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SCUOLA/ Le quattro "dimensioni" per insegnare a scrivere

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Un alunno deve poi imparare a usare forme più complesse di quelle del parlato, come connettivi subordinanti, strutture testuali articolate, lessico intellettuale. È per questo che la riflessione sulla lingua non può occuparsi solo di “nominare e classificare”, ma deve orientarsi all’osservazione degli usi e dei significati veicolati dalle forme linguistiche.

 

Un agile testo del prof. Serianni (Scritti sui banchi, Carocci, 2009), è un buon aiuto a individuare alcuni oggetti della scrittura. Commentando compiti scritti da alunni di prima superiore e relative correzioni degli insegnanti, esso pone innanzitutto il problema dell’errore; esiste di fatto una “norma” dell’italiano scritto, nonostante l’esistenza di varietà d’uso. Alcune “mende” ricorrenti sono descritte e stigmatizzate, e viene segnalato con rammarico il fatto che a volte l’insegnante non le registri, mentre si accanisce su vere e proprie “idiosincrasie” (per tutte: il tanto vituperato “ma” a inizio di frase).

 

Errori da non confondersi con certe forme considerate di solito troppo colloquiali per lo scritto, che sono ammissibili o riprovevoli a seconda del tipo di testo, come dice anche Sabatini in coda al fascicolo Crusca-Invalsi (“Usi linguistici talora considerati decisamente erronei, tollerabili invece in una scrittura di tono medio”).

 

Il secondo motivo di interesse del testo è l’osservazione pratica di forme male o ben organizzate: le categorie che descrivono la testualità sono ampiamente esemplificate dai compiti prodotti. E non compaiono solo i soliti strafalcioni: lo svarione, l’erroraccio di ortografia, il qui pro quo lessicale: la gamma degli errori copre anche altri campi, come la “violazione della coerenza testuale”, i “periodi ‘a catena’” che mostrano l’incapacità di operare sulla “progressione tematica”. Questi aspetti sono descritti anche in positivo, per esempio una rievocazione “ben organizzata, anche narrativamente”.

 

A livello linguistico la gamma degli aspetti da osservare è pure ampia. Una “pericolante progettazione sintattica” può essere descritta osservando “l’uso di coesivi e connettivi”, le “solidarietà lessicali implausibili”, la sintassi del relativo o del verbo, le reggenze sintattiche, e altro ancora. Anche in questo caso si tratta di “oggetti” che possono essere osservati in modo analitico, e non raccolti sotto l’etichetta universale di “correttezza” o “fluidità espositiva”.

 

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