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SCUOLA/ Anche l’homo sapiens "digitale" avrà bisogno di maestri...

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 Quanto alle scansioni essenziali della Personalising Education, sono già state individuate da tempo sia a livello internazionale sia nazionale: il curriculum essenziale, costituito da competenze-chiave (tradotte in Italia in quattro assi: linguaggi, matematico, scientifico, storico-sociale) e ri-ordinato in pochi indirizzi flessibili, di pari livello culturale e reciprocamente comunicanti; la certificazione dei risultati, non il valore legale del titolo; la valutazione esterna; l’autonomia delle scuole intesa non come decentramento funzionale, ma come auto-organizzazione istituzionale della società educante (persone, famiglie, imprese, comunità locali...); nuova ormazione/reclutamento/carriera/valutazione degli insegnanti e dei dirigenti. La realizzazione di questi passaggi porterà alla diminuzione delle materie e del tempo-scuola (anni, giorni, ore), alla concentrazione sul sapere essenziale e fondativo, al LifeLong/LifeWide Learning, alla “personalizzazione dei percorsi”, alla valorizzazione dei talenti (ciascuno possiede almeno un talento!) e delle vocazioni di ognuno.

 

Fantasie utopiche di sistemi educativi perfetti? I sistemi non sono perfetti; possono solo aderire realisticamente alle condizioni del futuro che si rovescia nel presente, essere flessibili e perfettibili, per consentire al talento e alla libertà individuale di assumersi tutte le responsabilità dello stare nel mondo. L’unica utopia irrealistica e inconcludente è, viceversa, quella del nobile “realismo conservatore”. Ne riferisce Platone nel Fedro: Socrate si oppone all’introduzione della scrittura, perché fa perdere la memoria della tradizione. La resistenza non ebbe successo: si passò dal cervello orale al cervello che scrive al cervello che legge. Ora c’è chi, in nome del cervello che legge, si oppone al cervello digitale. Si comprendono bene le ragioni di un’angoscia oscura e sotterranea, che scorre sotto le posizioni conservatrici e stataliste: che nella globalizzazione la società civile tende a frammentarsi e le persone a disperdersi in una miriade di punti irrelati, in indifferenza o in guerra reciproca.


E’ la condizione nichilista. Perciò torna di continuo la tentazione di chiamare in aiuto lo Stato per “tenere insieme”, anche su piano educativo, la società, le famiglie, le persone. Ma lo Stato non è un valido aiuto contro il nichilismo. Nella società della globalizzazione l’unità dell’Io e la relazione con gli altri è sempre meno garantita da strutture statali fatiscenti e oppressive; è, semmai, la risultante possibile dell’interazione rischiosa di libertà personale e di soggetti dotati di autorità intellettuale e morale, diffusi in tutta la società. Autorità: uno che sa dare delle ragioni e perciò sa far crescere il sapere, la libertà, la responsabilità. Come a dire: la Personalising Education non è questione di tecniche educative, ma di culture.



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COMMENTI
13/08/2010 - Digital Homo , Digital Brain (Daniele Prof Pauletto)

da una parte si muovo le nuove generazioni 2000+, i nativi digitali,dall'altra " la statica reiterazione inerziale della vecchia scuola percepita dagli studenti come come inutilmente complicata, noiosa, rigida"...... "la scuola rischia di essere messa fuori gioco ... (vedi indagine Censis 2009) percepita come un'istituzione inutile ? " "i nativi digitali nati nel terzo millenio ... immersi in una società sempre più anziana,come guarderanno i lo prof ? " "...se il modello del docente tradizionale è in crisi di fronte agli studenti di oggi, cosa succederà tra 10 anni ?" ..... " Se la scuola resterà la stessa di oggi è facile prevedre che rischierà di diventare un colossale ente inutile ...deligittimato nella sua funzione di principale agente della formazione delle nuove generazioni..." si parla infatti di emergenza educativa ....... C'è la necessità di sintonizzare i programmi scolastici con le caratteristiche della generazione 2000+ ( M2 Generation )...... http://relazioninelweb.blogspot.com/

 
11/08/2010 - Tecnica a parte... (claudia mazzola)

Credo sia ancora lo sguardo che educa di più. Ieri io, Gianfranco e Carla andiamo dalle Clarisse Cappuccine, per dar loro un busto di marmo bianco di s.Chiara. Aspettiamo la Madre superiore in una stanza, dietro la griglia si aprono le ante ed appare una bella suorina, somigliava al busto, la mitezza in persona, i suoi occhi colmi di luce e sfavillanti come non ho mai visto, mi hanno fatto sentire in cuore tutto l'universo. Che lezione!

 
11/08/2010 - A proposito di "maestri" (Anna Di Gennaro)

Ringrazio l'instancabile Autore del testo "La caduta del vento leggero", edito da Guerini nel 2008, ma pur sempre attuale, per questa nuova lezione on line, degna di un corso universitario. Di quel prezioso libro, sottotitolato "Autobiografia di una generazione che voleva cambiare il mondo", credo sia utile riportare qui una citazione esplicativa di Walter Benjamin: "C'è un'intesa segreta tra le generazioni passate e la nostra: noi siamo stati attesi sulla terra".

 
11/08/2010 - Chi impedisce il cambiamento della scuola? (enrico maranzana)

E' proprio vero, la scuola deve cambiare: come si possono formare/educare i giovani se non conosciamo lo scenario in cui giocheranno la loro esistenza? L'articolista ricorda, come possibili risposte: "Il curriculum essenziale, costituito da competenze-chiave" e "l’autonomia delle scuole, intesa come auto-organizzazione istituzionale della società educante". Si tratta delle due facce della stessa medaglia, da un lato la scuola che DEVE GOVERNARE processi di apprendimento, dall'altro lato la progettazione organizzativa che, abbandonando l'inefficace parcellizzazione degli insegnamenti, mette a punto occasioni in cui i giovani possono "Passeggiare a piedi" avendo presente che "Per capire la matematica serve più guardare un panorama che far di calcolo". La questione spinosa, di cui nessuno parla, riguarda il fatto che le scuole, nonostante il preciso mandato che hanno ricevuto, sono reticenti nel ristrutturare il loro lavoro. Non vogliono abbandonare le comode ma inefficaci lezioni: le competenze non si insegnano, le competenze maturano operando sul campo! Questo è il nocciolo: è necessario analizzare le discipline per focalizzare i problemi che hanno innescato i processi di ricerca, i procedimenti risolutivi che hanno condotto alle scoperte, fondamento per cogliere nuove questioni. Su tale base si costruiranno percorsi d’apprendimento che forniscano una fedele immagine delle discipline, non una sua semplificazione fondata sulla mera conoscenza, immagine senza vita.