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SCUOLA/ Lo statalismo che avversa le paritarie andrà mai in vacanza?

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Il grande risparmio che le scuole paritarie garantiscono allo Stato (circa 6 miliardi di euro l’anno) costituisce già una risposta chiara a tale problema: incrementare la possibilità di far crescere la scuola paritaria costituisce una rapida e concreta possibilità di ottimizzare l’impiego delle risorse a favore di tutto il sistema scolastico italiano.

 

Se è vero - come è vero - che un allievo che frequenta una scuola paritaria costa allo Stato 584 euro, mentre un allievo che frequenta la scuola pubblica ne costa 6.116, cosa si aspetta per adottare quei provvedimenti che libererebbero risorse a favore di tutto il sistema nazionale di istruzione? Perché attendere ancora, se non per un’ irragionevole avversione ideologica che ancora alberga anche fra le fila di una parte della compagine governativa?

 

Come è stato affermato da più parti e a più riprese, gli strumenti adeguati esistono e sono facilmente realizzabili: dote scuola, deduzioni/detrazioni a favore delle famiglie, stabilizzazione e incremento dei finanziamenti già in atto, quota capitaria, ecc.

 

Dopo quanto affermato dal Ministro durante l’interrogazione parlamentare, sarebbe davvero spiacevole (e sospetto) che la crisi in atto diventasse una nuova scusa per non adottare alcun provvedimento; è proprio la crisi, infatti, che chiede un’urgente razionalizzazione delle risorse e nuovi investimenti in capitale umano.

 

In questo senso, parità e autonomia possono rappresentare un importante fattore di sviluppo per tutta la società, eliminando nel contempo quelle discrepanze che - a dispetto delle positive affermazioni di principio - non permettono poi alle famiglie di scegliere realmente per i propri figli il modello educativo che desiderano.



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