BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ L’incontro di Veronica con la disperazione di Kierkegaard e la conversione di Oscar Wilde

Pubblicazione:

"Sole del mattino" di Edward Hopper (1952)  "Sole del mattino" di Edward Hopper (1952)

Il Sussidiario pubblica una selezione di “tesine” presentate da alcuni studenti all’esame di maturità. La tesina, disponibile con link a lato testo, è introdotta da un breve articolo, in forma di lettera al direttore, in cui l'autore spiega il progetto, la storia, le motivazioni del suo lavoro. Gli studenti che volessero inviare la propria tesina possono farlo scrivendo a redazione@ilsussidiario.net

 

Caro direttore,

 

l’avventura della mia tesina non parte da un’idea, ma da un fatto. All’inizio dell’anno, studiando Oscar Wilde mi son ritrovata a leggere il suo “De Profundis”, una lettera che egli scrisse in carcere, dove visse due degli ultimi anni della sua vita poiché accusato di omosessualità dal padre del suo giovane amante.

 

Questo suo lavoro mi ha folgorata. Incredibile scoprire che il bisogno che mi accomuna a una personalità eccentrica e stravagante come quella di Wilde, che pensavo non avesse nulla a che vedere con me, è uno: il desiderio di poter percepire l’abbraccio di un Tu che va oltre il limite umano. Da qui, un viaggio.

 

Ho conosciuto Kierkegaard, e nel suo pensiero ho letto di me: per lui, l’uomo può ritrovarsi in uno “stadio estetico” in cui vive la realtà come una serie di fatti che non hanno un punto di senso che possa unificare la sua esistenza. Così, ricercando solo l’effimero piacere, egli approda alla noia della vita che lo porta alla disperazione.

 

Questa disperazione kierkegaardiana è però un seme; un seme per un buon frutto. È un trampolino di lancio che genera nell’uomo il profondo desiderio di abbracciare le infinite possibilità; genera l’attesa di un imprevisto che possa imporsi per salvare l’istante dalla morte. Proprio come accade al “Miguel Mañara” di Milosz, libro scoperto quest’anno che non ha mai smesso di accompagnarmi durante tutto il lavoro.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO



  PAG. SUCC. >