli concreti di riferimento? sul sito dell'invalsi, infatti, non si trova molto in questo senso e fra noi docenti regna parecchia incertezza in merito. grazie

 
11/08/2010 - @piccinini (Max Bruschi)

Sì, la docimologia è prevista nell'ambito dell'area pedagogica comune a tutti i percorsi. Sul resto, condivido lo "schema" del SAT, che ovviamente può essere modulato secondo gradi diversi di difficoltà. C'è un punto che mi preme sottolineare. Le indicazioni nazionali indicano obiettivi da raggiungere, non didattiche da praticare. Tracciare la strada, una volta fissata la meta, spetta agli insegnanti. Per limitarci al latino: chiediamo una buona capacità di tradurre (possibilmente non in "itangliano"), commentare i testi e leggere scorrevolmente la prosa e almeno alcuni metri. Che ci si arrivi con il tantucci o con metodo "natura", ci è indifferente.

 
11/08/2010 - Il significato "politico" dell'esame di Stato (Salvatore Ragonesi)

Devo intervenire nuovamente per chiarire che l'argomento degli esami di Stato è talmente complesso da coinvolgere strutture,metodi,contenuti,criteri di valutazione,saperi e "sapori" della scuola italiana.Esso non può essere affrontato sulla base di una interpretazione monotematica,senza fare intervenire dialetticamente tutti gli altri elementi del sistema.Fondamentale è il significato "politico" che si intende attribuire ad una tale prova,in quanto da qui comincia il vero rinnovamento.E la prova finale non può essere concepita come una semplice verifica in itinere della preparazione culturale,delle capacità e delle competenze degli studenti.L'esame di Stato chiama in causa tutta l'azione di tutti gli operatori scolastici.Un tempo,in quella che qualcuno chiama la scuola gentiliana,la relazione finale obbligatoria del presidente di commissione sugli esami e sulla scuola perveniva al Ministero ed era attentamente vagliata e vi si riferiva non solo delle qualità degli esaminati,ma anche della loro scuola,dei loro insegnanti,del loro preside,della loro biblioteca,dei loro laboratori e dei loro esaminatori.Ciò presupponeva un'immersione non superficiale in quella scuola ed un profondo coinvolgimento nelle operazioni valutative.L'esame era un momento di autentica verifica complessiva ed era affidato ai migliori docenti nazionali.Qualcuno ha voluto smantellare uno strumento "gentiliano" davvero formidabile ed ha prodotto un grave danno.Altri pensano di introdurre piccole misure.

 
10/08/2010 - @ max bruschi (Salvo Piccinini)

non mi sembra che sia in discussione la preparazione della prof.ssa Pedrizzi, è piuttosto messa a tema la validità sia dell'attuale esame di stato che dei test d'ingresso all'università. non è, ad es., in discussione il SAT statunitense, ma i test che, concretamente, vengono somministrati nelle nostre facoltà (sono certo che bruschi abbia letto anche quelli). 1) la maturità. ammettiamo per un attimo l'esigenza di avere un test nazionale; ma su quali modelli di insegnamento? il docente di latino che ha insegnato seguendo l'Orberg ... il docente di italiano che ha utilizzato grammatica generativa ...? diranno ai propri alunni: finora abbiamo scherzato? gli alunni che hanno seguito quei metodi non saranno svantaggiati rispetto agli altri? 2) credo che a tutti stia a cuore la buona preparazione dei nostri alunni, ma proprio pensando a loro, non sarebbe stato più saggio ritardare l'ingresso della riforma? organizzando adeguati corsi di aggiornamento, ad es., mirando prima a cambiare la cultura valutativa dei docenti ... 3) mi professo ignorante rispetto alla riforma della sissis, ma non sarebbe auspicabile l'introduzione della docimologia come insegnamento obbligatorio per i futuri docenti? finora, infatti, i tirocinanti, pur preparati ed entusiasti, risultavano carenti proprio in quel settore, segno che nei percorsi universitari non vi era riservato particolare spazio.

 
10/08/2010 - Ma li avete visti i test SAT? (Max Bruschi)

Occorrerebbe conoscere prima di parlare o, meglio, di dibattere, visto che Tiziana Pedrizzi i test SAT li conosce molto bene. Ora, basta andare sul sito per farsi un'idea di come queste prove siano strutturate. Tanto per essere chiari, non si tratta solo del consueto test a risposta multipla di stampo esclusivamente nozionistico, ma di una prova che implica un certo uso della capacità di ragionamento. Discutibile il livello di difficoltà (parlo per le prove di inglese e storia, che ho provato sul sito), davvero bassino. Il test, anche quello SAT, resta comunque una prova incompleta: non a caso, l'accesso alle università anglosassoni è dovuto a un mix tra prove di accesso, valutazioni, referenze e colloqui... Appunto a un "mix" di prove occorre pensare, se si vuole (e si vuole) ripensare la maturità e introdurre una prova standard. PS, c'è liceo e liceo. Non si può paragonare, che so, la Juventus e la Solbiatese, pur essendo entrambe squadre di calcio. Come sanno i docenti universitari che le organizzano, chi frequenta un buon liceo passa in carrozza le prove di accesso a numero chiuso o le prove OFA. Per gli altri, non c'è lode che tenga.

 
10/08/2010 - ma il test misura le attitudini reali? (Salvo Piccinini)

il vero problema dei test d'ingresso all'università è la loro reale valenza in vista della futura professione. quando all'aspitante infermiere professionale o medico viene posta una domanda di "cultura generale" relativa alla letteratura italiana alla quale gli stessi docenti avrebbero difficoltà a rispondere, o gli si chiede di riflettere su astrusi filosofemi verbali, non solo si fa selezione in base al più astratto e rigido nozionismo, ma soprattutto non si permette ai candidati la dimostrazione delle proprie attitudini. chi misura la maggiore o minore disponibilità al contatto umano? il test a risposte multiple? se l'io si dimostra in azione ... allora bisognerebbe ammettere che tutto l'attuale sistema della selezione è oltremodo artificioso e intellettualistico.

 
10/08/2010 - Esami di maturità come verifica rigorosa (Salvatore Ragonesi)

Ritengo che la professoressa Tiziana Pedrizzi,attenta osservatrice della scuola autonoma,riponga eccessiva fiducia nei test di ammissione alle facoltà universitarie e non voglia prendere atto per un forte senso di pudore modernista,come del resto altri suoi colleghi antitradizionalisti,di ulteriori e diverse soluzioni che potrebbero comportare un profondo rivoluzionamento delle strutture scolastiche ed una ripresa di vitalità degli apprendimenti e dei saperi organizzati da più attrezzate e consapevoli modalità della didattica.Certo,stando così gli esami di maturità e non potendo più la scuola italiana disporre di quelle commissioni "totalmente esterne" che si formavano un tempo in sede ministeriale e con tutti i crismi della serietà scientifica e pedagogica,sarebbe bene orientarsi velocemente(vista la grave decadenza)verso la prova nazionale standardizzata,in attesa però di un recupero completo degli esmi come momento non formalmente rituale.Essi sono strumento di forte presa pedagogica e formativa a conclusione degli studi di scuola media superiore.Vi è in gioco non solo la qualità professionale delle nuove generazioni,ma anche il livello civile e culturale della nazione,ridotto ai minimi termini,perché il sistema formativo è stato spazzato dallo spappolamento autonomistico. Questo è il punto sul quale,mi pare,si debba maggiormente riflettere,specialmente da parte di coloro,come la Pedrizzi, che si sentono e sono la parte più vivace e impegnata dell'universo dei docenti.

 
10/08/2010 - Mettiamola così: aboliamoli per risparmiare! (Sergio Palazzi)

Pedrizzi come al solito centra il problema. La maturità non solo è sostanzialmente dannosa dal punto di vista della impostazione che da' ai percorsi di studio ed al fatto di andare a scuola solo per il pezzo di carta, ma non serve praticamente a nulla nemmeno nel merito della cosa in sè, ovvero consentire una valutazione omogenea del livello di preparazione. E' palese che i ragazzi di 5D e 5E, con un corpo docente diverso ma metà commissione in comune, già difficilmente hanno valutazioni interconfrontabili; e che ancora maggiori differenze ci saranno con quelli di 5A e 5B. A credere che le loro valutazioni siano omogenee e veridiche ci sono rimasti solo i giornalisti del genere descritto (come diceva qualcuno, quelli che si son messi a scrivere perchè in tutte le altre materie li bocciavano). Oltre, naturalmente, a ministeriali e legislatori. Non parliamo di confrontare i voti di un classico, o di un buon IT, dove sputi sangue per passare il 90, e di tante scuole, inclusi certi c.d. licei, dove le cose vanno come sappiamo: e non solo in località pirandelliane o camilleriane, magari basta traversare la strada. Ma se il problema della scuola è tagliare sulle spese, cari ministri, pensate al risparmio pazzesco che si potrebbe avere, con decorrenza immediata, abolendo tutti gli esami finali? Alla peggio, renderli volontari (e centralizzati), ad uso dei masochisti. Tanto, come ammissione ad università serie o selezione al lavoro, è da una vita che al voto non ci crede più nessuno.

 
10/08/2010 - Alcune semplici idee per migliorare l'esame di Sta (Paolo Fasce)

Il tema della valutazione all'esame di Stato, della corrispondenza tra preparazione e voto finale, è stato sviluppato con una serie di interventi chiamati "botta e risposta" sul sito della rivista TuttoScuola (http://www.tuttoscuola.com/cgi-local/disp.cgi?ID=23506) al quale rimando per interessanti approfondimenti sul tema.

 
10/08/2010 - generazione cepu (alessandra fedeli)

i test per l'accesso all'università sono soltanto una grossa ingiustizia foriera di lauti guadagni per gli istituti che preparano ad affrontarli.......quanto al livello culturale delle generazioni che si affacciano all'università chiedete alle televisioni penose del premier....che infatti va al cepu. schifo.