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SCUOLA/ Anche l’homo sapiens "digitale" avrà bisogno di maestri...

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 Se tutto ciò porterà ad una “digital wisdom” – alla sapienza digitale - o ad una schiavitù tecnologica invasiva, come rispettivamente prevedono utopici e distopici, non siamo in grado di prevedere. In ogni caso, è alla radice di questo dilemma che incontriamo i New Millennium Learners, in parole povere, i nostri figli. Una cosa è certa: i sistemi educativi tradizionali, quali abbiamo ereditato dalla seconda metà del ‘700, sono strutturalmente incapaci di affrontare i problemi dell’educazione dell’homo sapiens digitale, cioè delle generazioni cui si spalancano davanti grandi potenzialità di sviluppo umano accelerato e corrispondenti rischi. E’ anche prevedibile che la loro educazione sarà sempre meno delegata ad apparati specializzati centralizzati; sarà piuttosto una funzione condivisa, diffusa e esercitata lungo linee plurali e gangli molteplici della società della conoscenza.


C’è tuttavia una condizione antropologica e culturale preliminare della “Personalising Education”. Se le “generazioni educanti” hanno paura del tempo presente, se il futuro è percepito come una minaccia, se stanno chiuse in un tradizionalismo rancoroso e ossessivo – magari in nome di nobili valori da preservare nella corrente tumultuosa del tempo – allora accadrà - sta già accadendo - che le generazioni da educare andranno in solitudine verso il futuro. Respingeranno gli educatori. Nelle scuole accade già ora quotidianamente, allorché apprendimenti e insegnamenti si allontanano reciprocamente secondo linee di frattura. Se una generazione non ama il tempo storico in cui si trova collocata, non è in grado di educare.

 

Il futuro, certo, non è una disciplina che si possa insegnare; ci si va incontro, solo se qualcuno ti passa il testimone del passato storico e logico dell’umanità. Ma il passaggio ha successo solo se c’è una pre-comprensione empatetica del presente/futuro delle giovani generazioni. La dinamica tra le generazioni vede oggi i figli naturalmente protesi verso il futuro e i padri che lo scrutano come un abisso oscuro. Per dare ai giovani il passato che non hanno, così da portarli all’altezza del presente storico – questa è l’educazione! - occorre amare il loro presente/futuro.

 

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COMMENTI
13/08/2010 - Digital Homo , Digital Brain (Daniele Prof Pauletto)

da una parte si muovo le nuove generazioni 2000+, i nativi digitali,dall'altra " la statica reiterazione inerziale della vecchia scuola percepita dagli studenti come come inutilmente complicata, noiosa, rigida"...... "la scuola rischia di essere messa fuori gioco ... (vedi indagine Censis 2009) percepita come un'istituzione inutile ? " "i nativi digitali nati nel terzo millenio ... immersi in una società sempre più anziana,come guarderanno i lo prof ? " "...se il modello del docente tradizionale è in crisi di fronte agli studenti di oggi, cosa succederà tra 10 anni ?" ..... " Se la scuola resterà la stessa di oggi è facile prevedre che rischierà di diventare un colossale ente inutile ...deligittimato nella sua funzione di principale agente della formazione delle nuove generazioni..." si parla infatti di emergenza educativa ....... C'è la necessità di sintonizzare i programmi scolastici con le caratteristiche della generazione 2000+ ( M2 Generation )...... http://relazioninelweb.blogspot.com/

 
11/08/2010 - Tecnica a parte... (claudia mazzola)

Credo sia ancora lo sguardo che educa di più. Ieri io, Gianfranco e Carla andiamo dalle Clarisse Cappuccine, per dar loro un busto di marmo bianco di s.Chiara. Aspettiamo la Madre superiore in una stanza, dietro la griglia si aprono le ante ed appare una bella suorina, somigliava al busto, la mitezza in persona, i suoi occhi colmi di luce e sfavillanti come non ho mai visto, mi hanno fatto sentire in cuore tutto l'universo. Che lezione!

 
11/08/2010 - A proposito di "maestri" (Anna Di Gennaro)

Ringrazio l'instancabile Autore del testo "La caduta del vento leggero", edito da Guerini nel 2008, ma pur sempre attuale, per questa nuova lezione on line, degna di un corso universitario. Di quel prezioso libro, sottotitolato "Autobiografia di una generazione che voleva cambiare il mondo", credo sia utile riportare qui una citazione esplicativa di Walter Benjamin: "C'è un'intesa segreta tra le generazioni passate e la nostra: noi siamo stati attesi sulla terra".

 
11/08/2010 - Chi impedisce il cambiamento della scuola? (enrico maranzana)

E' proprio vero, la scuola deve cambiare: come si possono formare/educare i giovani se non conosciamo lo scenario in cui giocheranno la loro esistenza? L'articolista ricorda, come possibili risposte: "Il curriculum essenziale, costituito da competenze-chiave" e "l’autonomia delle scuole, intesa come auto-organizzazione istituzionale della società educante". Si tratta delle due facce della stessa medaglia, da un lato la scuola che DEVE GOVERNARE processi di apprendimento, dall'altro lato la progettazione organizzativa che, abbandonando l'inefficace parcellizzazione degli insegnamenti, mette a punto occasioni in cui i giovani possono "Passeggiare a piedi" avendo presente che "Per capire la matematica serve più guardare un panorama che far di calcolo". La questione spinosa, di cui nessuno parla, riguarda il fatto che le scuole, nonostante il preciso mandato che hanno ricevuto, sono reticenti nel ristrutturare il loro lavoro. Non vogliono abbandonare le comode ma inefficaci lezioni: le competenze non si insegnano, le competenze maturano operando sul campo! Questo è il nocciolo: è necessario analizzare le discipline per focalizzare i problemi che hanno innescato i processi di ricerca, i procedimenti risolutivi che hanno condotto alle scoperte, fondamento per cogliere nuove questioni. Su tale base si costruiranno percorsi d’apprendimento che forniscano una fedele immagine delle discipline, non una sua semplificazione fondata sulla mera conoscenza, immagine senza vita.