BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UNIVERSITA’/ Ribolzi: basta un tetto all’età per liberarsi di "dinosauri" e baroni?

Pubblicazione:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

La lodevole intenzione di fare largo ai giovani cozza allora con due o tre dati di fatto:

 

l’andamento erratico e occasionale dei reclutamenti ha praticamente smontato, o comunque gravemente danneggiato, le vecchie “scuole”, in cui intorno al barone del caso si formava un gruppo di persone che progressivamente crescevano, rispettando una gerarchia che aveva a che fare sia con il merito che con l’esperienza. Queste scuole purtroppo oggi si sono trasformate in gruppi di potere;

 

la mancanza di qualsiasi valutazione reale impedisce di distinguere fra chi lavora bene e chi lavora male, o non lavora affatto, e questo non è legato né all’età né alla posizione di ruolo accademico;

 

è necessario decidere con chiarezza quali compiti, all’interno di un ateneo, debbono eventualmente essere svolti dagli ordinari, che sono pagati anche per questo. Non si può pensare di affidare gratis ai ricercatori compiti di governance della ricerca o della didattica (possono invece gestire singole ricerche o progetti, in cui magari sono assai più qualificati degli “anziani”).

 

Mi sembrerebbe quindi preferibile fissare un’età a partire dalla quale i docenti possono (non necessariamente devono) andarsene, lasciando alle università la possibilità di trattenerli in servizio per compiti specifici, amministrativi o di ricerca, e soprattutto di consolidamento dei più giovani, a partire dalle scuole di dottorato, tenendo presente che fino a che non si attua una valutazione sistematica, ogni criterio di ingresso può essere strumentalizzato, e ogni criterio di uscita può essere equivoco. L’università ha bisogno di teste pensanti e di passione per la ricerca e la docenza, che non dipendono solo dall’età.

 

Il processo di rinnovamento, infine, non può avvenire in mancanza di un’adeguata politica di reclutamento, che raccolga quanti più giovani dottori di valore, li provi per un certo periodo (sei anni mi pare un periodo adeguato), e decida poi se sono o no portati per l’accademia, nella sua duplice valenza di ricerca e trasmissione del sapere.

 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/08/2010 - riforma Università (CARLO MARIO FEDELI)

Condivido totalmente la valutazione della situazione dell'Università, le prospettive di soluzione indicate - e anche la punta iniziale e finale di humour...

 
12/08/2010 - giacobinismo (alessandra fedeli)

concordo pienamente con l'analisi. penso anche io che il passaggio alla pensione per un professore universitario debba essere, dopo una certa età, su base volontaria. l'università è passione e condivisione del sapere e la professione universitaria non può essere uniformata al lavoro in fabbrica. sono all'università e vedo che chi ne esce, mentre vorrebbe farne parte ancora, muore, poichè si spegne la linfa vitale della ricerca e della speculazione che alimenta chi vive l'università che, pertanto, non deve essere vista solo come luogo di potere autoreferenziale. A ciò si deve aggiungere se è logico buttare dalla finestra, e mi riferisco al mio ambito in particolare,l'esperienza, ad esempio, di un anziano clinico, che potrebbe insegnare ai giovani medici quello che non si apprende solo dai libri, solo perchè ha raggiunto i 65 anni o anche i 70?? possibile che in questo paese la razionalità debba sempre cedere il passo al giacobinismo? fossimo almeno un popolo realmente rivoluzionario........