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SCUOLA/ Chi dice agli studenti che la virgola e il punto servono a capire la realtà?

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Insegnare a scrivere non è cosa facile. Il professore di lettere conosce bene, soprattutto dopo aver corretto un pacco di compiti, il senso di impotenza che lo prende di fronte agli errori di ortografia, di punteggiatura, alla povertà lessicale e argomentativa dei suoi studenti. Non è facile neppure individuare modi per ottenere una scrittura più corretta e corposa. Al di là del consiglio, più volte disatteso, di leggere dei buoni autori, lo spazio che durante un anno scolastico si riesce a dedicare a prove di scrittura è esiguo. Perciò un'abilità così importante come quella di esprimersi in modo comprensibile ed efficace nella scrittura della lingua materna è di fatto affidata alle qualità naturali e, nei casi migliori, all’esercizio spontaneo degli studenti. Cioè al tanto deprecato autodidattismo. Si potrà biasimare che le cose stiano così, ma purtroppo questa è, in soldoni, la realtà.


Ciò non significa che non si possano e non si debbano cercare dei correttivi: anziché lasciar correre come distrazione l’errore anche isolato di ortografia, si può provare a penalizzarlo pesantemente e difficilmente sarà ripetuto. Più arduo sarà trionfare sulla virgola prima dell’infatti, ma si sa, il quattro non è infallibile. Ortografia e punteggiatura non sono tutto, ma rivelano la capacità di stare dentro a una norma e l’inizio di un ordine logico del pensiero; sono dunque indicativi di una competenza che non deve essere considerata secondaria, come purtroppo è accaduto da troppi anni in ogni ordine di scuola.


L’insuccesso nella scrittura tuttavia ha origini più profonde che un insegnamento linguistico inadeguato. Forse una delle cause è da ricercare nella povertà di esperienza dei ragazzi, nella difficoltà che essi incontrano a prendere posizione nei confronti delle cose e a rischiare di dire il proprio giudizio. Questa reticenza emerge ancora di più davanti alla pagina bianca e tutte le tecniche che si possono suggerire sono armi spuntate, strumenti resi meno efficaci dalla debolezza di mani insicure. Ciò non toglie che sia giusto offrirle e spesso, colpevolmente, non lo si fa.


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COMMENTI
19/08/2010 - Le citazioni (sabina moscatelli)

Quanto ha ragione, Laura, nel Suo intervento. Io insegno inglese e quindi sono toccata solo indirettamente dal problema della produzione scritta. Tuttavia quando mi trovo a correggere le prove d'italiano, in sede d'esame di Stato, inorridisco di fronte all'incapacità manifesta dei nostri studenti di articolare un discorso e di esporre le proprie idee in maniera chiara. Del resto i colleghi di italiano non hanno certamente tutto il tempo che vorrebbero per coltivare anche tale competenza. Il dilagare delle citazioni a proposito e a sproposito è una piaga prodotta da internet, che ho più volte stigmatizzato anche in classe. Anche gli scrittori più felici si trovano declassati al ruolo di Baci Perugina, ormai avulsi da qualsiasi contesto. Resto fermamente convinta del valore di percorsi di lettura, sin dalla scuola primaria. Se non serve, almeno non nuoce.